La democrazia della sfiducia
Dal ’68 a internet l'ascesa del populismo
L´analisi del politologo sulle ragioni della crisi dei modelli occidentali
Ora gli studenti vanno in piazza proclamando la voglia di vivere nel mondo dei
genitori
Il web ha frammentato lo spazio pubblico e ridisegnato ogni confine
Dalla fine delle utopie collettive al desiderio di mantenere lo status quo
La crisi a cui oggi le democrazie europee si trovano a far fronte non è un
fenomeno temporaneo, né il risultato delle ripercussioni della crisi economica
o del fallimento delle leadership nelle democrazie occidentali. La crisi
attuale affonda le radici nel fatto che le società europee sono più aperte e
democratiche di quanto siano mai state in passato. Proprio questa loro apertura
sfocia nell´inefficacia delle istituzioni democratiche e nella mancanza di
fiducia in esse. Probabilmente è ormai tempo che le «democrazie della fiducia»
vengano rimpiazzate dalle «democrazie della sfiducia», per dirla con
Rosanvallon. Sicché il problema non è più in che modo le élite possono
ripristinare la fiducia della gente: l´interrogativo ora è come può una
democrazia liberale funzionare in un contesto in cui le classi dirigenti
saranno costantemente oggetto di sfiducia, a prescindere da quello che fanno o
dal livello di trasparenza dei meccanismi di governo.
L´ascesa del populismo e la sfiducia nelle élite hanno ridotto la politica
europea a uno scontro tra la retorica anti-corruzione della gente e la retorica
anti-populista dell´establishment. Non vi è una nuova utopia collettiva in
grado di catturare l´immaginario degli individui. Anziché ridare slancio alla
sinistra o alla destra, l´attuale crisi economica ha minato l´idea stessa di
democrazia politica strutturata in destra e sinistra. L´Europa e il mondo sono
diventati populisti. Nondimeno, si tratta di una strana versione del populismo:
il popolo insorge non per esprimere una concezione chiara di ciò che vuole
cambiare, bensì per reclamare vendetta e punizioni. I ribelli di oggi non si oppongono
allo status quo di ieri: al contrario, cercano di preservarlo. (...) È il
Sessantotto al contrario. Nel Sessantotto nelle piazze di tutta Europa gli
studenti proclamarono il loro desiderio di vivere in un mondo diverso da quello
dei loro genitori; ora gli studenti scendono in piazza per proclamare il loro
desiderio di vivere nel mondo dei loro genitori. Per dare un senso allo stato
attuale della democrazia è necessario ripensare le conseguenze involontarie
delle cinque rivoluzioni che hanno scosso il mondo occidentale a partire dal
Sessantotto.
La prima è la rivoluzione socio-culturale degli anni Sessanta con cui
l´individuo fu posto al centro della politica. La seconda è la rivoluzione del
mercato degli anni Ottanta che ha delegittimato il ruolo dello Stato quale
attore economico. Le terze sono le rivoluzioni del 1989 nell´Europa centrale
che hanno conciliato la rivoluzione socio-culturale degli anni Sessanta
(respinta dalla destra) con la rivoluzione del mercato di Ronald Reagan degli
anni Ottanta (rigettata dalla sinistra) promuovendo l´idea che la democrazia
liberale fosse il fine della storia e la condizione naturale dell´umanità. La
quarta è la rivoluzione nelle comunicazioni determinata dalla diffusione di
internet; e la quinta è la rivoluzione delle neuroscienze che ha indotto i
consulenti politici a credere che al cuore della politica democratica vi
fossero la manipolazione delle emozioni e il dibattito irrazionale.
Nelle prime fasi, queste cinque rivoluzioni sono state cruciali nell´approfondimento
dell´esperienza democratica. La rivoluzione socio-culturale degli anni Sessanta
ha portato allo smantellamento della famiglia autoritaria dando un nuovo
significato all´idea di individuo libero. La rivoluzione del mercato degli anni
Ottanta ha contribuito alla diffusione globale dei regimi democratici e al
crollo del comunismo. Le rivoluzioni del 1989, pur non essendo la fine della
storia, hanno rappresentato una svolta nell´esperienza democratica dell´Europa,
riuscendo a conciliare il liberalismo e la democrazia nel continente. La
rivoluzione di internet ha dato nuovo impulso all´attivismo civile e ha
cambiato radicalmente il modo in cui gli individui pensano e agiscono. E le
nuove scienze del cervello hanno riportato le emozioni nel processo di comprensione
della politica e della deliberazione politica.
Ma queste cinque rivoluzioni sono al centro dell´attuale crisi della
democrazia.
La rivoluzione socio-culturale degli anni Sessanta ha portato al declino del
senso di finalità comune. La politica degli anni Sessanta è degenerata in
un´aggregazione di richieste individuali riguardanti la società e lo Stato.
L´identità ha cominciato a monopolizzare il discorso pubblico: l´identità
privata, l´identità sessuale e l´identità culturale. La violenta reazione
contro il multiculturalismo è una conseguenza diretta dell´incapacità degli
anni Sessanta di ideare una concezione condivisa di società. L´ascesa del
nazionalismo anti-immigrazione è una tendenza pericolosa, ma rappresenta più un
desiderio di comunità e vita comune che non una forma di avversione verso gli
stranieri.
La rivoluzione del mercato degli anni Ottanta ha reso le società più ricche che
mai, ma ha anche infranto quella relazione positiva che esisteva tra la
diffusione della democrazia e la diffusione dell´uguaglianza. Dalla fine del
XIX secolo fino agli anni Settanta le società avanzate dell´Occidente sono
diventate tutte meno inique. La rivoluzione dell´avidità portata avanti da
Reagan ha ribaltato questa tendenza ed è sfociata in un´ossessione per la
creazione di ricchezza, alimentando altresì quei sentimenti anti-governativi
che oggi sono al centro della crisi di governabilità nelle democrazie
occidentali. La rivolta popolare contro le élite che è al cuore dell´attuale
condizione populista è una conseguenza diretta del fatto che la maggioranza dei
cittadini tende a percepire i cambiamenti sociali e politici che hanno
accompagnato i decenni neo-liberali come un momento di emancipazione: ma non
emancipazione delle masse, bensì emancipazione delle élite. Nel nuovo,
meraviglioso mondo regolato dal mercato le élite si sono affrancate dai vincoli
ideologici, nazionali e comunitari. L´ascesa delle élite offshore è stata la
parte oscura del successo della rivoluzione del mercato degli anni Ottanta.
Elevando la democrazia a condizione naturale della società, le rivoluzioni del
1989 nell´Europa centrale hanno ingenerato enormi aspettative circa le
conquiste della democrazia, piantando così i semi del futuro malcontento. Nel
periodo post-1989 era credenza comune che l´introduzione di libere elezioni e
l´adozione di costituzioni liberali fossero sufficienti a garantire la pace, a
promuovere la crescita economica e a ridurre i livelli di violenza e di
corruzione. La realtà, tuttavia, si è rivelata molto più complessa. La Cina ha dimostrato che gli
Stati autoritari sono in grado di mantenere un elevato tasso di crescita per
lunghi periodi di tempo. Il fallimento della democratizzazione in molti paesi
del terzo mondo ha dimostrato che non bastano libere elezioni per ottenere
ordine e prosperità. L´esperienza dei paesi dell´Europa orientale indica che
quello tra democrazia e autoritarismo è il confine meno protetto in Europa.
La rivoluzione di internet ha frammentato lo spazio pubblico e ridisegnato i
confini delle comunità politiche esistenti. Pur avendo dato agli individui il
potere di sollevarsi contro chi governa, la rivoluzione di internet non ha
contribuito a consolidare la natura deliberativa del processo democratico.
Meno considerati sono gli effetti che i nuovi studi sul cervello e sulle nuove
tecnologie di marketing hanno avuto sulla formazione delle concezioni
democratiche degli individui. Le nuove neuroscienze hanno portato a una
migliore comprensione del modo in cui i soggetti pensano, ma esse sono diventate
altresì uno strumento per manipolare gli individui, perché molte scoperte sono
sfociate in una rottura radicale con la tradizione della politica basata sulle
idee. Karl Rove (il consulente politico dell´ex presidente Usa George W. Bush)
ha rimpiazzato Karl Popper quale nuovo profeta della politica democratica.
In breve, il mondo non è più strutturato su una netta contrapposizione tra
democrazia e autocrazia, ma sono piuttosto le contraddizioni intrinseche alle
società democratiche a destare preoccupazione. Quel che è da temere è
l´autolesionismo della democrazia. E sarebbe un errore enorme considerare
l´attuale ascesa del populismo come una sorta di patologia o di fenomeno
temporaneo.
Repubblica 30.9.11

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