I nuovi intellettuali della terra
Sono sempre meno rari i casi di nuovi contadini, giovani, che attuano un´agricoltura rispettosa degli ecosistemi e che mettono in pratica forme di commercio originali per andare incontro ai cittadini.
Oggi in Italia non è facile inquadrare la figura del contadino. È un mondo in parte sommerso e davvero molto sfaccettato. Quel che è sicuro è che sono pochi, sempre più anziani, spesso immigrati e tutti in grande difficoltà economica. Sono una categoria debole perché sono passati dall´essere quasi metà della popolazione attiva nel secondo dopoguerra a uno scarso cinque per cento: in termini di voti contano pochissimo e non è difficile capire perché siano lasciati un po´ a se stessi.
Oggi fare agricoltura è quasi regolarmente un´attività in perdita, i giovani non vogliono ripetere la vita dura dei loro padri e, se non si metteranno in atto cambiamenti rilevanti, non ci saranno grandi prospettive. Non è un caso che siano molti gli immigrati nelle nostre campagne, alcuni regolari e anche ben pagati, oppure irregolari in nero, braccianti per pochi euro. Però sono tutti molto preziosi, perché svolgono mansioni che nessuno sa o vuol più fare.
Insomma, si può dire che il contadino continui, nella sua miglior tradizione, a
essere l´ultima ruota del carro. Da quando ha smesso di fare parte di una massa
consistente, poi, ha anche perso appeal agli occhi dei politici, che fino a una
ventina d´anni fa li corteggiavano regolarmente. Infatti chiedersi se il contadino
è di destra o di sinistra oggi non ha più molto senso. Va dato atto alla Lega
di aver prestato attenzione ad alcune rivendicazioni di una loro parte, quella
più "industrializzata", ma credo che il contadino oggi si ponga in un
contesto politico ben lontano dalle attenzioni dei partiti. È aggrappato alla
terra e strozzato da un mercato senza pietà, vive isolato in campagne assediate
dal cemento, dove praticare un po´ di socialità, anche solo per svagarsi, è
impresa ardua.
Tuttavia questo suo essere "fuori categoria" può diventare una grande
opportunità: sono sempre meno rari i casi di nuovi contadini, giovani, che
attuano un´agricoltura rispettosa degli ecosistemi e che mettono in pratica
forme di commercio originali per andare incontro ai cittadini. Usano Internet e
vanno a vendere in città, nei mercati. Hanno studiato e continuano a studiare
per rendere le loro produzioni migliori, sia dal punto di vista qualitativo sia
in termini ambientali, facendo tesoro della tradizione ma con tanta creatività
e spirito d´innovazione. Si può dire che siano i nuovi intellettuali della
terra, gli ultimi baluardi che difendono il buono e il bello che sa generare il
nostro Paese.
La speranza è che questa generazione cresca e diventi contagiosa, fornendo un
modello nuovo a tanti ragazzi in cerca di un impiego che non sia alienante, che
dia soddisfazione. Non dimentichiamo mai che i contadini producono il nostro
cibo, tra le poche cose cui proprio non potremo mai rinunciare: sono un
patrimonio di tutto il Paese ed è giusto che trovino alleati nei consumatori, i
quali devono trasformarsi in co-produttori, amici dei contadini, i loro
difensori per costruire insieme un nuovo sistema alimentare. Non escludo che in
un territorio così fertile, poco esplorato e poco concupito dalla politica,
possano nascere molti dei leader di domani, decisamente "fuori casta"
e per fortuna "fuori categoria"
18 Luglio 2010

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