Generosi si nasce (ma la bontà dura fino a due anni)
Gli esperimenti dello psicologo Tomasello mostrano che per istinto siamo portati a cooperare I test sono stati condotti su gruppi di bambini fino a 18 mesi. Poi i comportamenti cambiano
Generosi per vocazione, altruisti per istinto. Portati ad allearsi più che a
scontrarsi. Più disposti ad aiutare che a tradire. Così sono i bambini
piccolissimi, tra il primo e il secondo anno di vita, con una tendenza naturale
ad aiutare il prossimo, un sentimento non indotto da condizionamenti sociali e
culturali, non influenzato dai desideri e dalle minacce dei genitori. Solo dopo
questo istinto originario si trasforma. Solo più tardi si perde l´innocenza. Ed
eccoci da adulti, così come sappiamo: un po´ meno angeli e un po´ più demoni.
Altruisti nati Perché cooperiamo fin da piccoli è l´ultimo libro di Michael
Tomasello (Bollati Boringhieri, pagg. 144, euro 15), noto psicologo
evoluzionista americano, considerato un impavido pioniere dai suoi colleghi.
Tomasello illustra con pignoleria ed esperimenti di laboratorio il
comportamento dei bambini nelle prime fasi dell´esistenza, raggiungendo
risultati da molti giudicati sorprendenti perché dimostra, stupendo molti
genitori, che i cuccioli d´uomo, a differenza di quelli di scimpanzé, sembrano
più disposti a mettere da parte il vantaggio individuale e ad aiutare
generosamente il prossimo. «Mi schiero con Rousseau», scrive deciso Tomasello,
«il filosofo che considerava gli esseri umani per natura cooperativi e solidali
ma poi corrotti dalla società. Anche se integro quella teoria con alcune
critiche: sostengo che i bambini si dimostrano collaborativi in molte
situazioni ma non in tutte perché ogni organismo deve avere anche un po´ di
egoismo per sopravvivere».
E Tomasello si assume l´onere della prova. Con i suoi esperimenti vuole
dimostrare alcune cose: i bambini sono capaci di prestare aiuto, fornire
informazioni, condividere. Tutto con assoluto e disarmante disinteresse. Il
punto di partenza è molto semplice: bambini tra i 14 e i 18 mesi vengono messi
di fronte ad un adulto che vedono per la prima volta. L´adulto si trova ad
affrontare un banale problema pratico e i piccoli lo aiutano a risolverlo, sia
che si tratti di recuperare oggetti lontani dalla sua portata o aprire un
armadietto se l´adulto ha le mani impegnate. Su 24 bambini presi in esame 22
hanno offerto il loro aiuto almeno una volta. Immediatamente.
Ma non finisce qui. Per lo psicologo c´è nei bambini una propensione spontanea
a simpatizzare con qualcuno in difficoltà. Infatti vediamo i bambini-cavia di
Tomasello solidarizzare con un adulto a cui era stato strappato
intenzionalmente un foglio: «guardano la vittima con un´espressione partecipe»,
scrive lo psicologo. I piccoli sono anche capaci di fornire informazioni utili.
In un altro esperimento li osserviamo aiutare un adulto che aveva perso un
oggetto, i bambini, ignari protagonisti, si sforzano di dare indicazioni,
fornendo una specifica forma d´aiuto che solo i cuccioli d´uomo sanno fare ovvero
«condividendo le informazioni necessarie».
Ma le gesta eroiche e gentili dei nostri piccoli altruisti sono molteplici. È
evidente, si sente in dovere di aggiungere Tomasello, che gli esseri umani non
sono angeli della cooperazione, uniscono le forze anche per compiere atti
ignobili, tali atti però non sono diretti contro gli appartenenti al gruppo.
Come i politici hanno sempre saputo, il modo migliore per motivare le persone è
identificare dei nemici. E i bambini hanno un innato, e squisitamente umano, senso
del «noi». Fin qui gli ingegnosi esperimenti per dimostrare le radici
dell´altruismo. Alla base ci sarebbe una tendenza innata. Dopo vengono le
norme, le istituzioni. Tutte le complicazioni, più o meno necessarie, che
conosciamo. Ma a che punto si perda la primitiva innocenza, e quando anche i
bimbi s´incarogniscono, Tomasello non lo spiega, non è parte della ricerca.
Questa è un´altra storia.
http://www.repubblica.it 13.5.10

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