I rischi di un mondo comune
I rischi globali possono essere considerati un passaggio di vitale importanza verso la costruzione di nuove istituzioni e richiamare in tutto il mondo all' azione politica.
In un mondo dove sono onnipresenti rischi di ogni genere, ci sono parecchi motivi per cercare una via di fuga in un "altrove", in un mondo al di là dei rischi.
Tuttavia, una delle conseguenze più rilevanti della globalità dei rischi (come dimostrano il mutamento climatico e la crisi finanziaria) è la nascita di un mondo comune, di un mondo, cioè, che non possiamo fare a meno di condividere e che non conosce più nessun "di fuori". Occorre imparare e accettare l' idea che, indipendentemente dal fatto che le persone di altro colore della pelle, di altra nazionalità e di altra religione ci siano simpatiche o estranee, dobbiamo giocoforza convivere e collaborare con questi "altri" in questo mondo di corruzione, di sofferenza e di sfruttamento.
Una conclusione è questa: seppellisci tutti i valori di "purezza politica" che ti danno a intendere che tutto questo non ti riguarda, che ne sei fuori! Un' altra afferma che man mano che si acquista consapevolezza dei rischi globali si aprono anche gli spazi per progetti alternativi per il futuro, anzi, per modernità alternative! I rischi globali possono essere considerati un passaggio di vitale importanza verso la costruzione di nuove istituzioni e richiamare in tutto il mondo all' azione politica. Dovendoci inevitabilmente confrontare con i rischi, ci vediamo indotti a sviluppare uno "sguardo cosmopolitico", a riconoscere l' ineliminabile pluralità del mondo, che lo sguardo nazionale poteva ignorare
Ma i rischi sono poi davvero rischi? Non necessariamente, perché il loro essere o non-essere si basa essenzialmente sulle valutazioni e le percezioni culturali che possono anche risultare contrastanti a seconda delle esperienze storiche. Tutto ciò risulta evidente dinanzi alle drammatiche conseguenze della biomedicina, in particolare negli ambiti dei trapianti, della diagnosi prenatale e della ricerca sulle cellule staminali, per arrivare fino alla clonazione degli esseri umani. Volendo individuare in questo caso due poli globali contrapposti della percezione e della valutazione culturale, li si potrebbe indicare in Israele e nella Germania.
Nel campo della biomedicina Israele sta andando avanti più di qualsiasi altro Paese. L' alto numero di nascite deve garantire la sopravvivenza di una nazione. Qui è accettato ciò che in Germania è oggetto di aspre polemiche o è addirittura vietato. Così Israele consente la maternità "in affitto", qualora una commissione prevista dalla legge dia la sua approvazione all' accordo. Le sue banche del seme sono a disposizione tanto delle donne single quanto delle lesbiche. Se un uomo muore, poniamo in un incidente, dopo la sua morte gli può essere asportato lo sperma affinché sua moglie possa esserne inseminata. Qui la diagnostica preimpianto (Pid), mediante la quale gli embrioni vengono analizzati e selezionati in provetta prima di essere impiantati, in modo da individuare eventuali malformazioni genetiche, è una procedura di routine. Inoltre, Israele detiene il record mondiale di test genetici effettuati prima o durante una gravidanza. Deviazioni anche piccole dalla norma portano spesso all' aborto, per ricorrere al quale può essere sufficiente una semplice palatoschisi rivelata dagli ultrasuoni.
Quasi tutto ciò che in Israele è ampiamente consentito senza creare conflitti, in Germania è contestato o vietato. Il punto è che entrambi questi Paesi hanno alle spalle l' Olocausto! Gli ebrei, però, lo hanno subìto da vittime, mentre i tedeschi erano i carnefici. Gli stretti confini morali tracciati dalla bioetica tedesca sono condizionati dal ricordo dei processi di Norimberga, quando i medici nazisti furono costretti ad ammettere le loro responsabilità per i crimini nei confronti degli ebrei e di altri gruppi. Analogamente, in Germania il concetto di "eugenetica" evoca brutti ricordi. In Israele non è così. Il sionismo e l' eugenetica non si escludono a vicenda. I sionisti propagano l' idea del "muscle-jew" sano e robusto, come immagine contrapposta a quella dell' ebreo della diaspora, che subisce l' oppressione. Nella prassi liberale della biomedicina rivive questo desiderio di un "uomo migliore". Generalizzando, si può dire che nei nuovi intrichi e garbugli della politica interna mondiale agli occhi delle persone i rischi non sono sempre e comunque rischi, ma può capitare che agli uni essi appaiano come delle opportunità e agli altri come dei crimini!
Traduzione di Carlo Sandrelli
http://www.repubblica.it 28 dicembre 2009

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