Il sabotaggio della giustizia
Rovesciati quattrocento anni di storia politica e giuridica occidentale
Il Consiglio dei ministri ha dunque approvato all´unanimità
la relazione del ministro della Giustizia Angelino Alfano sul ddl che contiene
la riforma costituzionale della giustizia. Un decreto d´urgenza per riformare
(deformandola) la nostra Costituzione in quelle parti che non convengono agli
interessi giudiziari del premier. Un comitato formato da ministri ed esperti si
riunirà per approfondire i contenuti del testo della riforma e, da quanto è
trapelato, pare che all´ordine del giorno del comitato ci sia la proposta di
intervenire sulle intercettazioni, riesumando il decreto che è fermo da mesi
alla Camera dei deputati. Insomma, la strategia difensiva del presidente del
Consiglio di fronte alla giustizia ordinaria consiste nell´usare le sue
prerogative per sabotare la possibilità che giustizia sia fatta. Poiché
ovviamente lui è l´imputato; imputato di reati penali gravi. Il copione e la
regia di questo ddl sono dettati da una pratica di anticostituzionalizzazione,
la cui massima è la seguente: la legge ha il compito di favorire, o non danneggiare,
chi è al potere.
L´obiettivo che il governo italiano da anni persegue é costituzionalizzare
l´incostituzionalitá - poiché alla Legge fondamentale Palazzo Chigi contrappone
una legge funzionale al suo inquilino. Attraverso la grancassa dei media questa
politica dell´anticostituzionalizzazione viene propagandata come liberale, con
l´argomento cioè della difesa dei diritti; all´opposto, la divisione e il
bilanciamento dei poteri sono presentati come causa di indebolimento dei
diritti. Rovesciati quattrocento anni di storia politica e giuridica
occidentale in un batter d´occhio e all´unanimità! Il paradosso è dei piú
stridenti poiché, come sappiamo, i diritti sono reclamati e rivendicati da chi
è debole contro chi è forte, da chi non ha potere contro chi ha potere. Ma
l´Italia è maestra del paradosso: da noi chi ha potere si fa i suoi diritti,
ritagliati per sé così da sfuggire alla legge. Il diritto come mezzo di
tirannia invece che come strumento di difesa contro la tirannia - un assurdo
che nemmeno Robert Filmer, l´ideologo della monarchia per diritto divino ai
tempi della Rivoluzione inglese, avrebbe avuto il coraggio di teorizzare.
La politica dell´inconstituzionalizzazione di questo governo consiste nel
rovesciamento della logica e della politica dei diritti fondamentali: il
potente invece di piegarsi alla legge vuole stare al riparo dalla legge.
Operazione retorica sorprendente, poiché l´uso del linguaggio dei diritti per
seppellire i diritti è degno di un mago della sofistica. Ma l´arte del sofismo
non pare sorprendere i ministri, i quali si comportano come servitori leali del
loro capo: tutti a eseguire ciò che egli chiede, a elogiare ciò che egli ama. E
a votare all´unanimitá. Tra loro ci sono dei laureati in legge. Sarebbe
interessante sapere su quali testi di diritto costituzionale e pubblico abbiano
studiato; dove abbiano appreso a interpretare il diritto come mezzo per
aumentare il potere di chi ha potere. Luca Palamara, presidente dell´Anm, ha
commentato la decisione unanime del Consiglio dei ministri dicendo che si
tratta di «un copione già visto: ogni volta che emergono vicende giudiziarie
che coinvolgono il premier, prima arrivano insulti, poi seguono iniziative
legislative punitive per i magistrati». Il problema, gravissimo, è che quel copione
si è visto per troppo tempo, con il pericolo evidente che sia diventato
linguaggio ordinario, accettato da troppi; che l´inconstituzionalizzazione sia
a tutti gli effetti una politica di ricostituzionalizzazione della nostra
democrazia in chiave anti-liberale e autoritaria. E ha ragione Palamara a
osservare che non è soltanto la pratica e la retorica del premier che
preoccupano; ciò che preoccupa è che quella pratica e quella retorica siano
accettate “senza alcuna remora”, senza un´ombra di critica da “ministri in
carica, Istruzione, addirittura Esteri e persino Giustizia”. Questa assenza di
distacco tra sé e il premier li fa a tutti gli effetti ministri non della
Repubblica ma del presidente del Consiglio. Un altro macigno nell´opera di
anticostituzionalizzazione della nostra democrazia alla quale questo governo si
è dedicato con instancabile sistematicitá.
La Repubblica 22.02.11

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