I moderati decidono di appoggiare l'arbitro
Il significato politico di queste elezioni amministrative
Nella prima delle sue «Maximes Morales» il duca di La Rochefoucauld scrive
che «L´amore per se stessi quando supera il limite diventa una perversa
passione sia per chi ne è invaso sia soprattutto per gli altri che egli vuole
render suoi soggetti distruggendone l´indipendenza e trasformandola in amore
verso di lui. Se l´uomo affetto da tale perversa passione si trova al vertice
della società, gli effetti che ne derivano sono ancora più sconvolgenti poiché
ogni equilibrio tra le varie istituzioni viene distrutto ed ogni libertà
confiscata».
Questa massima fu scritta nel 1657.
L´autore era stato da giovane uno dei capi della Fronda dei Principi, poi si
ritirò da congiure e battaglie, scrisse le sue memorie e dedicò gli ultimi anni
della sua vita alle riflessioni sulla politica e sulla morale.
Credo di non aver bisogno di spiegare ai lettori l´attualità di questa
citazione, che descrive in modo che meglio non si potrebbe il fenomeno con il
quale la società italiana si sta confrontando da almeno sedici anni ed anche
più se si vogliono rintracciare le sue radici e gli antecedenti dai quali
trasse origine.
Un film-documentario girato pochi mesi fa da Roberto Faenza ce ne ha fornito
una testimonianza assolutamente oggettiva perché basata su video e trasmissioni
televisive che hanno come esclusivo soggetto Silvio Berlusconi dal periodo
della sua adolescenza fino ad oggi.
Non sono registrazioni effettuate di soppiatto ma con la piena consapevolezza
dell´interessato negli anni in cui ebbero luogo. L´effetto è sconvolgente.
L´amore di sé anima il personaggio in tutte le sue fibre, ne guida i
comportamenti, gli indica gli obiettivi e gli strumenti più adeguati per
realizzarli. Man mano che sono raggiunti, la sfera dell´azione si allarga, il
livello del successo da attingere si estende, il potere del danaro, le
alleanze, la scalata mediatica e poi quella politica lo porta sempre più in
alto e cresce contemporaneamente l´intensità dell´amore per sé. L´egoismo si
trasforma in egolatria e questa in megalomania. La società ne viene contagiata
e deformata. Vedere quel film è un esercizio di igiene mentale che mi permetto
di raccomandare.
* * *
Mentre state leggendo queste mie righe è la mattina di domenica 15 maggio. Le
urne elettorali sono già state aperte e 12 milioni di italiani sono chiamati a
votare per il rinnovo di amministrazioni comunali e provinciali in tutto il
Paese. Da molte parti si richiama l´attenzione sui concreti problemi da
risolvere nelle amministrazioni locali interessate al voto, ma Berlusconi tenta
con ogni mezzo di trasferire il voto amministrativo in un voto politico. Una
sorta di referendum pro o contro di lui, soprattutto nelle grandi in città e in
particolare a Napoli e a Milano dove infatti si presenta candidato. Una
candidatura anomala, al limite, anzi oltre il limite della compatibilità, con
l´effetto di confiscare la validità dei veri candidati del Pdl, destinati a
fare i sindaci in caso di successo elettorale.
A Milano lo scontro è particolarmente aspro e la partita particolarmente
decisiva perché Milano è stata la culla del potere berlusconiano e
contemporaneamente della Lega.
Il centrosinistra e la sinistra a Milano sono ridotti da tempo al di sotto del
30 per cento nelle varie elezioni che hanno avuto luogo, ma questa volta la
situazione è cambiata e il candidato del centrosinistra si accredita negli
ultimi sondaggi più del 40 per cento mentre il suo avversario è sul filo del 50
o leggermente al di sotto. L´obiettivo è dunque per il sindaco uscente Letizia
Moratti la vittoria al primo turno, oppure la necessità di andare al
ballottaggio contro l´avvocato Pisapia.
Napoli andrà invece sicuramente al ballottaggio e ci andranno, stando alle previsioni,
anche Cagliari, Latina, Trieste, Crotone, e moltissimi altri Comuni con più di
15 mila abitanti. Complessivamente la partita è dunque molto aperta e il
risultato finale del voto è assai difficile da pronosticare. Ma resta in piedi
la domanda: sarà un voto amministrativo o un referendum pro o contro Silvio
Berlusconi? La mia personale risposta, almeno per quanto riguarda Milano, è:
referendum pro o contro Berlusconi, perché è lui che l´ha messo in questi
termini con la passiva complicità di Letizia Moratti che da sola non ce
l´avrebbe fatta.
Pisapia, rispondendo al fango che il sindaco uscente gli ha tirato addosso con
lucida e gratuita crudeltà, ha detto che tra loro due il vero estremista è
Letizia Moratti. Questa è l´esatta verità e l´estremismo della Moratti comincia
proprio dall´aver accettato e addirittura voluto la candidatura a Milano del
presidente del Consiglio. Se si fosse opposta – e poteva anzi doveva farlo – la
consultazione elettorale sarebbe rimasta sul terreno dei problemi amministrativi.
La candidatura del premier ha cambiato la sostanza della partita e l´estremismo
della Moratti ne è l´elemento fondante. Se la Moratti vincerà, Milano
sarà governata da Palazzo Grazioli nel bene e nel male. Umberto Bossi lo sa
perfettamente e l´origine dell´evidente mal di pancia leghista comincia proprio
di lì.
* * *
Penso di non aver bisogno di tornare sulla vergognosa quanto infondata accusa
lanciata dalla Moratti contro Giuliano Pisapia; se ne è parlato con dovizia in
queste ultime ore della campagna elettorale. Il dato certo è che in primo grado
di giudizio Pisapia avrebbe comunque ottenuto l´assoluzione per mancanza di
prove certe, ma fu assolto per l´intervenuta amnistia. Pisapia però rifiutò
l´amnistia e volle esser giudicato nel merito dalla Corte d´assise di appello
la quale, dopo aver approfondito gli accertamenti, emise sentenza d´assoluzione
piena per non aver commesso il fatto.
La Moratti, con l´appoggio di Berlusconi, anziché scusarsi per quanto commesso,
spostò l´oggetto dell´accusa sulla frequentazione di Pisapia dell´ambiente
della lotta armata. Menzogna anche questa, come era risultato chiaro dalla
sentenza d´appello sopra ricordata.
Del resto un analogo comportamento il sindaco Moratti aveva seguito nel caso
immediatamente precedente suscitato dal famoso manifesto che accusava la Procura di Milano di
comportamenti identici a quelli delle Brigate rosse, al quale proprio quella
Procura aveva pagato a suo tempo un drammatico tributo di sangue.
Il responsabile di quel manifesto, escluso a parole dalla candidatura, è
rimasto in gioco nella stessa lista della Moratti che utilizzerà anche i voti
che si riverseranno su di lui e che non saranno pochi. La Moratti aveva promesso
che, piuttosto di sopportare una vicinanza da lei giudicata intollerabile,
avrebbe rinunciato a candidarsi. Non l´ha fatto e anzi, come detto, beneficerà
dei voti raccolti dallo «scomunicato».
Tutte queste vicende, avallate e addirittura suggerite dal presidente del
Consiglio, hanno suscitato un sentimento di protesta proprio in quella
borghesia moderata che a Milano – magari turandosi il naso – continua a votare
per il Pdl. La protesta si sta diffondendo a macchia d´olio e avrà
probabilmente qualche incidenza sul voto di oggi e di domani. Nel frattempo il
consenso degli italiani nei confronti del presidente della Repubblica, che era
già dell´80 per cento, ha raggiunto la cifra-record del 90.
Questa fiducia trasversale, assai vicina all´unanimità, è motivata da due
elementi: la figura al di sopra delle parti di Napolitano e il patriottismo da
lui incarnato e simboleggiato. Non è una novità il patriottismo e Ciampi ne
dette uno splendido esempio. Il fatto che il consenso riscosso da Napolitano
sia ancora maggiore significa che il sentimento di amore per la patria si è
ulteriormente esteso, al punto che lo stesso Bossi ne ha dovuto prendere atto.
Tra i tanti strappi che hanno ferito l´etica pubblica questo è un fatto molto
positivo che va segnalato.
* * *
Esiste una visibile incongruenza tra il consenso di massa raccolto dal presidente
della Repubblica e le sortite berlusconiane che lo considerano un ostacolo da
eliminare con apposite riforme costituzionali. Se è un ostacolo, non è «super
partes»; ma il consenso gli perviene proprio perché esercita il suo mandato al
di sopra degli interessi delle fazioni. Come si spiega questo rebus?
La spiegazione è molto semplice. Il Presidente deve segnalare – e nei limiti
delle sue prerogative cercare di impedire – gli errori e le eventuali faziosità
del potere esecutivo e, se del caso, del potere legislativo e dell´ordine
giudiziario. Essere «super partes» in un regime democratico significa essere
dalla parte della Costituzione. Se le regole costituzionali sono violate,
deformate nella loro applicazione, stravolte nello spirito che le ispira, il
Presidente deve intervenire.
L´arbitro che fischia un fallo penalizzando una delle squadre in campo lo fa
proprio perché è «super partes», e più una squadra è fallosa, più l´arbitro è
costretto a fischiare. La crescente fiducia verso Napolitano significa dunque
che gli italiani si sono accorti che alcuni giocatori sono più fallosi degli
altri.
Tra i falli più recenti c´è la promessa del presidente del Consiglio di
bloccare la demolizione delle abitazioni abusive a Napoli. Un´operazione palese
di voto di scambio nella quale possono cadere solo gli ingenui: i problemi
dell´edilizia sono infatti di esclusiva competenza regionale e comunale.
Berlusconi promette dunque, come ha già fatto un´infinità di volte, cose che
sono fuori dalla sua competenza, tanto più nella fase di avvio del federalismo.
Qualche cosa, pur con molta lentezza, sta comunque cambiando. Sapremo domani
sera fino a che punto.
La Repubblica 15 maggio 2011

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