È difficile correre con le scarpe nel fango
Scalfari risponde alla lettera di Bertolaso
Egregio sottosegretario, la ringrazio
per la pronta risposta alle mie domande. Osservo, tanto per cominciare questo
mio commento alla sua lettera, che la sua rapidità le fa onore. Il presidente
del Consiglio aspettò sei mesi prima di riscontrare le domande che il nostro
giornale gli aveva posto e, dopo sei mesi, usò un libro di Bruno Vespa come
strumento intermediario. Lei si presenta invece per quello che è, o almeno per
quello che crede di essere o addirittura per quello che noi dovremmo credere
che lei sia. Proverò dunque a districare l'essenza che sta dentro alle sue
parole e cercherò di farlo con equanimità.
Quello che a lei soprattutto importa è il tempo. Lo dice varie volte nel corso
della sua lettera. Scrive: "Quella della Protezione civile è l'unica
normativa che considera la variabile "tempo" come reale e
cogente". E più oltre: "Avrei dovuto forse chiedere al presidente del
Consiglio che rinunciasse alle uniche norme che consentono di operare con
efficacia? Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in
attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e
di fare delle Pubbliche Amministrazioni?".
Lei mescola insieme due cose, egregio sottosegretario, che vanno invece tenute
rigorosamente distinte, come infatti erano state distinte nella legge sulla
Protezione civile del 1992 poi innovata dal governo Berlusconi. Una cosa è
l'intervento della P. C. nel caso di catastrofe naturale (terremoti,
inondazioni, frane, incendi, calamità meteorologiche eccetera) dove il fattore
tempo è assolutamente cogente. Nel mio articolo di domenica scorsa le ho dato
atto dei suoi pronti ed efficaci interventi ed ho scritto che in quei casi lei
era autorizzato a "passare col semaforo rosso". Ma è cosa
completamente diversa quella dei Grandi eventi diversi da quelli suddetti. Qui
non c'è alcuna cogenza del fattore tempo. Si tratta di iniziative programmate a
mesi o anni di distanza. A lei non piace star fermo. Leggendo la sua lettera e
confrontandola con il suo modo di operare mi viene da pensare ad una sua natura
ciclomotoria. Ma vorrà darmi atto che non può pretendere che le istituzioni debbano
sovvertire i loro ordinamenti per soddisfare il suo desiderio di mobilità anche
quando non ce n'è alcun bisogno.
Quanto
all'ammodernamento della Pubblica amministrazione, il problema esiste ma non è
un suo problema, oppure lo è come per qualunque cittadino. Istituzionalmente è
un problema del Parlamento e del governo, non sta a lei motivare con esso la
politica della Protezione civile. Apprendo dalla sua lettera che lei non è
sottosegretario alla Protezione civile. Singolare notizia, anzi sorprendente. A
che cosa è dunque delegato, signor sottosegretario? Qual è la sua funzione nel
governo? Sarebbe molto interessante saperlo. Poiché di sottosegretari ce ne sono
fin troppi e costano, lei potrebbe dimettersi visto che a Palazzo Chigi è uno
sfaccendato. Perché non lo fa?
La Protezione Spa
non è soltanto uno strumento tecnico posto al di fuori della Pubblica
Amministrazione. Tra l'altro il decreto in discussione contiene una norma che
vi sottrae da qualunque intervento della magistratura, con valenza addirittura
retroattiva. Nessun controllo preventivo della Corte dei Conti e della
giustizia amministrativa. Quanto è venuto a galla sulla gestione dei suoi
appalti in Sardegna e in altri luoghi dovrebbe allarmare lei prima di ogni
altro. Un verminaio, dove i vermi sono coloro che hanno beneficiato degli
appalti destinati ad una ristretta e ben nota cricca. Lei scarica Balducci e De
Santis (non in questa lettera ma in altre interviste rilasciate nelle ultime
quarantott'ore a vari giornali). Ma il responsabile politico di tutta
l'operazione è lei e insieme a lei il presidente del Consiglio che è
- come lei dice - il suo unico referente. Non si
possono rivendicare i successi e lavarsi le mani dal verminaio. Lei se ne rende
conto, spero.
Lei è lusingato (lo scrive) per il fatto che molti anzi moltissimi chiedono di
entrare a far parte dei Grandi eventi e si dice stupito di questa corsa verso la Protezione civile di chiunque
debba portare avanti un suo progetto. Mi stupisco del suo stupore. La normativa
che regola la P. C.
dice infatti che la copertura delle vostre spese viene effettuata prendendo i
denari dove ci sono, da qualunque capitolo di spesa, da qualunque fondo di
riserva. Sempre in ottemperanza al criterio della velocità. Ma poiché ormai il
ventaglio dei vostri interventi è diventato amplissimo e le spese sono
altrettanto cresciute, questo stravolgimento delle poste di bilancio spiega il
perché di tante attese riposte in lei. Ed è anche la spiegazione del vincolo a
doppio filo che lega lei al premier e questi a lei: governate senza il
Parlamento, senza i ministri competenti per materia, a cominciare da quello
dell'Economia. Del resto è lei a scriverlo nella sua lettera: "Mi sono
battuto perché la competenza della Protezione civile fosse propria del
presidente del Consiglio risolvendo in questo modo il problema di evitare di
affidarsi a forme di coordinamento senza potere esercitate da un ministro di
pari grado ad altri ministri".
Dico la verità: lei, egregio sottosegretario senza deleghe, è formidabile. Le
sfuggono dalla penna delle verità e degli obiettivi che dimostrano dove può
portare l'ideologia del fare quando è affidata a forme preoccupanti di
egolatria e megalomania. Lei è riuscito a dare al premier quel potere di fatto
che l'ordinamento ancora non gli ha conferito. Avete insieme bypassato
l'ordinamento vigente, potete modificare tra voi due le poste di bilancio,
l'avete fatto e lo farete sempre di più, non solo per le catastrofi ma per
tutto ciò che vi passerà per la mente o passerà per la mente dei vostri amici.
Lei pensa che questo sia il modo di servire lo Stato? Lascio ai lettori e alla
pubblica opinione di giudicare.
Non entro nelle questioni che riguardano le inchieste giudiziarie ma voglio
assicurarla: a noi non piace affatto rimestare nel fango. Ma se il fango c'è è
nostro dovere professionale raccontare chi c'è in mezzo a quel fango e che cosa
ha fatto per esserne lordato. Spero vivamente che lei non sia di quelli ma si
tratta purtroppo di suoi intimi amici.
http://www.repubblica.it 15 febbraio 2010

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