Fotografia di un paese scoraggiato
I dati dimostrano che spesso le nuove generazioni hanno abbandonato la partita prima di cominciarla
La fotografia scattata dall´Istat conferma ciò che si
va ripetendo da tempo. L´Italia non è un paese per giovani. Perché ha tassi di
disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa, benché abbia i salari di
ingresso tra i più bassi e benché tutta la flessibilità del mercato del lavoro
sia a loro carico. Ha anche uno dei tassi di povertà minorile tra i più alti
nei paesi Ocse. Ed anche il non invidiabile primato della più alta percentuale
europea di giovani, in maggioranza donne, che non sono né in formazione né sul
mercato del lavoro: avviati ad un percorso di marginalità ed esclusione
sociale, o nel migliore dei casi, se donne, di dipendenza economica da un
marito. È questo il dato forse più drammatico. Perché segnala che c´è una parte
non piccola degli adolescenti e dei giovani che non hanno trovato sufficienti
occasioni e stimoli per investire su di sé, sulle proprie capacità, e che hanno
abbandonato la partita prima ancora di incominciarla. Scoraggiati tre volte:
dalla noia e dalla svalorizzazione sperimentati in una scuola che, per mancanza
di mezzi e competenze, spesso lascia perdere i casi più difficili e meno
sostenuti dalle famiglie; dalla scarsa qualità, remunerazione e sicurezza dei
lavori cui possono aspirare stanti le loro scarse o nulle qualifiche, tanto più
se sono donne; ma anche dal vedere che anche i loro coetanei che studiano e si impegnano
poi fanno fatica a trovare e tenere un lavoro e ad essere pagati decentemente.
Probabilmente molti di loro fanno anche qualche lavoretto, nell´economia
informale e talvolta illegale. In ogni caso vivono come estranei in una società
che non riconoscono e che si disinteressa di loro, salvo che nel caso non si
facciano notare per qualche comportamento particolarmente deviante o
pericoloso.
Non è un paese per giovani, ma neppure per le donne, e non solo perché la
velina e l´escort sembrano le uniche immagini e carriera femminili vincenti, ma
perché l´occupazione femminile è una corsa ad ostacoli tra inadeguatezza dei
servizi e scarso investimento da parte delle imprese; mentre l´inattività
femminile non sempre far problema, quando non è vista quasi come una
benedizione dai politici nella misura in cui, così come l´inattività dei
giovani, tiene basso il tasso di disoccupazione. Se gli oltre due milioni di
giovani che non sono né a scuola né nel mercato del lavoro si presentassero nel
mercato del lavoro farebbero schizzare ancora più in alto il tasso di
disoccupazione giovanile. Lo stesso succederebbe al tasso di disoccupazione
femminile se le donne, specie a bassa istruzione e specie nel Mezzogiorno,
fossero incoraggiate a presentarsi nel mercato del lavoro.
È allora un paese per vecchi? Sì e no. È vero che oltre la metà della spesa
sociale in Italia è dedicata agli anziani, nella forma di pensioni. Ed è vero
che gli anziani nel nostro paese sono l´unico gruppo sociale che hanno una
forma di garanzia di reddito. Tuttavia ciò non li protegge del tutto dal
rischio di povertà, che li vede ancora sovra-rappresentati, insieme ai minori.
Soprattutto, alla garanzia di reddito non si accompagna una garanzia di cura
non sanitarie appropriate. I servizi per gli anziani non autosufficienti sono
ancora meno sviluppati di quelli per i bambini piccoli e con analoghe
differenze territoriali. È un paese che si affida in modo sproporzionato alle
disuguali risorse delle famiglie, investendo poco o nulla sul proprio futuro. ![]()
20 Gennaio 2011

Precedente: Menzogna








