Il diritto restituito
Il 12 e il 13 giugno si voterà il referendum sul nucleare
La Corte di
Cassazione ha fatto la sua parte, con intelligenza giuridica e senso delle
istituzioni. Gli effetti della decisione di far tenere il referendum sul
nucleare sono evidenti, viene sventato il colpo di mano di un governo
prepotente e incompetente. Viene impedita una frode del legislatore a danno
degli elettori. Viene restaurata la legalità costituzionale.
Disprezzata da chi pensava che con uno sgangherato tratto di penna potesse
esser fatta tacere la voce dei cittadini. Viene così disinnescata la trappola
congegnata con l´apparenza dell´abrogazione delle norme sulla costruzione delle
centrali nucleari e con la sostanza di un governo che pretendeva di tenersi le
mani libere per far ripartire a suo piacimento il programma nucleare. Un
espediente misero, un´evidente legge truffa, che violava il principio secondo
il quale il referendum non si tiene solo se la nuova legge va esattamente nella
direzione voluta dai suoi promotori.
La Cassazione ha colto la malafede governativa (implacabilmente documentata
dalla memoria presentata da Alessandro Pace) e ha trasferito il referendum
proprio sulla parte truffaldina della nuova norma. La morale di ieri è limpida.
E ancora possibile sottrarre libertà e diritti all´aggressione di cui sono
continuamente oggetto. La sconfitta politica del governo e della maggioranza
non poteva essere più chiara.
Da tempo, infatti, eravamo costretti a fare i conti con una linea governativa
sempre più pericolosa, avventurosa, costosa. Una linea, però, che ormai
incontra resistenze sempre più decise, che hanno cominciato a demolirla e che,
insieme, stanno facendo emergere le vere questioni nelle quali si riconoscono i
cittadini. E non trascuriamo la decisione presa nella stessa giornata di ieri
dall´Agcom, che ha dato indicazioni alla Rai perché sia assicurata una
effettiva informazione sui referendum, dopo la vergogna dei silenzi, delle
trasmissioni semiclandestine, degli spot "informativi" che sembravano
fatti apposta per togliere ai cittadini ogni voglia di andare a votare.
Questa strategia antireferendaria è fallita. Fuggita dal referendum, la
maggioranza si trova ora a fare i conti con un nuovo smacco. Chi sarà indicato
come responsabile? Qualche povero amanuense? Gli eterni giudici comunisti? E
deve soprattutto fare i conti con quei cittadini "emotivi" ai quali
si è cercato di negare il diritto di voto. Che, però, sono ora in buona
compagnia, con l´emotiva Angela Merkel che ha decretato la fine del programma
nucleare tedesco.
Riportati nella loro interezza sulla scena istituzionale, i quesiti referendari
sono destinati a caratterizzare ulteriormente e ad accelerare le dinamiche
politiche appena avviate. Le elezioni amministrative hanno visto la comparsa di
nuovi soggetti, non solo i nuovi sindaci, ma tutto quel mondo di donne,
giovani, studenti, lavoratori, indignati di ogni età che, nei mesi passati
hanno rivitalizzato la politica e che più d´uno aveva liquidato con un´alzata
di spalle. I referendum, da parte loro, segnalano ora la comparsa di una nuova
agenda politica, costruita intorno a temi forti, che parlano del futuro di
tutti. Di un punto di unione tra queste due vicende, le elezioni amministrative
e i referendum, e che si trova proprio nelle forze in campo, perché il miracolo
del milione e quattrocentomila firme per i referendum sull´acqua "bene
comune", record assoluto per la materia referendaria, nasce proprio dalla
mobilitazione di persone che poi sono state protagoniste nel tempo delle
elezioni e che, a maggior ragione tornano ad esserlo in queste giornate.
Beni comuni, appunto. Questo è il tratto unificante dei quesiti referendari. Il
bene comune dell´acqua sottratto alle pretese speculative. Il bene comune della
salute e dell´ambiente sottratto al rischio nucleare. Il bene comune della
legalità sottratta ad una giustizia a due velocità prodotta dal legittimo
impedimento. Il caso o l´astuzia della ragione o la Provvidenza hanno
fatto sì che si producesse una congiunzione così significativa. In un colpo
solo possiamo dare alla vita, ai bisogni, all´eguaglianza, al futuro un senso
che sembrava perduto.
Molti sono sconcertati continuano a giudicare i referendum sull´acqua in
particolare con criteri di convenienza economica e non colgono le dimensioni di
un vero passaggio d´epoca che non può essere affrontato con le categorie del
passato. Forse stiamo entrando davvero in un mondo tutto nuovo, e questo può
far tirare un respiro di sollievo. Ma servono molta fede e molto impegno.
La prova è vicina, il 12 e 13 di giugno.
Repubblica 2.6.11

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