Il richiamo del desiderio. Con o senza amore?
Secondo Freud nel letto matrimoniale si è sempre in sei: lei, lui, i genitori di lei, i genitori di lui.
Nella frase “relazione sessuale”, la parola “relazione” può confondere: il legame affettivo è un afrodisiaco o un freno alle nostre pulsioni?
“Scoprite il vostro punto G”, “Fategli trascorrere una notte indimenticabile”, “Testate il vostro quoziente sessuale”...
Impossibile non prestare attenzione a queste suggestioni, serie o sedicenti tali, che un certo tipo di stampa e di manuali continuano a proporci. Oggi, per essere buoni amanti, sarebbe sufficiente essere fisicamente dotati ed emotivamente liberi: è solo in questa doppia condizione che - sembra - si può godere senza problemi.
Invece, quello su cui ci si è sempre interrogati, sia oggi sia in passato, è se sia corretto limitare la sessualità all’incontro di due prestazioni.
Infatti, dentro ai gesti dei corpi, alle carezze, agli sguardi, alle facce della tenerezza si trovano anche emozioni, desideri, fantasie e sentimenti, e non solamente gesti erotici. Ignorati o accolti, sono loro, i sentimenti e le fantasie, che conducono le redini del gioco sessuale e ci legano, o non ci legano, all’altro.
“Nell’espressione “relazione sessuale”, i due termini hanno pari dignità”, ricorda Grazia Aloi, psicoanalista a Milano, “anche se la determinazione “sessuale” suscita decisamente più attrazione della semplice denominazione “relazione” . La relazione sessuale è innanzitutto un incontro: tra due inconsci, due storie, due desideri, due pudori. Anzi, secondo Freud nel letto matrimoniale si è sempre in sei: lei, lui, i genitori di lei, i genitori di lui.
Ed è questa complessità dell’incontro che rende la sessualità portatrice dei più svariati significati: passionali, creativi, audaci oppure misurati, stereotipati, timidi; piacevoli e rassicuranti oppure spiacevoli e minacciosi. E comunque siano la sua qualità e la sua natura, per esistere, la sessualità ha bisogno che ci sia l’altro; infatti, senza il riconoscimento dell’altro, e quindi senza relazione, non vi è sessualità”.
Ma in un’epoca in cui si fa fatica a tenere sotto controllo i propri pensieri e i propri affetti, e quindi la propria vita, così come è altrettanto faticoso esprimerli liberamente, la relazione crea alcuni ostacoli e problemi.
Inevitabile dipendenza
“Avere una relazione sessuale impegna, poiché essa ci obbliga ad entrare in contatto con una parte di noi stessi molto complicata e, soprattutto, a porre fine al desiderio di onnipotenza”, spiega Grazia Aloi. “Per neutralizzare questo disagio, tentiamo, il più delle volte, di trattare l’altro come se fosse solamente l’oggetto del piacere da cui trarre godimento”.
Così facendo pensiamo di poterci liberare dalla dipendenza psicologica che investe l’intera relazione umana e di isolare la sessualità dall’atto sessuale. Ed è questo lo scopo dei vari manuali: rassicurarci e istruirci nelle prestazioni, facendoci credere che, è l’abilità sessuale a produrre piacere, senza che emozioni e sentimenti vadano a toccare i significati della sessualità.
Ritorna allora l’antica questione, su cui tutti prima o poi ci interroghiamo: sesso e sentimenti sono compatibili?
Luigi, 37 anni, celibe, imprenditore a Brescia, non si pente del suo passato di “amante in serie”. Da due anni, vive una relazione intensa, sia intellettuale sia sessuale, con una ragazza giovane, che considera il suo vero alter ego. Tutto andrebbe per il meglio, se non fosse che Luigi ha l’impressione di sentirsi prigioniero di un attaccamento che, a momenti, lo spinge a volere sparire senza lasciare traccia. “Sono fedele a Isabella da due anni, neanche una piccola avventura, non ne ho né bisogno né voglia. In fondo ho capito che è con lei che godo di più. Sessualmente, è una rivelazione. Potrebbe essere stupendo, ma il problema è che mi sento dipendere dal piacere che provo con lei. So che quello che sto per dire è una grande fesseria, ma è come se lei avesse il potere di vita e di morte su di me. E faccio sempre più fatica a sopportarlo”.
Un’analisi frettolosa indicherebbe che, come molti uomini, Luigi soffre della separazione “madre-prostituta”, nel senso che egli non è stato in grado di separare la donna a cui si è grati per l’introduzione e l’iniziazione alla vita dalla donna a cui essere grati per il godimento della vita.
Per la psicoanalista Grazia Aloi, le cose sono addirittura più complesse. Secondo lei, la questione dell’attaccamento e dell’inevitabile dipendenza che ne deriva, rinvia ciascuno al suo porto d’attracco originale se non risolta in termini evolutivi di distacco e di investimento oggettuale su “altro”; altro che può essere, ad esempio, la propria donna o il proprio uomo, intendendo con questa affermazione non certo la donna o l’uomo con cui si condivide la vita, ma le persone che sono nelle proprie corde emotive, indipendentemente dalle situazioni di realtà. Anzi sono proprio queste, le situazioni di vita, non sempre corrispondenti all’intima aspirazione psicologica, che fanno perdere di vista il vero valore degli investimenti oggettuali, soprattutto quelli amorosi.
Il nostro inconscio è il più potente stimolo per la relazione sessuale. Tutto quello che ci ha coinvolto, toccato, legato nei primi momenti della nostra vita, e poi nella nostra infanzia, è di origine sessuale libidica. Nel tempo, le nostre pulsioni possono prendere destinazioni differenti e appoggiarsi ad una sessualità facile, comoda non impegnativa in cui non si cerchi la relazione, oppure in una sessualità consapevole e desiderante.
Il vero punto della questione è che, purtroppo, occorre fare molti conti non tanto con la percezione della propria ed altrui sessualità, quanto con la capacità o possibilità di esperire tale percezione.
Saranno la disillusione delle antiche seduzioni e la coerente genitalità individuale che potranno consentire una sessualità matura nelle sue espressioni.
Dall’avventura all’innamoramento
Pulsione, attaccamento e sentimenti che ruolo hanno nella sessualità? Quale la loro funzione e la loro “utilità”?
Grazia Aloi sostiene che: ”sentimenti e pulsioni devono avere la loro giusta collocazione all’interno della relazione sessuale. Giusta collocazione, nel senso che, per parlare di relazione sessuale, occorre, come già detto, la presenza di sentimenti ed emozioni verso se stessi e verso l’altra persona. Altrimenti, c’è solamente una spettacolarizzazione del sesso, a volte persino difficile da differenziare rispetto ad una masturbazione solitaria a due o in due.”
Fabio, 38 anni, architetto a Bologna, si è lasciato andare completamente a livello sessuale con la donna che, da otto anni, condivide la sua vita. “E ancora oggi la felicità continua”, precisa. “Prima di Camilla, non mi ero mai tolto completamente il freno a livello sessuale, ero troppo ansioso, non pensavo altro che a fare godere la mia partner, ad avere un’erezione che durasse nel tempo. Ero un po’ limitato. Anche quando erano avventure di una sera. Quando mi sono innamorato di Camilla, è scattata una molla. Non solo i miei sentimenti non mi frenavano, ma al contrario, il fatto di dire che era la donna della mia vita, mi ha permesso di lasciarmi andare in assoluta sicurezza. Quando mi ha detto che non aveva conosciuto una simile intesa con altre persone, le ho risposto: “nemmeno io”. Gli uomini non sanno cosa si perdono quando dividono il sesso dai sentimenti”.
Ma l’irruzione dei sentimenti nella sfera sessuale non interessa solo gli uomini.
Maria, ragioniera a Pescara, ha capito, in analisi, che era stata un peso per sua madre. Quarta e ultima figlia, ha trascorso la maggior parte della sua vita a cercare di attirare l’attenzione su di lei. “Ero molto seduttrice, perfino maliarda, avevo avventure su avventure, 100% di puro sesso. Quando un uomo voleva fidanzarsi, facevo di tutto per troncare. Poi, dopo un licenziamento, ho cominciato a lavorare su me stessa e ho capito che quello che mi faceva paura non era l’attaccamento, ma il fatto di credere che mi si potesse amare sul lungo periodo e che la sessualità potesse essere altra cosa rispetto a un rapporto di potere sull’altro”.
Il potere del godimento
“Nella sessualità il concetto di potere è centrale”, afferma Grazia Aloi. “Lo si deduce infatti anche dall’espressione “avere” o “dare” piacere.
La sessualità comporta potere, potere da intendere nel senso di potenza amorosa e quindi da non confondere con il dominio, che è invece sopraffazione dell’altro, a volte pure patologica.
Il vero potere sessuale è il potere del godimento; godimento di se stesso e dell’altro nelle vibrazioni del desiderio di fusione.
La potenza del godimento deriva dalla comprensione della sessualità nel suo complesso e dall’accettazione fiduciosa dell’altro dentro tale intensa comprensione.
Il potere è dunque legato ad aspetti di fiducia e di capacità a cedersi e accogliere nella sospensione del limite, per accedere alla vacuità dell’orgasmo.
La potenza sessuale non è una forza imponente né fisica né morale, bensì una energia a tradurre in atti fantasie o immagini coinvolgenti, senza sottomissioni o snaturamenti.”
Ad esempio, alcune persone rifiutano la fellatio o altre pratiche erotiche perché confondono i propri tabù con la sottomissione al partner, negando in tal modo l’aspetto simbolico disturbante. Ma il rifiuto o la pretesa possono essere intesi come esercizio di potere? Sì, se si intende il potere della libertà individuale; no, se si intende l’impossibilità di separare l’atto concreto in sé dal significato simbolico a cui alcune pratiche erotiche possono ricondurre.
Secondo alcuni sessuologi, la questione del potere troverebbe più sensibili gli uomini rispetto alle donne.
Il parere di Grazia Aloi è che: ”da un punto di vista antropologico, gli uomini soffrono più delle donne perché temono che il loro ruolo di predatore esperto li esponga a smentite rispetto alla resa incondizionata della preda. Mentre, da un punto di vista psicoanalitico, essi soffrono di più perché potrebbero rivivere l’inadeguatezza a cui il confronto edipico li ha segnati, attualizzando la sofferenza suscitata dalla scoperta del proprio pene piccolo rispetto a quello del padre”.
Un momento di pace
Martina, 42 anni, giornalista a Milano, è sposata da sette anni. La sua vita sessuale è soddisfacente: “Il desiderio continua a esserci tra noi, anche se a volte mi sforzo un po’ di rispondere alle sue richieste. Dare piacere al proprio uomo e provarne con lui, è uno degli elementi che mostra se una coppia funziona bene. Penso che noi donne deteniamo questo potere”. Questo potere, Noemi, 32 anni, insegnante di flamenco a Roma, non esita a esercitarlo per regolare i propri conti: “Quando litigo con il mio compagno, nessuna riconciliazione tra le lenzuola. Attuo l’astinenza! Vado a colpire dove so di fargli male. A volte faccio l’amore in modo distratto fino a quando non mi chiede cosa non vada: a quel punto so di avere tutta la sua attenzione, so che mi ascolterà per davvero!”. Se il sesso è la più vecchia moneta di scambio, Grazia Aloi ci mette in guardia contro il suo uso: “La sessualità non dovrebbe essere né comprata né venduta. Una sua espressione, fare sesso, è invece molto spesso utilizzata al posto delle parole: sì o no trovano riscontro nell’adesione o meno allo spostamento dell’argomento. Fare sesso per fare la pace e non parlarne più è molto rischioso perché rinvia irrisolta la questione fino alla volta successiva. Fare sesso, invece, per placare gli animi, rilassarsi e ritrovare energia per contrattare fuori dal letto è invece un’ottima modalità di inizio, e non di fine. Fare l’amore è un momento di pace, un’isola sensuale di intimità e di intesa emozionale, dove trova senso la donazione reciproca del piacere di se stessi”.
In fondo, questa è una ragione d’essere della sessualità.
Quando uno vuole e l’altro no
“Non stasera”, “Non ho voglia”… Nella coppia, prima o poi, ognuno prova l’esperienza di venire rifiutato dal proprio partner. Desiderio sfasato o inappetenza passeggera, questo “no” ferisce sempre.
Psicologi e sessuologi sono d’accordo nel considerare che sentirsi dire no, o capirlo, crea una cassa di risonanza emotiva differente nella donna e nell’uomo.
“So bene che in questo periodo ha dei problemi sul lavoro, ma quando mi fa capire che non ha la testa per il sesso, mi ferisce”, confida Sofia, 36 anni, consulente del lavoro a Genova.
Il rifiuto occasionale del partner, anche quando si conoscono le ragioni profonde, mette infatti in discussione il desiderio della donna di essere l’unica desiderabile per suo uomo e, dal momento che nella maggior parte delle donne desiderabilità sessuale, valore narcisistico e sentimenti amorosi sono strettamente legati tra loro, il rifiuto fa nascere nella sua testa la domanda: “Mi ama ancora?”. Molto più costruttivo sarebbe invece chiedersi: “mi capisce ancora?”.
Al contrario, di fronte al rifiuto, gli uomini provano spesso frustrazione.
“Si va a toccare qualcosa di molto intenso”, afferma Grazia Aloi. “Come se, in quel momento, la donna lo ponesse davanti alla triste (per l’uomo) realtà che può fare a meno di lui. Anzi, qualcosa di più, in quanto mina l’autostima del maschio che perde la sua funzione di soggetto desiderante e capace di trasformare il suo desiderio in favore di quello della donna, che può – in tal modo - essere accudente. L’uomo è doppiamente frustrato: non capisce se sia una punizione verso il suo desiderio sessuale e, contemporaneamente, verso il desiderio di favorire il bisogno di accoglimento materno della sua donna, oppure se sia un diminuito apprezzamento delle sue capacità amatorie. Questa incomprensione lo porta, molto spesso, ad insistere per verificare lo stato delle cose.”
Simone, 39 anni, orafo a Parma, ammette di vivere molto male questa situazione: “Sento quando lei non ha voglia, ma provo lo stesso. A volte funziona, ma quando si rifiuta, lo vivo come un capriccio, un’ingiustizia. Ho voglia di dirle: ‘Se tu non hai voglia, non vengo certo a elemosinare, sappi che ce ne sono sicuramente altre che vorrebbero farlo!’ Questo rimane nella mia mente, non lo dico, ma mi fa stare bene sapere che esiste questa possibilità”.
Sempre secondo la psicoanalista milanese, la fantasia di trovare soddisfazione in un’altra donna è riconducibile ad un duplice bisogno: quello difensivo di negare la realtà (l’altra donna E’ la sua donna, quella di sempre e non lo sta rifiutando) e a quello di mantenersi virile attraverso la diffusione del suo sperma fecondante.
Spiega ancora Grazia Aloi: “il rifiuto ha valenze importanti sulla considerazione del Sé, che ne esce ferito. Nella coppia, esso finisce di ferire solamente quando diventa definitivo e rivolto ancor più alla capacità desiderante in generale.
(tratto da Psychologies)

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