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nuvole al tramonto

Il 17 marzo di Confindustria "Al lavoro anche se è festa"

Il 17 marzo dovrebbe essere un giorno da dedicare alla memoria, alla storia e alla dignità di questo Paese.

Emma Marcegaglia si preoccupa assai della perdita delle ore di lavoro destinate alla celebrazione dell´unità d´Italia. La festività è prevista per il 17 marzo. Ho sempre apprezzato la serietà delle posizioni assunte da Marcegaglia: anche lo stile e il coraggio. Questa volta non posso proprio.

 

Credo che avrebbe dovuto riflettere al fatto che non si tratta di una "festa", che prende a pretesto un fatto storico per concedersi una vacanza, ma di un giorno da dedicare alla memoria e alla storia di questo Paese.
Nel quale abbiamo molti Santi e Madonne cui tributiamo l´omaggio di una giornata di lavoro senza che a qualcuno venga in mente di contare le ore produttive perdute.
Se in centocinquant´anni non troviamo l´occasione di rinunciare a otto ore di produzione, vuol dire che o siamo allo stremo della nostra economia, o della nostra dignità.
Non credo che la controproposta, di celebrare l´unità con un rinfresco, Marcegaglia avrebbe potuto avanzarla in Francia, in Spagna, in Inghilterra. O negli Stati Uniti.
In quei paesi l´unità nazionale è un valore e non un prezzo.
Se fosse un prezzo, dovremmo fare una lista delle giornate di ferie, per stabilire qual è l´utilità marginale del loro sacrificio. Penso che se ne troverebbe qualcuna meno costosa della unità nazionale. Si può insomma, sempre restando nel mondo della contabilità, chiedere di eliminare una delle feste comandate per onorare pienamente l´Italia. Sarei curioso di sapere, in questo caso, quale sarebbe la scelta della Marcegaglia. Questa è la mia proposta. Se il problema è di prezzo e non di valore, come sembra intendere il presidente della Confindustria, prezziamo le feste, e sapremo quanto valgono. Ma mi rendo conto che è una proposta pericolosa. Potrebbe venire in mente a qualcuno, anziché le feste, di aumentare i giorni di lavoro. Qualcuno, in Confindustria, potrebbe dire: perché no?

 

la Repubblica | 05 Febbraio 2011

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