Inizia una nuova era di pace. Il documento di Obama
"I quattro pilastri alla base del futuro sono la non proliferazione e il disarmo, la sicurezza, la conservazione del nostro pianeta e una economia globale che crei opportunità per tutti". "La democrazia non può essere imposta a una nazione dall’esterno. Ogni società deve cercare la propria strada, ma gli Usa non rinunceranno mai a essere al fianco di chi lotta per la libertà"
Signor presidente, signor segretario generale, illustri delegati, signori e signore: è un onore rivolgermi a voi per la prima volta nella qualità di quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d’America. Sono più che cosciente delle aspettative che accompagnano la mia presidenza in tutto il mondo. Queste aspettative affondano le loro radici nella speranza, la speranza che un cambiamento vero è possibile, e la speranza che l’America possa assumere un ruolo guida nella strada che porta a questo cambiamento. In quest’aula veniamo da molti posti diversi, ma condividiamo un futuro comune. Non possiamo più permetterci il lusso di mettere l’accento sulle nostre differenze, a scapito del lavoro che dobbiamo fare insieme. È venuto il momento per il mondo di muoversi in una direzione nuova. Dobbiamo entrare in una nuova era di impegno, basata su interessi reciproci e sul rispetto reciproco, e il nostro lavoro deve cominciare da subito.
Abbattere i muri
È tempo di rendersi conto che le vecchie consuetudini e i vecchi argomenti sono irrilevanti per le sfide che devono affrontare le nostre popolazioni. Essi spingono le nazioni ad agire in contrasto con gli obbiettivi stessi che sostengono di perseguire, e a votare, spesso in questo organismo, contro gli interessi del loro stesso popolo. Essi costruiscono muri fra di noi e il futuro che i nostri popoli perseguono, ed è giunto il momento di abbattere questi muri. Insieme, dobbiamo costruire nuove coalizioni che colmino le vecchie divisioni, coalizioni di fedi e convinzioni diverse, tra Nord e Sud, tra Oriente e Occidente, tra neri, bianchi e marroni.
Il futuro dei nostri figli
Oggi io propongo quattro pilastri fondamentali per il futuro che vogliamo costruire per i nostri figli: la non proliferazione e il disarmo; la promozione della pace e della sicurezza; la conservazione del nostro pianeta; e un’economia globale che dia più opportunità a tutte le persone. Le Nazioni Unite nacquero con la premessa che i popoli della Terra potessero vivere le loro vite, mantenere e far crescere le loro famiglie, risolvere le loro divergenze in modo pacifico. Purtroppo, però, sappiamo che in troppe aree del mondo questo ideale resta pura astrazione. Possiamo accettare che questo sia inevitabile, e tollerare continui conflitti destabilizzanti. Oppure possiamo ammettere che il desiderio di pace è universale, e riaffermare la nostra determinazione a porre fine ai conflitti nel mondo. I nostri sforzi per promuovere la pace, tuttavia, non possono essere limitati a sconfiggere gli estremisti violenti, e questo perché l’arma più potente nel nostro arsenale è la speranza degli esseri umani, la convinzione che il futuro appartiene a chi lo costruisce, non a chi lo distrugge, e perché nutriamo la fiducia che i conflitti possono terminare, che una nuova alba può nascere.
Israele e Palestina
Personalmente continuerò altresì ad adoperarmi per una pace giusta e duratura tra Israele, Palestina e mondo arabo. È venuto il momento di rilanciare i negoziati – senza precondizioni di sorta – che affrontino una volta per tutte le questioni di sempre: sicurezza per gli israeliani e palestinesi; confini; profughi e Gerusalemme. L’obiettivo è chiaro. È quello di due stati che vivono l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Non sono un ingenuo. So bene che tutto ciò sarà difficile da ottenere. Ma noi tutti dobbiamo decidere se facciamo sul serio parlando di pace o se ci limitiamo a far finta di parlare e muoviamo soltanto le labbra.
L’ambiente
Dobbiamo riconoscere che nel XXI secolo, non ci potrà essere pace nel mondo se non ci assumeremo la responsabilità di preservare il nostro pianeta. Il pericolo costituito dal cambiamento del clima è innegabile, e la nostra responsabilità a farvi fronte è indifferibile. Se continueremo lungo l’attuale percorso, ogni membro di questa Assemblea assisterà all’interno dei suoi stessi confini a cambiamenti irreversibili. I nostri sforzi volti a porre fine ai conflitti saranno eclissati dalle guerre per i profughi e per le risorse. Lo sviluppo avrà fine, sarà fermato dalla siccità e dalle carestie. La terra sulla quale gli esseri umani hanno vissuto per millenni scomparirà. Le generazioni future si guarderanno indietro e si chiederanno per quale ragione noi ci rifiutammo di agire, perché non riuscimmo a lasciar loro in eredità l’ambiente così come noi lo avevamo a nostra volta ereditato. Le nazioni ricche gravemente responsabili dei danni arrecati all’ambiente per tutto il XX secolo devono accettare il nostro dovere a guidare questa missione.
L’economia globale
L’ultimo pilastro sul quale si dovrà reggere il nostro futuro è un’economia globale che migliori le opportunità di tutti i popoli. Il mondo si sta ancora riprendendo dalla peggiore crisi economica che sia mai intervenuta dai tempi della Grande Depressione. A Pittsburgh lavoreremo con le più grandi economie del mondo per delineare una traiettoria per la crescita, affinché sia bilanciata e sostenuta.
Sanità e sviluppo
Abbiamo messo da parte circa 63 miliardi di dollari per portare avanti la nostra battaglia contro l’Hiv e l’Aids, per evitare che si possa ancora morire per tubercolosi e malaria, per sradicare la poliomielite, per rafforzare i sistemi sanitari pubblici. Ci concentreremo sull’obiettivo di sradicare – adesso, nell’arco delle nostre stesse vite – la povertà. È venuto il momento per noi tutti di fare la nostra parte. La crescita non sarà sostenuta o condivisa se tutte le nazioni non decideranno di assumersi le proprie responsabilità. Le nazioni più ricche devono aprire i loro mercati a un numero maggiore di prodotti e tendere una mano a coloro che hanno meno, riformando al contempo le istituzioni internazionali per dare a un numero maggiore di nazioni una voce più forte. Dal canto loro le nazioni in via di sviluppo dovranno sradicare completamente la corruzione che costituisce un ostacolo al progresso, perché le opportunità non fioriscono là dove gli individui sono oppressi, dove per fare affari è necessario pagare bustarelle. Per tutto ciò noi daremo aiuto e sostegno alle polizie oneste, ai giudici indipendenti, alla società civile, al settore privato. Il nostro obiettivo è semplice: un’economia globale, nella quale la crescita sia sostenuta, nella quale le opportunità siano accessibili a tutti.
I cambiamenti che vi ho illustrato oggi non saranno raggiungibili facilmente. Non saranno raggiunti semplicemente da leader che come noi si ritrovano in riunioni come questa, perché come in qualsiasi altra Assemblea, il vero cambiamento potrà aver luogo soltanto grazie ai popoli che noi qui rappresentiamo. Ecco per quale ragione dobbiamo accollarci il duro lavoro di gettare le basi e le premesse per il progresso nelle nostre rispettive capitali. Ecco perché dobbiamo costruire un consenso che ponga fine ai conflitti e pieghi la tecnologia a scopi di pace, per cambiare il modo col quale utilizziamo l’energia, per promuovere la crescita che può essere sostenuta e condivisa.
L’impegno degli usa
La democrazia non può essere imposta a nessuna nazione dall’esterno: ciascuna società deve tracciarsi il proprio cammino e nessun cammino è perfetto. Ciascun Paese deve tracciarsi un cammino radicato nella cultura del proprio popolo e - in passato – l’America troppo spesso è stata selettiva nel promuovere la democrazia a suo piacere. Ciò non indebolisce affatto il nostro impegno: al contrario, lo rafforza. Ci sono principi di base, universali. Ci sono verità certe, che sono palesi. E gli Stati Uniti non derogheranno mai dal proprio sforzo volto ad affermare il diritto dei popoli, ovunque essi siano, a decidere del loro stesso destino.
(Traduzione di Anna Bissanti e Fabio Galimberti)

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