Il futuro del lavoro
Riorientamento delle preferenze, delle scelte, dei valori, dovrebbero costituire l´impegno politico, anzi, propriamente, la ragion d´essere di una sinistra.
A metà del Ventesimo secolo il capitalismo occidentale sembrò vicino alla
definitiva soluzione della questione sociale.
Lo sviluppo economico non seguiva più il modello "marxiano" dello
sfruttamento del lavoro; i salari potevano salire nella stessa misura
dell´aumento della produttività senza intaccare i profitti, integrandosi nel
meccanismo dello sviluppo e integrando i lavoratori nella struttura sociale.
Questa combinazione virtuosa dipendeva da una condizione fondamentale: che i
lavoratori disponessero di una loro organizzazione, il sindacato, tanto forte
da sostenere i loro rapporti di forza con le imprese capitalistiche.
Questa condizione è venuta meno con la liberalizzazione mondiale dei movimenti
di capitale intervenuta verso la fine del secolo, e con la conseguente
globalizzazione dell´economia. Le grandi imprese, libere di spostare i loro
investimenti in tutto il mondo, sono in grado di "ricattare" i
lavoratori dei vari paesi. Questo è il senso del brutale ma ineccepibile
vangelo di Marchionne.
La scomparsa della invisibile frontiera tra il capitalismo avanzato
dell´Occidente e le economie sottosviluppate del resto del mondo ha risospinto
il primo indietro nel tempo, riproponendo condizioni di divisione e di concorrenza
tra i proletari di tutti i paesi.
Sembra, oggi, che restino due vie: sottrarsi a questa concorrenza ricorrendo al
protezionismo; o accettare per un tempo indefinito la pressione di quella
concorrenza con una svalutazione del lavoro, che si manifesta nella
flessibilità dei salari e nella precarizzazione dei contratti.
Una alternativa, veramente, c´è: convertire il lavoro da attività più
tradizionali, esposte alla concorrenza, ad attività più specializzate e
"competenti": un processo che è spontaneamente in corso: ma che è pur
sempre condizionato nel tempo (la concorrenza "insegue", spostandosi
verso le attività più specializzate) e nello spazio (quel processo non può
investire che settori limitati).
C´è però un´altra alternativa, più vasta e radicale, che riguarda non il modo
di produzione ma il modo di impiego delle risorse: il rapporto tra consumi
privati e spesa sociale. È solo nell´ambito dei primi che agisce la concorrenza
tra i produttori. In una società che destinasse ai telefonini la metà della
spesa attuale e all´istruzione generale permanente il doppio (assumendo questi
due tipi di beni come rappresentativi delle due categorie) il ricatto
evangelico di Marchionne sarebbe molto meno efficace. Ciò comporterebbe
ovviamente uno spostamento massiccio della tassazione dall´istruzione ai
telefonini. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Ma è proprio un programma
così vasto, di riorientamento delle preferenze, delle scelte, dei valori, che
dovrebbe costituire l´impegno politico, anzi, propriamente, la ragion d´essere
di una sinistra che insegue oggi vanamente la "concretezza" della sua
agenda irrisoria.
Repubblica 4.11.10

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