Il papi padrino
Se l'Egitto ha avuto la rivoluzione della Dignità, perché l'Italia non può avere una rivolta della decenza?
Cari elettori berlusconiani, vi sarà giunta voce, immagino,
che gli italiani sono divenuti un enigma per le democrazie alleate. Il mistero
non è più Berlusconi, che da anni detiene un potere non normale: controllando
tv, intimidendo giornali e magistrati. Dopo tante elezioni, siamo noi, singoli
cittadini, a essere il vero rebus.
Quel che ripetutamente ci chiedono è: "Perché continuate a volerlo? Perché
insistete anche ora, che viene sospettato di corruzione di minorenni e
concussione?". Nessun capo di governo potrebbe durare più di qualche
giorno, fuori Italia: la stampa, la televisione, i suoi pari lo allontanerebbero,
costringendolo a presentarsi ai giudici. Di questo le democrazie non si
capacitano: se non ora, quando vi libererete?
A queste domande ciascuno deve saper rispondere: chi lo vota e chi non l'ha mai
votato, giudicando non solo ineguale la battaglia fra schieramenti (per
disparità di mezzi d'influenza) ma profondamente atipica. Tutti siamo
contaminati, dal modo in cui quest'uomo entrò in politica e dalla natura del
suo potere, che costantemente mescola il suo privato col nostro pubblico. Tutti
viviamo in una sorta di show, dominato dal sesso e dai processi al premier.
La cosa peggiore a mio parere è quando inveiamo contro le sue passioni senili.
Come se a far problema fosse l'età; come se bastasse che a Arcore ci fosse un
trentenne, perché le cose cambiassero. È la trappola in cui spesso cadono gli
oppositori. Vale la pena leggere
quel che ha scritto lo scrittore Boris Izaguirre, a
proposito del consenso tuttora vantato dal premier. Le sue debolezze sono in
realtà forze nascoste: "La corruzione, quando si espone, crea meraviglia.
La capacità di scansare ogni controllo e di schivare la giustizia
affascina". Affascina anche l'epifania finale dell'anziano concupiscente.
Nella "rivoluzione del gusto" che questi impersona, l'epifania è "l'unica
opzione per l'uomo maturo moderno, e ineluttabilmente attrae un elettorato che
condivide sogni di eterna gioventù" (El Paìs, 7-2-11). Il nostro, lo
sappiamo, è un paese di vecchi: l'offensiva che accoppia età e reati del
premier è qualcosa che turba sia voi sia me. Fa cadere ambedue in una rete che
imprigiona, che impedisce di far politica normalmente, di reinventare quel che
sono, in democrazia, destra e sinistra.
La rete in cui cadiamo è un film che non minaccia davvero il leader: è il suo
film, noi e voi siamo comparse di una sua sceneggiatura, impastata di sesso,
cattiveria, abuso di potere. Sono anni che abitiamo un mondo-fantasma lontano
dalla realtà, imperniato sulla vita privata del capo. È lecito quel che fa?
Osceno? I benpensanti sono convinti che di questo si occuperanno i magistrati,
che politici e stampa debbano invece cercare una tregua. Ma tregua con chi? Si
può patteggiare con un burattinaio che ci tramuta in pupazzi o spettatori di
pupazzi? Se non si fa luce sulle notti di Arcore, è inevitabile che i film
sulle papi-girl sfocino nel ridanciano. Ogni cittadino, berlusconiano o no, già
ci scherza sopra, probabilmente, come gli spettatori ridono increduli negli
ultimi giorni dell'uomo descritti da Kierkegaard, quando irrompe il buffone e
dice che il teatro brucia. Nel momento in cui inizia la risata lo show sommerge
il reale. Anche voi elettori Pdl lo intuite: le novità che attendete da anni
rischiano di esaurirsi in un teatro in fiamme, con noi imbambolati a fissare il
buffone.
C'è da domandarsi se non sia precisamente questa, la forza del Cavaliere:
distruttiva, ma pur sempre forza. Come Napoleone quando parlava dei propri
soldati, egli sembra dire: "I miei piani, li faccio coi sogni degli
italiani addormentati". Imbullonati nello spettacolo senza vederne le
insidie, ammaliati da veline e spazi azzurri che usurpano lo spazio della Cosa
Pubblica, continueremo a esser pedine di un suo gioco. Sarà lui a decidere
quando termina lo show di cui è protagonista. Lui occupa entrambi gli spazi, il
fantasmatico e il reale, secondo le convenienze. È la sua doppia natura a
confondere le menti: il suo essere Jekyll e Hyde. Chiamato a presentarsi in
tribunale si rifugerà nell'inviolabile privato, esibendo la sguaiataggine di
Hyde. Quando lo show tracimerà, ridiverrà l'impeccabile Dr Jekyll e dirà tutto
stupito: "Propongo un patto di crescita economica, e l'armistizio sul
resto". A Galli della Loggia, che è storico dell'Italia, vorrei chiedere:
con questa doppia personalità urge far tregue?
È il motivo per cui nessun politico dovrebbe, oggi, invitare gli italiani a
sognare un paese diverso. L'Italia ha già troppo sognato. Nel caldo delle
illusioni ha disimparato lo sguardo freddo, snebbiato. Non di sogni c'è
bisogno, ma di risvegli. L'altra Italia da raccontare fuori casa non è quella
"che va a letto presto", come dice la Marcegaglia. È quella
che veglia, che osa di nuovo sapere, informarsi (Umberto Eco ha ben risposto,
nella manifestazione di Libertà e Giustizia: "Io vado a letto tardi,
signora, ma è perché leggo Kant"). Come i prestiti subprime, l'Italia è
chiusa in una bolla, fabbricata da chi si pretende garante della sua stabilità.
Ma le bolle scoppiano e voi lo sapete, elettori Pdl: quel giorno i pescecani si
salveranno, e il vostro grande sballo finirà.
Finché resta la bolla, è evidente che il premier conserverà influenza. Vi
invito a leggere un articolo scritto nel 2002 sul Paìs da Javier Marìas (è
riprodotto nel blog mirumir. blogspot. com). Lo scrittore enumera gli
ingredienti della seduzione berlusconiana: la sua disinvoltura sempre
"sottolineata in rosso", il "sorriso falso perché
costante", il passato di cantante come allenamento per staccarsi dai
domestici e mischiarsi ai potenti, la mentalità di vecchio portinaio franchista
ossequioso coi potenti e sdegnoso coi domestici, il risentimento dietro una
bontà caricaturale, il terrore d'essere escluso dalle cerchie dei grandi,
l'assenza d'ogni "vergogna narrativa". Egli seduce i declassati
identificandosi con loro, e tanto più li sprezza. La sua morale: sei un
perdente, se non infrangi come me leggi, diritti, costituzione.
Dicono che vi piace l'antipolitica. Credo piuttosto che vi aspettiate troppo,
dalla politica. Avete sognato un re-taumaturgo onnipotente e permissivo al
tempo stesso, non un democratico. È inutile proseguire l'omertoso patto che vi
lega a lui nell'illegalità: i risultati attesi non verranno. Questo è infatti
Berlusconi: un potere fortissimo, ma impotente. Non è il fascismo, ma i
primordi del fascismo - quando era pura "dottrina dell'azione" -
ripetuti come un disco rotto. Le masse cullate nell'illusione: tali sono i
primordi. Poi la dottrina divenne politica, guerra, e fu rovina. Ma fu un
agire. Non così Berlusconi. Da anni l'immagine è fissa sui preamboli fascisti
del mago che seduce le folle umiliando l'uomo, come il Cavalier Cipolla che
ipnotizza le vittime nel racconto Mario e il Mago di Thomas Mann.
L'era Berlusconi è costellata di questi torbidi patti: patti con la mafia per
proteggere impresa e famiglia; patti con giudici corrotti; patti con ragazze
alla ricerca di soldi e visibilità. Si può indovinare quel che hanno pensato i
loro genitori: "Meglio vergini offerte al drago, che precarie in un
call-center". Erano pagate per le prestazioni, e poi perché tacessero. Per
questo possono divenire, da ricattate, ricattatrici del papi-padrino.
Ma la storia italiana è anche storia di decenza, di morti caduti difendendo lo
Stato, contro le mafie. Anche voi ammirate questa storia: avete ammirato i tre
ultimi capi di Stato, e prima Pertini. Senza di voi tuttavia il Quirinale può
poco e l'Europa ancor meno. Ambedue ci risparmiano per ora il baratro, e forse
l'Europa solo economico-monetaria è un po' la nostra sciagura: i pericoli, ci
toccherà intuirli dietro tanti veli. Ma li intuiremo. Se l'Egitto ha avuto la rivoluzione
della Dignità, perché l'Italia non può avere una rivolta della decenza? La
decenza ricomincia sempre con la riscoperta di leggi superiori a chi governa,
del diritto eguale per tutti, della libera parola.
http://www.repubblica.it (09 febbraio 2011)

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