La dedizione quotidiana di tanti docenti. Il cuore oltre la cattedra
Nonostante le condizioni difficili e il rapporto sempre più complesso e complicato con i genitori ci sono tante persone che continuano a dare lezioni importanti, lavorando con passione nella scuola
Collocati sulla prima linea dei mutamenti familiari, culturali, sociali, gli
insegnanti hanno sperimentato negli ultimi trent´anni un progressivo processo
di declassamento: sul piano della remunerazione e su quello del prestigio
sociale, accompagnato da una carenza di investimenti nella loro formazione.
Quest´ultima negli ultimi anni è stata oggetto di riforme successive che si
sono limitate a vanificare quelle precedenti e senza seguito sul piano del
reclutamento. Quanto all´aggiornamento, quando non rappresenta un semplice
strumento per aumentare il proprio punteggio a fini di carriera o mobilità, è
per lo più a carico degli insegnanti e dei loro modesti stipendi. E non vi è
nessun riconoscimento del lavoro, oltre che delle competenze, aggiuntivo
richiesto dall´insegnamento nelle situazioni più problematiche. Tutto è
affidato all´impegno individuale dell´insegnante, per altro spesso costretto,
insieme ai suoi allievi, a lavorare in situazioni, anche ambientali,
indecorose: scuole fatiscenti e insicure, aule cui mancano talvolta anche gli
arredi essenziali, laboratori, ed oggi anche aule, sovraffollati, dotazione
ridicola.
Non può stupire che i primi ad accorgersi di questo declassamento sono proprio
gli studenti. La mancanza di rispetto che molti docenti lamentano non deriva
solo dalla loro incapacità a farsi valere come autorevoli in forza della
propria competenza sia disciplinare che relazionale. Deriva innanzitutto dalla
immagine sociale del loro lavoro che viene restituita dal modo in cui sono
trattati loro e la loro professione, dalla scarsità degli attrezzi – culturali
e materiali – di cui vengono forniti per il loro mestiere. Senza che per altro
siano sempre capaci, come individui e come organizzazioni, di reagire in un modo
che vada al di là delle pur importanti rivendicazioni stipendiali o della
difesa di diritti acquisiti. Le responsabilità sono molte e non solo recenti.
Sembra che un insegnante sia destinato ad essere vuoi un eroe, che tutti i
giorni scende nell´arena a fronteggiare una torma di sadici o di indifferenti,
da cui difendersi e contemporaneamente sedurre, coinvolgere, oppure un
impiegato della lezione, che fa le sue ore, cercando di attraversare la
giornata e l´anno senza incidenti, giocando al ribasso per non esporsi a
reazioni – degli allievi, ma anche dei genitori. Perché la, per altro giusta,
caduta dal piedistallo dell´insegnante-Dio, le cui decisioni erano
insindacabili e il potere sulla classe assoluto, è seguita non solo la
legittima possibilità di argomentare le proprie ragioni, ma anche la squalifica
tout court delle decisioni dell´insegnante se queste non piacciono agli allievi
che ne sono oggetto e/o ai loro genitori. Come se la scuola fosse diventata il
terreno di rapporti di forza, ove al sadismo e alla prepotenza di qualche
insegnante si contrappongono quello degli studenti a volte spalleggiati dai
genitori, dove la comunicazione è difficile e la fiducia reciproca scarsa.
Certo, la situazione media non è così drammatica, soprattutto per merito dei
molti insegnanti che si arrabattano a far quadrare tutto e suppliscono a ciò
che manca con la loro passione. Ma l´eroismo e l´altruismo degli insegnanti non
possono essere la risorsa principale su cui conta una società per la formazione
dei propri figli, tanto più se ogni giorno si impegna a squalificare e rendere
difficile il lavoro alle stesse persone da cui si aspetta dedizione, competenza
e, appunto, altruismo.
Repubblica 9.9.10

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