Finisce la stagione della docilità
Di irrazionalità ed emotività in questi cittadini che si sono recati a votare nonostante gli sgambetti dei poteri centrali se ne vede poca.
Le analisi dell’esito del voto sono un indicatore non meno interessante del
risultato del voto. Prendiamo come caso esemplare il modo con il quale leader
politici e commentatori di area centrodestra hanno descritto i cittadini che
hanno reso possibile il quorum e poi la sconfitta delle leggi passate da questa
maggioranza: “arrabbiati”, “terrorizzati”, “emotivi”. Aggettivi che parlano di
attori irrazionali. Un po’ come succede quando si parla di donne, alle quali,
vale ricordarlo, non si voleva concedere il diritto di voto perché incapaci di
ragionare imparzialmente, di pensare in termini di giustizia, a causa della
loro vicinanza alle pulsioni naturali, della loro emotività.
Cittadini come donne e come bambini: infantilizzati per non farli cadere in
errore, e bollati di irrazionalità quando agiscono di testa loro! Le carte
vengono sovesciate. Poiché quando gli italiani si identificano con un capo
carismatico sono razionali, mentre quando votano contro le sue indicazioni sono
emotivi. Un controsenso plateale se si pensa che il diritto di voto è praticato
in silenzio proprio per consentire a ciascun cittadino di scegliere
liberamente, con la propria testa. La cittadinanza democratica non agisce in
massa quando parla con autorità sovrana, ma individualmente, proprio perché
presume che tutti noi sappiamo distinguere il bene e il male. Ma chi ci governa
pensa alla democrazia come a una giostra sulla quale ci si deve stare come e
fino a quando lo decide il manovratore.
Vediamo di smontare questa lettura infantilizzante con una riflessione su
questo risultato referendario. Di irrazionalità ed emotività in questi
cittadini che si sono recati a votare nonostante gli sgambetti dei poteri
centrali se ne vede poca. Gli esperti ci dicono che gli italiani ricevono le
informazioni per l’8% dalla carta stampata e per la restante parte attraverso
le televisioni nazionali, statali e private. Le televisioni di stato e Mediaset
sono state comandate o di tacere sui quesiti dei referendum. Quindi, questi
cittadini “irrazionali”, “arrabbiati” ed “emotivi” si sono impegnati con
costanza e nel tempo a cercare altrove quello che non trovavano seduti
comodamente in poltrona. Se l’emotività e l’irrazionalità suggerisce questi
comportamenti razionali protratti nel tempo, non occasionali, allora le scienze
sociali devono rivoluzionare i loro metodi. Ma ovviamente le cose non stanno
così.
Consideriamo per esempio il movimento anti-nucleare: questo è longevo
abbastanza da aver sedimentato la sua presenza nella società, ed è inoltre
fatto di gente che sa molte più cose dei ministri che discettano di energia e
di nucleare. E prendiamo i movimenti che hanno tenuto viva in questi lunghi
mesi la questione dell’acqua come bene comune: le informazioni che hanno
distribuito dovunque, nelle città grandi e piccole, con i metodi tradizionali e
con quelli on line, sono puntuali e chiare. E infine: c’è forse bisogno di
movimenti specifici per comprendere che la legge sul legittimo impedimento è un
esempio offensivo di privilegio, uno strappo al principio di uguaglianza?
In tutti questi casi, i cittadini italiani hanno dimostrato di essere stati
molto razionali e competenti. E per questo hanno disobbedito e dissentito,
esercitando cioè una virtù democratica. Poiché, non va dimenticato che il
raggiungimento del quorum e poi la vittoria dei Sì sono stati possibili grazie a
molti cittadini orientati verso i partiti del centro-destra. Nel caso della
Lega Nord la disobbedienza è stata un segno ancora più straordinario di
democrazia. Poiché questo è un partito nel quale l’appartenenza identitaria,
emotiva e passionale, è più importante della conoscenza e della convinzione
individuale nel guidare le decisioni degli elettori. La disobbedienza dei
fedeli della Lega all’indicazione del leader Bossi è stata una girata di spalle
all’emotività dell’appartenenza in nome di un ragionamento di questo tipo:
l’incoerenza tra il dire e il fare che l’alleanza con il Signore di Arcore
impone alla Lega è tale da richiedere che venga dal “basso” un segnale forte.
Anche in questo caso, un ragionamento tutt’altro che emotivo. Non comprenderlo
sarebbe davvero irrazionale.
La saggezza dei cittadini ha stupito un po’ tutti, anche a sinistra. Poiché
fino alle vittorie delle elezioni amministrative nemmeno qui si era investito
davvero sui referendum, anche perché si temeva che si traducessero in un ennesimo
fallimento. Le brucianti sconfitte degli ultimi 16 anni hanno indotto molti a
sinistra a non investire nella partita referendaria. Ed è anche questa
un’indicazione importante perché dietro il timore del quorum si può leggere una
mancanza di conoscenza di quel che stava succedendo fuori delle sedi di
partito.
Alla fine dei conti, dunque, pare che gli emotivi, gli irrazionali e gli
impauriti siano da cercarsi fuori dalla cittadinanza ordinaria, la quale ha
dimostrato di essere molto politica perché ha identificato la politica con
riflessioni su ciò che è giusto e conveniente per la società tutta. Ha
dimostrato di sapere che cosa significa avere autorità democratica: saper dire
Sì e No ragionando con la propria testa, senza obbedire. La lunga stagione delle
docilità sembra proprio finita.
http://www.repubblica.it 20/6/2011

Precedente: Questo tempo ha perso la speranza








