Il valore della famiglia nei piani del governo
Terra bruciata di questo governo sul fronte del sistema di protezione sociale
Per una volta, senza volerlo, Berlusconi ha detto la verità.
È vero infatti che le politiche del suo governo hanno rafforzato il ruolo della
famiglia. Nel senso che, avendo ridotto le risorse per i servizi alla persona e
l´offerta educativa della scuola pubblica in termini di contenuti e di tempo,
pressoché eliminato il fondo per l´affitto, non provveduto ad adeguare il
sistema di protezione sociale ad un mercato del lavoro flessibile dove la
precarietà e la disoccupazione colpiscono soprattutto i giovani, ha di fatto
rafforzato il ruolo della solidarietà famigliare. Del resto questo obiettivo
era stato esplicitamente enunciato nel libro bianco sul welfare e ribadito nel
documento Italia 2020 sull´occupazione femminile e i problemi di conciliazione.
Entrambi questi documenti indicano appunto nella solidarietà famigliare la
principale risorsa su cui contare per far fronte a tutti problemi di cui nella
maggior parte dei paesi si fa carico in larga misura lo stato sociale: dalla
povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla
cura dei bambini piccoli quando la madre lavora.
Sulla base di queste premesse, non solo si è proceduto a tagli indiscriminati,
salvo che sui sussidi alla scuola privata. Si è anche ripetutamente
sottovalutata la drammaticità di una disoccupazione giovanile che tocca il 30%.
Peccato che non tutti abbiano alle spalle una famiglia che può provvedere in
caso di necessità. E peccato che proprio questa dipendenza dalla solidarietà
famigliare, oltre a sovraccaricare le famiglie e a sottoporre a tensione
bilanci famigliari spesso modesti, renda più difficile ai più giovani di farsi una
propria famiglia se lo desiderano. Rende anche difficile alle mamme di
conciliare famiglia e lavoro, se non hanno un reddito sufficiente a pagare un
servizio privato, o una mamma o una suocera disponibili e in grado di
condividere le responsabilità di cura. Alle mamme, poi, il governo Berlusconi
ha fatto da subito un brutto scherzo. Ha infatti cancellato la norma che
imponeva alle aziende di effettuare le assunzioni tramite una procedura online
mediata dall´Inps. Tale norma era appena stata introdotta dal governo
precedente per cercare di contrastare l´abitudine di far firmare in bianco una
lettera di dimissioni all´atto dell´assunzione – un´abitudine molto diffusa
soprattutto nelle aziende del nord e molto utilizzata soprattutto contro le
lavoratrici che rimangono incinte. La consigliera di parità che, facendo il
proprio mestiere, osò protestare per il danno che ne sarebbe seguito per coloro
che volevano avere un figlio, fu licenziata in tronco.
In cambio di una responsabilità totalizzante caricata sulle famiglie, il
governo vuole rafforzare il potere di scelta educativa dei genitori, anche a
scapito della libertà e diritto dei figli di sperimentare e confrontarsi con
punti di vista diversi (che non si risolvono nella strana dicotomia cara a
Berlusconi di "sinistra" e "cattolici"). Di qui l´attacco
alla scuola pubblica, curiosamente definita come di parte solo perché non è di
una parte sola. Se fosse un Imam a proclamare il diritto dei genitori a educare
i propri figli secondo i propri valori proteggendoli dalla esposizione a
modelli diversi, Berlusconi e il suo governo sarebbero i primi a stracciarsi le
vesti e a denunciarne il fondamentalismo, sottolineando viceversa la
positività, anzi obbligatorietà, della scuola pubblica come scuola di tutti. È
chiaro che a preoccupare Berlusconi e chi la pensa come lui non è la pretesa
totalizzante di una parte, ma l´esistenza stessa di differenze da quella
"parte" che è per loro l´unica legittima, per convinzione o per
tattica politica. Per questo non riescono a concepire il pluralismo altro che
nella forma di parti che si contrappongono, ciascuna con la pretesa della
totalità e del controllo su chi non può scegliere. Non come spazio di confronto
e dialogo tra posizioni diverse che possono mutuamente anche modificarsi e arricchirsi.
Per questo, nella affabulazione berlusconiana, la società, il pensiero, la
cultura sono sempre dicotomici e la parte "cattiva" è sempre
identificata con la personale ossessione di uno che non ha ancora superato il
maccartismo e la sua caccia alle streghe. E che disinvoltamente finge di
ignorare che ai famosi "valori" hanno fatto più danni le sue
televisioni e lo spettacolo offerto dalla politica sotto la sua regia, per non
parlare dei suoi comportamenti pubblici e privati, che non qualche lezione di
storia o letteratura di qualche insegnante mal pagato
la Repubblica 21/04/2011

Precedente: La nuova religione sarà come il «Lego»








