Il nuovo desiderio di un figlio a tutti i costi
Il mutamento che la famiglia tradizionale subisce grazie alle tecniche scientifiche e alla legislazione
Avere dei figli sembra ormai un´ossessione. Come se il fatto di non averne
fosse una menomazione. Una mancanza insopportabile. Bisogna averne almeno uno,
come si ha un lavoro o una casa. Per realizzarsi ed essere veramente felici.
Anche quando si ha tutto, o quasi. Come Elton John che, quando nasce Zachary,
dice di essere "sopraffatto dalla gioia". O Gianna Nannini, che un
mese prima della nascita di Penelope, le scrive una lettera su Vanity Fair:
«Tu, il più grande amore della mia vita, arrivi dopo il dolore profondo e lo
shock».
È come se ormai, ad un certo punto dell´esistenza, i figli facessero parte
dell´equilibrio di ogni persona, del benessere individuale. «Ognuno ha il
diritto di fare quello che vuole, quando vuole, e con chi vuole», dichiara la
rockstar italiana per far tacere i dibattiti suscitati da questa sua gravidanza
tardiva. D´altra parte, accanto ai casi delle star, ci sono tante storie di
persone normali che sognano un figlio e, spesso, devono combattere con percorsi
legislativi complicati e dolorosi. Ma che cosa significa, oggi, essere
genitori? Bisogno? Desiderio? Diritto?
Fino a poco tempo fa, era "naturale" sposarsi, fondare una famiglia,
avere dei figli. Era scontato, dunque accettato come dato biologico, che
esistesse, per la donna, la necessità di diventare madre, di fare un bambino e
di occuparsene. Per le famiglie più modeste, un figlio era una vera e propria
risorsa economica. Due braccia in più per portare soldi in casa. Per le
famiglie aristocratiche e borghesi, i figli assicuravano la trasmissione del
patrimonio, la continuità della "stirpe". Tutto era
"naturale". Tanto più che esisteva un legame indissolubile tra l´atto
sessuale e l´atto procreativo: i bambini erano "il frutto della
vita". A partire dagli anni Sessanta e Settanta, però, le cose sono
progressivamente cambiate. Da un lato, per la prima volta nella storia, si
poteva legittimamente "fare l´amore" senza "fare figli".
Dall´altro lato, i progressi della scienza e della medicina hanno permesso di
dissociare la procreazione dalla sessualità: grazie alle tecniche di
fecondazione assistita, anche le coppie sterili e omosessuali possono oggi,
almeno in teoria, avere dei figli.
La figura del genitore non è più monolitica. Ne esistono di tutti i tipi.
Genitori single. Genitori biologici. Genitori adottivi. Genitori eterosessuali.
Genitori omosessuali. Certo, da un punto di vista giuridico, non esiste alcuna
omogeneità. E anche questo genera disparità e confusioni. In Italia, si ammette
ancora solo la fecondazione omologa; in Francia, c´è anche quella eterologa, ma
possono usufruirne soltanto le coppie eterosessuali; solo in Spagna, in Belgio,
in Olanda e in Svezia è accettata l´omoparentalità. Ma per chi ne ha, oltre che
il desiderio, anche i mezzi, tutto sembra ormai possibile. Perché non
utilizzarli, allora? Tanto più che la sacralizzazione del
"desiderio", e dunque anche del "desiderio di un figlio",
corrisponde perfettamente ad un´epoca in cui la creda rivendicazione della
propria libertà di scelta si traduce molto più spesso di quanto non si in una
nuova forma di conformismo. Se tutti desiderano un figlio, perché io non posso?
E, soprattutto: se non ci riesco, c´è qualcosa, in me, che non va?
Il desiderio appartiene alla sfera privata e nessuno può intervenire. Nel caso
dei figli, però, il privato è anche necessariamente pubblico. O almeno sociale.
Non solo perché il riguarda una terza persona, che ancora non esiste e che, in
fondo, non ha chiesto nulla. Ma anche desiderio perché i figli, nel momento in
cui nascono, non appartengono più solo ai genitori ma cominciano a far parte di
una comunità più vasta. Certo, nessuno ha il diritto di giudicare i desideri
degli altri. Non esistono dei "buoni desideri" e dei "cattivi
desideri". Esattamente come non esistono delle persone che meritano o meno
di diventare genitori. Il desiderio di avere un figlio è sempre complesso e
ambivalente. Si può voler un figlio per colmare un vuoto, per avere un erede,
per riparare qualcosa della propria storia familiare, per proiettarsi nel
futuro, per lasciare una traccia in questo mondo… Esattamente come, nel
passato, lo si poteva volere perché succedeva, per abitudine, per rispettare le
tradizioni… In fondo poco importa. Se si vuole un figlio, è inutile cercare di
capire le ragioni precise di questo desiderio. Non esiste un modello perfetto
di genitore capace di garantire l´equilibrio e la serenità dei figli.
Quando sono piccoli, fragili e sprovvisti di tutto, i bambini hanno bisogno che
qualcuno si occupi di loro. Poco importa se esiste o meno un legame biologico
tra figli e genitori. Poco importa se i genitori sono eterosessuali o
omosessuali. La funzione paterna o materna può essere assunta anche dagli zii,
dai nonni, dai cugini. Anche l´età dei genitori, in fondo, è relativa. Ciò che
conta è che i genitori si occupino dei figli avendo la consapevolezza che non
si tratta solo di "oggetti", di qualcosa che hanno desiderato tanto e
che, quando arriva, appartiene loro per sempre. Essere genitori significa
permettere ai figli di crescere, di imparare ad "arrangiarsi da soli",
di rendersi progressivamente indipendenti. Essere genitori, più che un diritto,
è un dovere. Primo fra tutti, il dovere di "adattarsi" a queste
creature che sono nate senza averlo chiesto e che devono poter avere la
possibilità, crescendo, di prendere le distanze dal modello materno o paterno
che hanno conosciuto. Per diventare adulti, autonomi e liberi anche loro di
avere dei desideri da soddisfare.
Repubblica 13.1.11

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