Dieci passi nel Futuro
La terza rivoluzione industriale rende possibile una nuova Europa sociale nel ventunesimo secolo. Il sogno europeo è il fulcro della nuova Europa sociale.
La terza rivoluzione industriale rende possibile una nuova
Europa sociale nel ventunesimo secolo. Il sogno europeo è il fulcro della nuova
Europa sociale. La maggior parte degli europei sperano soprattutto in una nuova
Europa sociale fondata sulla “qualità della vita”. Il sogno europeo sottolinea
i diritti umani e sociali in un quadro di equilibrio tra modelli sociali e di
mercato e con prospettive di cooperazione e di pace.
Il sogno di una Europa sociale è al momento minacciato dall’incremento dei
prezzi del petrolio e del gas e dagli effetti del cambiamento climatico sulle
comunità e sugli ecosistemi del continente.
Presupposto di tutto è la terza rivoluzione industriale senza la quale è
impossibile una nuova Europa sociale. La terza rivoluzione industriale e la
nuova Europa sociale garantiranno all’Europa cinquant’anni di integrazione.
È necessaria ora una chiara agenda politica che consenta alla Commissione
Europea di proseguire la realizzazione del progetto europeo. La nuova Europa
sociale poggia su dieci pilastri ciascuno dei quali ha come presupposto la
terza rivoluzione industriale:
1) Un livello di vita sostenibile: l’incremento di lungo periodo dei prezzi del
gas e del petrolio e i crescenti effetti del cambiamento climatico su settori
commerciali che vanno dall’agricoltura al turismo, stanno gia’ producendo
conseguenze pesanti sul livello di vita di milioni di europei. I prezzi dei
prodotti alimentari sono in continua ascesa e lo stesso dicasi per i servizi e
per i prodotti di largo consumo.
Negli anni a venire la situazione non può che peggiorare mettendo in pericolo
il sogno di una nuova Europa sociale. I governi, il mondo finanziario e
imprenditoriale e la società civile debbono mobilitarsi insieme per passare a
nuove forme di energia.
2) L’effetto di moltiplicatore economico: la transizione verso la terza rivoluzione
industriale comporterà una riconfigurazione globale delle infrastrutture
europee con la creazione di milioni di posti di lavoro e di nuovi beni e
servizi con un effetto di moltiplicatore economico che si farà sentire fino
alle seconda metà del ventunesimo secolo. Saranno necessari massici
investimenti nelle energie rinnovabili, dovremo ristrutturare milioni di
edifici trasformandoli in vere e proprie centrali elettriche e impianti di
produzione di energia e saremo costretti ad abbandonare la tecnologia obsoleta
delle automobili alimentate dal motore a combustione interna.
3) Nuovi lavori e modelli imprenditoriali per il ventunesimo secolo : il
rifacimento delle infrastrutture europee e l’ammodernamento dell’apparato
industriale comporterà una massiccia operazione di riqualificazione dei
lavoratori europei come già avvenne all’inizio della prima e della seconda
rivoluzione industriale. La forza lavoro della terza rivoluzione industriale
dovrà essere esperta di energie rinnovabili, di edilizia verde, di tecnologia
dell’informazione, di nano-tecnologie, di chimica sostenibile, di gestione di
griglie energetiche digitali, di mezzi di trasporto alimentati ad energia
elettrica e idrogeno e di centinaia di altre tecnologie. Imprenditori e manager
dovranno conoscere nuovi modelli di impresa, tra cui il commercio open-source e
networked, la ricerca distribuita e collaborativa e le strategie di sviluppo,
la logistica sostenibile a basso impiego di carbone e la gestione delle catene
di approvvigionamento.
4) Migliorare la sicurezza energetica dell’Europa: la Ue ha cominciato ad occuparsi
di sicurezza energetica con la creazione della Comunità Europea Carbone e
Acciaio e l’introduzione del progetto Euratom. L’Europa dovrà creare un regime
di energia rinnovabile autosufficiente e diffuso capillarmente che sia in grado
di garantire l’indipendenza energetica. Un sistema integrato europeo consentirà
a ciascun Paese della Ue di produrre l’energia di cui ha bisogno e di
distribuire agli altri Paesi l’eccesso di produzione.
5) Realizzare l’Agenda di Lisbona e diventare l’economia più competitiva del
mondo: l’industria europea dispone di un know-how scientifico, tecnologico e
finanziario tale da aprire la strada alle energie rinnovabili, all’edilizia
verde, all’economia fondata sull’idrogeno e da avviare il mondo verso una nuova
era economica.
L’industria automobilistica, quella chimica, quella manifatturiera, quella
informatica e delle comunicazioni, le industrie bancaria e assicurativa sono in
grado di dare impulso alla terza rivoluzione industriale. Inoltre la Ue è il più grosso mercato
mondiale per l’energia solare ed è leader mondiale nella produzione di energia
eolica. Resta solo alla Ue il compito di creare un mercato unico e integrato
dell’energia. Pur essendo potenzialmente il più grande mercato interno del
mondo con i suoi 500 milioni di consumatori e altri 500 milioni di consumatori
nelle zone associate che abbracciano il Mediterraneo e il Nord Africa, la Ue non ha ancora creato
infrastrutture logistiche efficienti con una comune griglia di trasporti, di
comunicazioni e di energia.
6) Dare più potere alla gente e promuovere una rete europea: la terza
rivoluzione europea porta ad una nuova Europa sociale nella quale il potere
sarà più capillarmente diffuso in modo da incoraggiare nuovi livelli di
collaborazione tra i suoi 500 milioni di cittadini. Nella nuova era, imprese,
enti locali e proprietari di abitazioni diventeranno produttori oltre che
consumatori di energia - stiamo parlando della cosiddetta “generazione distribuita”.
Così come nel decennio scorso la rivoluzione della “comunicazione distribuita”
ha allargato le menti e ha democratizzato le comunicazioni, la terza
rivoluzione industriale intende democratizzare l’energia. La democratizzazione
dell’energia diventa un punto focale della nuova Europa sociale e l’accesso
all’energia diventa un diritto fondamentale inalienabile dell’era della terza
rivoluzione industriale. Nel ventesimo secolo abbiamo assistito
all’allargamento della partecipazione politica e ad un più diffuso accesso
all’istruzione e all’economia per milioni di europei. Nel ventunesimo secolo
anche l’accesso all’energia diventerà un diritto sociale ed umano.
7) L’istruzione nel ventunesimo secolo: La prima e la seconda rivoluzione
industriale furono accompagnate da profonde trasformazioni dei sistemi
scolastici. Anche la terza rivoluzione industriale comporterà una radicale
riforma della scuola per preparare le future generazioni a lavorare e vivere in
un mondo post-carbone. Le scuole e le università dovranno insegnare
prevalentemente informatica, bio e nano-tecnologie, scienze della terra,
ecologia, teoria dei sistemi, modelli di apprendimento open-source e capitale
sociale. Dovremo educare i nostri figli a pensare come cittadini globali e prepararli
a passare dalla tradizionale geopolitica del ventesimo secolo alla politica
della biosfera globale del ventunesimo secolo. L’istruzione riguarderà il
compito di tutelare la salute della biosfera del pianeta e di promuovere gli
ecosistemi regionali.
8) Una qualità della società della vita umana: nella nuova Europa sociale del
ventunesimo secolo, l’opportunità economica del singolo diviene parte di una
più ampia visione sociale che punta a creare una qualità della società della
vita umana. I tradizionali indicatori economici del ventesimo secolo che
sottolineano il prodotto interno lordo e il reddito pro capite saranno
affiancati da indicatori altrettanto importanti sulla qualità della vita, sui
diritti umani e sociali, sul livello di istruzione, sulla salute, sulla
sicurezza delle comunità, su un giusto rapporto tra lavoro e tempo libero e
sulla qualità dell’ambiente. Nella terza rivoluzione industriale motori della
qualità della società della vita umana sono il potere distributivo e le
comunità sostenibili.
9) Ripensare la globalizzazione dal basso: la transizione, che durerà mezzo
secolo, dalla seconda alla terza rivoluzione industriale modificherà
profondamente il processo di globalizzazione. A risentirne maggiormente saranno
probabilmente i Paesi in via di sviluppo. Può sembrare incredibile ma oltre la
metà degli abitanti del pianeta non ha mai fatto una telefonata e un terzo non
dispone di corrente elettrica, la qual cosa funge da moltiplicatore della
povertà. L’accesso all’energia garantisce maggiori opportunità economiche. Se
milioni di individui e comunità diventassero produttori dell’energia che
consumano, le conseguenze sarebbero enormi e cambierebbe anche la geografia del
potere. Le comunità locali sarebbero meno soggette alla volontà di centri di
potere lontani. Le comunità potrebbero produrre beni e servizi sul luogo e
venderli in tutto il mondo. È questa l’essenza della politica dello sviluppo
sostenibile e di una globalizzazione ripensata dal basso.
10) Il lascito dell’Europa, un pianeta sostenibile: nel 1960 il presidente
Kennedy invitò la generazione americana del baby boom ad aiutarlo a portare un
uomo sulla luna entro dieci anni e ad esplorare lo spazio. Nel ventunesimo
secolo l’Europa deve svolgere un ruolo guida nella salvezza della biosfera
sulla terra.
Per passare dalla seconda alla terza rivoluzione industriale è necessario un
piano di transizione di lungo periodo e attentamente studiato. L’Unione Europea
lo sa e si è impegnata a seguire un processo che poggia su due pilastri: 1) incrementare
l’efficienza energetica e ridurre del 20% l’uso di carbone entro il 2020 e 2)
centrare l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili e posare le basi della
terza rivoluzione industriale entro la prima metà del ventunesimo secolo.
*Il testo è un’anticipazione dell’intervento che Jeremy Rifkin terrà oggi a
«GlobaleLocale», la scuola politica estiva del Pd che si svolge in questi
giorni in Toscana a Castiglione del Lago, Cortona e Montepulciano
Jeremy Rifkin è presidente della Foundation on Economic Trends con sede a
Washington e insegna all’Università di Pennsylvania
(Traduzione di Carlo Biscotto)
l'Unità 13 settembre 2008

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