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La Banca centrale segua il modello Fed

È tempo che i Paesi debitori abbandonino la tirannica speculazione dei mercati e si rivolgano ai prestatori ufficiali.

 

 

 

L'Italia è stata finalmente dotata di un governo con l'impellente scopo di riconquistare la fiducia degli altri Stati membri dell'Europa; fiducia dissipata dalla classe politica. È tuttavia bene evitare subito l'equivoco che i nuovi ministri siano solo dei tecnici e non dei politici, ancorché non votati dai cittadini.

Già Benedetto Croce, infatti, avvertiva la pericolosità della «confusione e la sostituzione dei politici coi tecnici, con l'importanza e preponderanza risolutiva data agli esperti in cose nelle quali si richiedono intuito, risolutezza ed ardimento propri dei politici». In verità il primo problema che il nuovo governo sembra pronto, quanto meno per autorevolezza, ad affrontare, non è tecnico bensì politico. Si tratta infatti di concludere, ancorché per gradi, il processo della federazione europea, ad evitare che il forte debito pubblico, caduto preda dei mercati e della speculazione, ci faccia dettare dalla Bce quei provvedimenti di "austerity" che in altri Paesi, come Grecia, Portogallo e Spagna, hanno finito per peggiorare le diseguaglianze economiche e sociali e alimentare l'indignazione dei cittadini.

In base ad essi sono esclusi stimoli autentici per la crescita, in cambio del pareggio di bilancio, tagli della spesa, aumento della disoccupazione, blocco completo dell'istruzione, caduta di prospettive per i giovani. L'Italia, non meno di altri Paesi, deve ricorrere, per poter finanziare il proprio debito, ai mercati internazionali, che anche attraverso la speculazione diventano i creditori degli Stati.
La crisi economica globalizzata ha creato un conflitto fra diritti dei creditori e diritti dei cittadini. E così alle democrazie europee e ai loro votanti vengono imposti i non sempre limpidi interessi dei creditori che, come nelle attività economiche di diritto privato, minacciano gli Stati debitori di default, parola più stravagante e delicata di quelle brutali come fallimento e bancarotta. È tempo allora che i Paesi debitori abbandonino la tirannica speculazione dei mercati e si rivolgano ai prestatori ufficiali. Non resta qui che una sola strada, cioè far diventare la Banca Centrale Europea - privata dei poteri di indirizzo economico - il prestatore di ultima istanza, che acquista i titoli dei debiti pubblici degli Stati debitori sottraendoli alla speculazione e al default.

Così avviene laddove esistono Banche Centrali con quella funzione, come in Inghilterra e negli Stati Uniti. Solo stabilizzando in questo modo il debito pubblico col prodotto interno lordo saranno possibili politiche di crescita, di competitività, di lotta alle disuguaglianze sociali e alle loro cause, tra le quali in Italia primeggiano i mali endemici della corruzione e dell'evasione fiscale.

http://www.ilsole24ore.com   20 novembre 2011

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