Distratto un´ora su due. La vera fuga del cervello
Dall´Università di Harvard uno studio sul perché ci si distrae. Solo il sesso e i figli mantengono i pensieri aderenti alla realtà di Elena Dusi
Al lavoro, al computer o alla tv metà del tempo si pensa ad altro
"Il cervello è fatto per pensare senza posa. Si resta concentrati nelle
attività emotive".
Che fascino avrà mai la realtà, di fronte alla fantasia. Sembra che il presente
per il nostro cervello sia una gabbia da cui fuggire. La metà del tempo in cui siamo
svegli la trascorriamo infatti pensando ad altro rispetto all´attività in cui -
apparentemente - siamo concentrati. All’università di Harvard si sono divertiti
a tracciare una mappa delle divagazioni della mente, o "mind
wandering".
Lo studio di Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert esce oggi su Science e
conclude che: "A differenza degli altri animali, l´uomo trascorre gran
parte del tempo pensando a cosa non sta accadendo attorno a lui, contemplando
eventi che sono avvenuti nel passato, che potrebbero avvenire nel futuro o che
semplicemente non avverranno mai".
La divagazione, secondo i ricercatori, è il modo operativo dominante del
cervello, quello che si instaura in automatico quando proprio non siamo
costretti a impegnarci. Da distratti trascorriamo il 46,9 per cento delle
nostre giornate e c´è una sola attività in cui scendiamo al di sotto del 30 per
cento: quella sessuale. Lavoro, computer, televisione e conversazione sono gli
sfondi ideali per la divagazione. Fare sport, giocare, ascoltare la radio,
prendersi cura del proprio corpo o dei figli sono al contrario compiti che
mantengono la mente relativamente aderente alla realtà.
«In questo non c´è nulla di strano. Il mind wandering è tanto diffuso perché
fermare il pensiero è impossibile. Il cervello umano è fatto per lavorare senza
posa», spiega Maria Brandimonte, autrice per Il Mulino del libro "La
distrazione" e docente di psicologia dei processi cognitivi all´università
Suor Orsola Benincasa di Napoli. «Più è impegnativo il compito che svolgiamo,
più la nostra mente incontrerà spunti interessanti da inseguire, strade
alternative da percorrere. La concentrazione resta più alta nelle attività che
ci coinvolgono emotivamente, come quella sessuale».
Per seguire il corso dei pensieri dei loro 2.250 volontari, gli psicologi di
Harvard hanno usato uno strumento del tutto nuovo per la loro disciplina:
l´iPhone, con un´applicazione messa a punto apposta per loro. Durante la
giornata, i soggetti studiati dovevano ripetutamente comunicare via web l´attività
che stavano svolgendo e confessare quanto fossero distratti. Spesso (42,5 per
cento dei casi), la mente era attratta da divagazioni piacevoli. Nel 26,5 per
cento dei casi la distrazione riguardava pensieri sgradevoli e nel 31 per cento
dei casi l´immaginazione era neutra.
Nel complesso, il non riuscire a concentrarsi provocava senso di frustrazione,
tanto che i due ricercatori hanno intitolato il loro articolo "Una mente
che divaga è una mente triste". Sarà questo il motivo, suggeriscono gli
autori, per cui "molte filosofie e religioni insegnano che la felicità
consiste nel vivere il presente, addestrando i praticanti a concentrarsi, a
restare "qui e ora" e resistere alle distrazioni". In effetti,
un´altra attività oltre al fare l´amore si è rivelata impermeabile ai pensieri
sporadici: la preghiera unita alla meditazione.
Repubblica 12.11.10

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