Gli scrittori, i libri e il conflitto d'interesse
L'importante è che le idee possano circolare liberamente senza condizionamenti o ricatti
A leggere dichiarazioni, articoli, interviste degli autori
interessati e dello stesso Vito Mancuso che ha sollevato il caso su Repubblica,
sembrerebbe che tocchi a me chiudere (o riaprire) il discorso sulla
compatibilità di avere come editore dei propri libri il gruppo Mondadori oppure
andarsene cercando altre case editoriali eticamente e politicamente più pulite.
Non mi aspettavo questo privilegio. Forse dipende dalla cosiddetta età
veneranda o dall'essere stato a suo tempo anch'io editore (ma di giornali e non
di libri che è cosa diversa). Comunque mi si chiede un giudizio e forse una
decisione. Da tre anni sono un autore dell'Einaudi, società che dal 1994 è
controllata dalla Mondadori. Resto o me ne vado?
Da quanto ho capito, questa risposta sta particolarmente a cuore a Mancuso il
quale è sull'orlo di una decisione ma, ch'io sappia, ancora non l'ha presa. E
da me che cosa ti aspetti, caro Vito? Che io t'incoraggi a cercare nuovi lidi
editoriali dove magari seguirti o ti convinca a restare dove sei e dove dici di
trovarti bene, se non fosse per un rovello etico che ti rode dentro da quando
hai letto sul nostro giornale, cui tu collabori, lo scandalo della legge
"ad aziendam" imposta dal premier-editore per consentire alla sua
Mondadori di saldare un debito fiscale presuntivamente accertato in 350 milioni
di euro pagandone in tutto 8,6?
Tu sei un mio amico ed ho molta stima per la tua cultura religiosa. Diciamo
"martiniana" e tu sai con quanto affetto e rispetto io guardi al cardinal Martini sebbene non condivida la fede che lo anima. Perciò
rispondo alle tue sollecitazioni e per maggior chiarezza lo farò esaminando i
vari aspetti della questione.
1. Il governo, dopo averci provato varie volte senza riuscirvi, ha inserito
surrettiziamente in un recente decreto convertito in legge una norma che
autorizza le aziende che abbiano una vertenza tributaria in corso ed abbiano
vinto nei due primi gradi di giurisdizione, a chiudere la vertenza pagando una
sanzione irrisoria. La
Mondadori - vedi caso - si trova
esattamente in questa condizione ed ha utilizzato uno "scivolo"
estremamente favorevole.
2. Non ci sarebbe molto da obiettare se non fosse che il presidente del
Consiglio è proprietario di riferimento della stessa Mondadori. Il problema
nasce dunque dal gigantesco conflitto di interessi incorporato nella figura di
Silvio Berlusconi.
3. Il suddetto conflitto di interessi è un morbo che avvelena la vita politica
italiana fin dal 1993 e la condizionò anche prima. Quando Berlusconi faceva
ancora l'impresario televisivo i suoi politici di riferimento erano Bettino
Craxi e in minor misura Forlani. Poi entrò in politica portandosi appresso quel
conflitto che permane tuttora senza che la classe politica vi abbia posto alcun
rimedio. Ricordo queste cose per dire che il problema non nasce oggi ma almeno
17 anni fa se non prima.
4. La mia esperienza di autore è stata abbastanza lunga e varia. Ho avuto come
editori Laterza, Feltrinelli, Mondadori (dove pubblicai "La sera andavamo
in Via Veneto" quando quella società era controllata dalla Cir e dal
gruppo dell'Espresso), Rizzoli. Alla Rizzoli ero affezionato al direttore
editoriale Rosaria Carpinelli che seguiva gli scrittori con rara competenza
professionale. Quando la
Carpinelli lasciò la Rizzoli me ne andai anch'io e scelsi Einaudi pur
sapendo che la proprietà di quella casa editrice era della Mondadori. Fu dunque
nel mio caso una scelta perfettamente consapevole.
5. Scelsi Einaudi perché il gruppo dirigente che ha al suo vertice editoriale
Ernesto Franco è ancora quello formatosi con Giulio Einaudi. La Einaudi fu per tanti anni
una delle case editrici che contribuì fortemente alla formazione culturale del
nostro paese e che tuttora - non a caso - vanta un
catalogo di scrittori di prima grandezza nella narrativa, nella saggistica,
nella storia, con particolari presenze di scrittori civilmente e politicamente
impegnati, da Ingrao alla Rossanda, da Asor Rosa a Zagrebelsky.
6. Se il gruppo editoriale che guida la Einaudi cambiasse o se i suoi dirigenti si
piegassero a richieste politicamente scorrette e per me incompatibili, non
esiterei un istante ad andarmene. Finché questo non avverrà, alla Einaudi mi
trovo benissimo e ci resto.
7. Ho avuto anche un'altra esperienza che forse è utile raccontare perché
riguarda pur sempre il settore della comunicazione. Due anni fa la casa
cinematografica Medusa di proprietà della Fininvest mi informò che era
interessata a fare un film utilizzando come soggetto un mio romanzo intitolato
"La ruga sulla fronte". In quello stesso giro di mesi la Medusa stava realizzando il
film "Baarìa" con Giuseppe Tornatore. Accettai la proposta e si
arrivò fino alla stesura del copione ma a quel punto accadde un fatto: il
presidente della Medusa, Carlo Rossella, intervenendo alla trasmissione
televisiva "Ballarò" e pochi giorni dopo a quella di "Porta a
porta", fece affermazioni molto gravi e a mio avviso faziose in favore di
Berlusconi e si lasciò andare a veri e propri insulti contro i partiti di
opposizione. Scrissi dunque alla Medusa rescindendo il rapporto che avevo con
lei. In campo cinematografico questa società è il solo produttore e
distributore esistente sul mercato italiano, a differenza del mercato dei
libri. Perciò chi rifiuta di lavorare con Medusa rinuncia a veder realizzato il
film che lo interessa.
8. Il conflitto di interessi di Berlusconi è un'anomalia che - in
queste proporzioni - esiste soltanto in Italia. Si combatte
eliminando l'anomalia, cioè si combatte politicamente. Lo sciopero degli
autori, degli operatori televisivi e, perché no, quello dei lettori o dei
telespettatori non sono armi facilmente realizzabili. Si possono determinare
casi personali come quello di Roberto Saviano, insultato da Berlusconi e da sua
figlia Marina con giudizi offensivi sul suo libro "Gomorra" ancorché
pubblicato dalla Mondadori. Ma si tratta di casi personali che l'interessato
risolve come ritiene più opportuno.
L'importante è che le idee possano circolare liberamente senza condizionamenti
o ricatti. Questa è la ragione della nostra battaglia contro la legge-bavaglio.
Chi ci impone un bavaglio avrà da parte nostra pane per i suoi denti come si è
visto nei mesi scorsi e come ancora si vedrà se quella legge dovesse essere
nuovamente riproposta.
La Repubblica (25 agosto 2010)

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