E Perelman insegna: il genio non si può comprare
Il matematico russo che ha rifiutato un premio di un milione di dollari
“Non tutto si compra”. Questa la scritta che compare sulle magliette con sopra stampato il suo volto. Ne circolano diverse a San Pietroburgo, ultimamente. Il volto è quello di Grigorij Perelman, il genio russo della matematica che qualche giorno fa ha rifiutato un premio da un milione di dollari. Roba da geni, appunto. Soltanto un uomo fuori dal comune, che vive una sorta di eremitaggio, può arrivare a tanto disprezzo per il vil denaro.
Una storia singolare la sua, ma in fondo comune a quella delle persone come lui dotate di un talento inconsueto e straordinario in una disciplina che ne riempie del tutto l’esistenza. Nato nell’allora Leningrado quarantaquattro anni fa, da un padre ingegnere elettrico e una madre insegnante di matematica, già da bambino il suo destino “diverso” era segnato. Frequenta infatti un istituto per bambini particolarmente dotati e a 16 anni vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi della matematica a Budapest. Laureato alla facoltà di Matematica e meccanica dell’Università di San Pietroburgo, con una specializzazione in matematica avanzata e fisica, viene chiamato dagli atenei americani, e tra l’altro dal prestigioso Massachusetts Institute of Technology. A metà degli anni Novanta, tornato in Russia lavora all’Istituto Steklov di Matematica, a Leningrado, dove pur ottenendo risultati brillanti con i suoi studi non andando mai sulla ribalta. Nel ’96 rifiuta il riconoscimento dell’European Mathematical Society perché ritiene la giuria incompetente. In seguito rifiuta di essere intervistato dalla rivista Nature perché non ama apparire. Ma, suo malgrado, la ribalta lo sta aspettando. Nel 2000, l’Istituto matematico Clay proclama i sette Problemi del Millennio, mettendo in palio un milione di dollari per ogni soluzione. Risolverli, infatti, può avere importanti implicazioni economiche. Fra queste sette c’è la Congettura di Poincaré, proposta dal matematico francese nel 1904, un complesso problema di topologia. Siamo nel 2002 e Perelman pubblica sul sito arXiv il primo saggio di una serie con cui cerca di dimostrare la Congettura di geometrizzazione di Thurston, risultato che comprende come caso particolare la Congettura di Poincaré. Un’impresa davanti alla quale molti matematici hanno dovuto arrendersi. Ma non lui. Nell’agosto del 2006 i matematici che hanno seguito il suo lavoro portano a termine una documentazione di oltre 1000 pagine in cui è spiegata passo per passo la dimostrazione completa della congettura di Poincaré. Nello stesso periodo Perelman rifiuta la medaglia Fields, una sorta di Premio Nobel dei matematici, definendo il premio come «del tutto irrilevante. Se la soluzione è quella giusta, non c’è bisogno di alcun altro riconoscimento».
E non sarà l’ultimo suo diniego. Nel marzo di quest’anno, infatti, il presidente dell’Istituto Clay, James Carlson, lo contatta per informarlo della ricompensa che gli spetta per aver risolto la Congettura di Poincaré. Perelman si prende una lunga pausa di riflessione e, una settimana fa, comunica di non accettare il premio da un milione di dollari. «Non voglio essere uno scienziato da vetrina – dichiara - e troppi soldi in Russia generano solo violenza».
Ma, il paradosso è che questo genio della
matematica che non vuole essere abbagliato dai riflettori in questi giorni è
diventato un personaggio di cui si parla molto in tutto il mondo, proprio per
la sua scelta radicale e controcorrente. Lui, però, sembra proprio non
interessarsi del clamore intorno al suo gesto. È pronto a rituffarsi
nell’anonimato, nel suo povero appartamento della periferia di San Pietroburgo,
dove vive con la madre, senza amici. I soldi e la fama, ne è convinto, fanno
male. E così, mentre in tutto il suo paese il capitalismo importato
dall’Occidente dà il peggio di sé, lui preferisce andare in giro come un
barbone e nutrirsi di rape e cavoli neri.
http://www.ffwebmagazine.it 9
luglio 2010

Precedente: La complicata ricerca di un sostituto dell'ici








