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Il Babbo Natale del mio paesino

Storie e racconti

 

 

Il vecchio da molti anni viveva in una casetta un po’ fuori del paese, proprio dove iniziavano le colline ricoperte di viti.

Era un uomo solo, un “signorino” come lo definivano le comari con un sorrisetto sarcastico. Nella bella stagione coltivava l’orto che si estendeva dietro la sua casupola malandata. Passava le serate seduto fuori sulla veranda su una sgangherata sedia a dondolo succhiando una pipa lunghissima, d’altri tempi. Non era scortese con nessuno, offriva volentieri un bicchiere di acqua fresca ai contadini che lavoravano nelle vigne vicine e nelle giornate più calde permetteva loro pure di sciacquarsi sotto una rudimentale doccia esterna,  alimentata da un grosso ed arrugginito barile di ferro. Ma non dava confidenza a nessuno, solo un buon giorno, una buona sera. E mai nessuno aveva varcato la soglia della sua casa.

Con l’arrivo delle piogge autunnali non si vedeva più in giro. Ai paesani solo l’accendersi e spegnersi delle luci la sera indicava che in quella casetta viveva ancora qualcuno. Era un mistero come viveva, scendeva molto di rado nello spaccio del paese e anche in quelle occasioni comprava, oltre che gli alimenti essenziali, gli oggetti più assurdi che si poteva immaginare: mollette di ferro, ingranaggi da orologio, lamine vari, colori, colla di pesce ma anche listelli di legno, scampoli di stoffe, rimasugli di lana, cose così insomma. Oggetti senza senso.

         Aveva una piccola officina dietro la casa che continuava ad usare anche nelle lunghe giornate invernali perché il sentiero che la collegava con la casa era sempre ripulito dalla neve, anche nelle giornate di bufera.

Nessuno sapeva niente di lui, solo il postino che gli recapitava la pensione l’aveva letto sulla busta: dr Nicola Horvath, dunque doveva trattarsi di un medico o di un avvocato, le uniche categorie che usavano questo titolo nelle corrispondenze ufficiali.

Solo a Natale si univa ai paesani nella piccola chiesa. Allora si vestiva con una certa cura, indossando un giaccone di montone logoro ma di buona fattura e un colbacco di pelliccia e – cosa strana davvero – portava sempre con sé un grosso zaino che appoggiava in un angolo della sagrestia e che riprendeva alla fine della funzione. Si metteva sul lato destro nelle ultime file. Non si capiva se pregava o no, si alzava, quando tutti si alzavano e alla fine della messa scambiava il segno della pace con i suoi vicini. Qualcuno giurava che in quei momenti aveva gli occhi luccicanti di lacrime, ma potrebbe darsi che solo le donne anziane, che amano ricamare cose misteriose sulle persone della cui vita niente sapevano, avevano inventato questa cosa.

Dopo la funzione prendeva la corriera per il capoluogo distante una ventina di km, da dove tornava solo la sera con lo zaino visibilmente ridotto di volume. Un giorno però, non tornò, ma all’inizio nessuno si fece caso. Durante le feste la gente non andava in giro, ciascuno godeva il calore della propria famiglia. Solo verso l’epifania i paesani si resero conto che nella casa del vecchio non si accendeva più la luce. Allora chiamarono il medico condotto e l’unico poliziotto del paese e sforzarono la porta.

La casa era in perfetto ordine, così come l’officina sul retro, ma del vecchio  nessuna traccia. L’officina fece meravigliare i presenti: sembrava una piccola fabbrica di giocattoli. Ce n’erano in giro alcuni non ancora finiti: trenini di legno, pupazzi di latta, ma anche animaletti di stoffa e perfino bamboline con la testa di pallina di ping-pong con capelli di fili di lana…I paesani scuotevano la testa. Il vecchio non aveva nipoti…non aveva nessuno. Era davvero incomprensibile per chi avesse potuto preparare questi balocchi.

 Il poliziotto chiamò la centrale del capoluogo per segnalare la scomparsa del vecchio. Gli addetti fecero qualche indagine e poterono finalmente chiudere un caso irrisolto: il giorno di Natale avevano trovato un signore anziano assiderato ad alcuni km dalla città sulla via che portava nel paese. Evidentemente aveva smesso di aspettare l’autobus che non passava a causa di una bufera di neve e con una certa sconsideratezza si era messo in cammino. Il vecchio non aveva con sé i documenti, solo uno zaino vuoto.

 

Nessuno sentì la sua mancanza, forse solo i contadini che lavorando nelle vigne rammentavano ogni tanto il bicchiere di acqua fresca e la doccia che,  senza la cura del vecchio, diventò ben presto inutilizzabile.

 

Il giorno dopo Natale, il direttore dell’ospedale del capoluogo, si rivolse alla sua segretaria:

- Non si è visto ancora Nicola? Tra poco inizia la festa di Natale per i piccoli ricoverati…e non abbiamo nessun giocattolo per loro.

- No dottore, non è arrivato nessuno.

- Non capisco….è stato sempre puntualissimo. Sempre. Tranne quella unica volta che …

- Dottore, ho sempre voluto chiederle, chi è il signor Nicola? Perché porta ad ogni Natale dei doni per i nostri piccoli….per di più regali così belli, unici, fatti a mano

- Nicola…oddio, è difficile raccontare…Era un nostro collega. Un pediatra brillante. Molti anni fa, era di guardia proprio a Natale e sa come si fa durante le feste. Uno scambio di auguri, un bicchierino con gli infermieri ma anche con i genitori dei ricoverati….cose così. La giornata si preannunciava tranquilla….e così lui andò a dormire nella stanza del medico di guardia. Era un po’ brillo, sperava che una bella dormita l’avrebbe rimesso a posto. Poi è successo il finimondo. Lei era ancora una bambina, non può ricordare quell’ incidente pauroso, quando un autobus sbandò sulla strada ghiacciata e finì in una scarpata. In pochi minuti arrivarono decine di feriti…alcuni gravi tra cui anche due fratellini.  Nicola era solo. I medici reperibili, richiamati in servizio per l’urgenza arrivarono dopo. Fece ciò che poteva fare, si diede da fare con i feriti più gravi, quelli che si lamentavano di più e non fece caso ai due piccoli che apparentemente non avevano nessuna ferita e non si lamentavano nemmeno.

- E poi..?

- E poi…poi fu troppo tardi. Riuscì a salvare solo il ragazzino più grande, mentre il più piccolo morì di emorragia interna. Stringeva in mano un pupazzo. Non ci fu nessuna inchiesta, nessuno poteva contestare a Nicola niente. Ma lui non si dette pace per quella morte. Prese il pupazzo dalle mani irrigidite del bimbo e non volle consegnarlo ai genitori. Volle tenerselo per se. Lasciò l’ospedale alcune settimane dopo. Nessuno di noi seppe più niente di lui.

- Quando avete ripreso i contatti…? Da quando lavoro qui, il dottore Nicola arriva ad ogni Natale…con i suoi doni.

- Alcuni anni dopo…uno sconosciuto lasciò un pacco pieno di giocattoli in portineria. Dentro c’era un biglietto: per i bambini ricoverati. E poi anno dopo anno il misterioso uomo il giorno di Natale continuò a lasciare i suoi doni. Circa 6 anni fai lo incontrai e non fu per caso. Volevo sapere chi era il nostro “Babbo Natale” e chiesi al portiere di chiamarmi. Appena lo vidi capìi tutto. Ci abbracciamo soltanto, non c’era bisogno di parlare. Temo che gli sia successo qualcosa….

 

Quell'anno i piccoli ricoverati rimasero senza doni. Ma l’anno dopo la festa di Natale dell'ospedale di nuovo diventò gioiosa e ricca. Quando muore un uomo buono, subentrano tanti altri a sostituirlo.

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