Karcsi
Storie di vita vissuta. Ungheria 1967
Nella mia classe al liceo c’erano solo 6 maschi. Karcsi era il più bello: alto,
slanciato, occhi scuri, sguardo morbido. Era una persona brillante e
divertente. Credo che tutte le ragazze siano state un po’ innamorate di lui, io
lo ero di certo, anche se cercavo di mascherarlo con un atteggiamento di
chiassoso cameratismo. Studiava bene, ma con una strafottenza accattivante che
a contempo seduceva e irritava i docenti.
Il programma prevedeva la lettura di almeno 12 libri l’anno, scelti tra 50
proposti, che mensilmente dovevamo presentare sotto forma di un elaborato
scritto da leggere in classe. Lui faceva sempre due elaborati: uno da quelli
consigliati e un altro che parlava di un libro a suo dire di “scoperta
personale”. Posso affermare che mi sono formata anche sulle “scoperte personali
“ di Karcsi. Tutti davamo per scontato che dopo il liceo avrebbe continuato
studi letterari, ma lui preferì iscriversi all’ingegneria meccanica, ritenendo
la letteratura un hobby da poter coltivare comunque. .
Diventò cosi un ingegnere, fece una discreta carriera e fu tra i primi a
mettere su un’impresa privata nel 1990, quando, dopo il crollo del muro di
Berlino, le nuove norme lo resero possibile. Era un professionista competente e
bravo ma non era preparato ad affrontare un mondo dove le vecchie regole di
gioco non funzionavano più. Con lo sdegno dei giusti aveva rifiutato di pagare
funzionari corrotti o intermediari ambigui per vincere commesse appetitose,
aveva sempre rifiutato offrire altro che la sua innegabile professionalità.
Abbiamo mantenuto i rapporti durante tutti questi anni, la nostra amicizia non
richiedeva costanza nella frequentazione, l’anno dopo l’anno continuavamo le
nostre discussioni esattamente dove l’avevamo lasciato l’anno precedente. Ci
incontravamo ogni estate anche solo per una serata di chiacchiere accompagnate
da qualche bicchiere di vino. Forse il nostro rapporto, in modo latente, aveva
conservato l’antica attrazione espressa solo con vaghe allusioni o battutacce,
fatto sta che ogni volta ambedue preferivamo incontrarci da soli, senza la
presenza di altri amici o della moglie cui del resto non ero mai stata molto
simpatica.
Quest’anno mi aveva proposto un incontro in un vecchio mulino trasformato in
ristorante, un posto fuori città, lungo un fiume, un luogo davvero incantevole.
Ero piacevolmente sorpresa, in genere ci vedevamo in posti ben più prosaici.
Forse in quel piacere c’era un pizzico di aspettativa adolescenziale oppure si
trattava solo le proiezioni di una donna di mezz’età da molto, da troppo tempo
sola…poco importa.
Le mie inconsce aspettative tuttavia ricevettero un duro colpo appena
c’incontrammo. Era diverso dal solito. Sfuggente e teso.
Aveva accennato vagamente ai problemi lavorativi, ma non era un tipo lamentoso,
tagliò corto e preferì riprendere il nostro solito tono giocoso, volle sapere
della mia vita napoletana, ma parlammo anche dei figli, delle nostre
letture…delle sue nuove “scoperte personali”. Cose così insomma…
Abbiamo passato una bellissima giornata insieme e al momento dei saluti, mi
abbracciò forte. Non lo aveva mai fatto prima, ambedue detestiamo gli addii e
non andavamo mai oltre ai due baci d’ordinanza sulle guance. Questa volta
invece mi abbracciò in silenzio e poi si avviò verso la sua macchina senza una
parola. Gli urlai io il titolo di un film di Mulligan, frase ormai storica dei
nostri saluti che lui questa volta aveva dimenticato di dirmi:
- Same time, new year!
Si fermò un attimo, si girò lentamente e mi fece un cenno, che solo oggi, con
il senno del poi, riesco a comprendere:
- Speriamo!
Stasera ho ricevuto una mail da una nostra compagna di classe: Karcsi si è
ucciso quattro giorni fa. Nella lettera alla polizia – l’unica lettera resa
nota – aveva spiegato il suo gesto con problemi lavorativi. La sua impresa
stava fallendo, gli strozzini minacciavano la sua famiglia e non vedeva altra
via d’uscita che la morte.
Durante i funerali, la moglie aveva detto agli amici di avvertirmi
dell’accaduto e di dirmi che Karcsi mi aveva lasciato 5 libri….le sue ultime
“scoperte personali”.

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