Strumenti personali
Portale » Cogito Ergo Sum » Gli arabi e la rivoluzione dal basso
dune3

Gli arabi e la rivoluzione dal basso

Il ruolo della rete negli attuali cambiamenti

 

 

Le incredibili vicende del mondo arabo di questi giorni di dicono che il mondo sta cambiando dal basso. Anche se non c’è nulla di deterministico, e nonostante sussulti e parziali ritorni sui suoi passi, difficilmente cambierà direzione.

Lo strumento fondamentale che ha accelerato questo processo è la rete.

Non abbiamo ancora compreso appieno tutte le sue potenzialità di acceleratore della diffusione delle conoscenze e delle interazioni. Nel Medioevo un sapiente scriveva la sua opera e poi sul dorso di mulo andava a raccontare ciò che aveva fatto in un’altra comunità di studiosi che si trovava a centinaia di chilometri di distanza. Gli amanuensi riproducevano a velocità di penna gli scritti per renderli fruibili senza il bisogno della presenza dell’interlocutore. Il sapere circolava ma con estrema lentezza. Nel mondo scientifico di oggi in tempo reale e senza costo abbiamo disponibili su internet i working papers, i saggi in forma preliminare e non ancora pubblicata, di tutti gli studiosi del mondo che lavorano su un certo argomento (una scoperta scientifica, un vaccino). In poco tempo e senza scendere fisicamente in biblioteca possiamo fare il punto su materie complesse (se abbiamo adeguate conoscenze di base) e iniziare a lavorare per spostare in avanti la frontiera “issandoci sulle spalle dei giganti” (su chi ha raggiunto l’ultimo risultato più avanzato). E’ assolutamente evidente come tutto ciò abbia incredibilmente accelerato la velocità di diffusione delle conoscenze.

Ma oltre a questo la rete ha determinato un cambiamento molto più profondo, una democratizzazione e un processo diffusivo dal basso che sta pervadendo molti altri settori del vivere.

In politica prima di tutto. Obama arriva al potere sconvolgendo gerarchie ed aspettative puntando sulla forza della rete e sulla sua capacità di convogliare dal basso energie ed entusiasmi. E utilizza lo stesso metodo con investimenti significativi per affrontare problemi un tempo affidati solo alle diplomazie come i processi di democratizzazione e persino il contrasto alla proliferazione delle armi atomiche. Le grandi rivoluzioni pacifiche degli ultimi decenni non nascono sulla punta delle spade ma da grandi ideali proclamati da personaggi carismatici e da organizzazioni della società che il raccolgono e li diffondono. Il papa e Solidarnosc abbattono il muro di Berlino. Il discorso di Obama ai paesi arabi e i gruppi spontanei su Facebook e Twitter il muro del Mediterraneo.

In economia i cittadini stanno imparando a votare con il loro portafoglio premiando le imprese più vicine ai loro ideali. La società civile diventa sempre più “big society” e si organizza per gestire beni e servizi pubblici in presenza di stati sempre meno dotati di risorse economiche per farlo. Problemi relativi a risorse comuni come l’acqua vengono risolti oggi in contesti completamente diversi come quelli degli Stati Uniti e dei paesi africani da comunità locali e dalle loro organizzazioni di base attraverso una terza via di privato sociale cooperativo.. Negli slums delle città africane pratiche come l’harambee attraverso le quali le comunità locali si occupano dei beni pubblici locali pare l’unica alternativa al privato tradizionale accusato di puntare solo al proprio interesse e al pubblico accusato di inefficienza e di corruzione.

Nel settore dell’energia si sta verificano sotto i nostri occhi una spettacolare trasformazione attraverso la costruzione della rete nella quale diventiamo tutti produttori di energia con i nostri pannelli.

Nel mondo della solidarietà la rete aiuta sempre di più a convogliare risorse. La microfinanza consente oggi di accedere al credito a quasi 150 milioni di poveri risolvendo il problema delle risorse finanziarie (che le banche tradizionali non hanno interesse ad impiegare in questa direzione) attraverso giganteschi veicoli che raccolgono miliardi di dollari dei cittadini responsabili e li investono in questi contesti difficili. In alcuni casi (come per piattaforme come Kiva) ciò avviene senza alcuna intermediazione, attraverso un sito dove possiamo scegliere tra persone e progetti cui viene attribuito un rating di rischio e seguire l’evoluzione del nostro finanziamento.

Ovviamente non si tratta di un processo senza rischi e limiti ma la rete è e resta essenzialmente democratica. Spazio ancora non contingentato e sottratto dal controllo di qualche potente che decide come organizzare il palinsesto. Ancora oggi il 65 per cento degli italiani ha solo la licenza media e i bassi livelli d’istruzione lo intruppano sui canali della tv commerciale. Tra vent’anni questa quota sarà dimezzata e il gruppo dominante sarà fatto di cittadini mediamente più istruiti che usano sempre più la rete e l’azione dal basso e chiederanno sempre più conto ai leader dei loro comportamenti. Le pulsioni non sono ovviamente tutte positive ma quelle che lo sono hanno tutta la possibilità di esplicare pienamente le loro potenzialità. Il ruolo delle istituzioni cambia profondamente in un mondo trasformato dal basso. Bisogna investire nella conoscenza dei nuovi strumenti altrimenti si è tagliati fuori, regolare i flussi della rete per evitare strozzature o sovraccarichi (soprattutto sul fronte dell’energia), saper valorizzare ed entrare in sinergia con le energie inesauribili e rinnovabili della società civile.

Non che non esistano spinte in altre direzioni, ma gli eventi di questi giorni ci suggeriscono quella dal basso sembra più profonda, più forte, più corrispondente alle esigenze più profonde dell’uomo.

http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it

Azioni sul documento