Darwin, antidoto all'ignoranza
Il 20% degli italiani nega che l'uomo discenda in qualunque modo dagli animali.
Il suo libro, "Il più grande spettacolo della terra. Perché Darwin aveva ragione" in uscita per Mondadori, riporta sondaggi
inquietanti, secondo cui il 20% degli italiani nega che l'uomo discenda in
qualunque modo dagli animali, e il 32% pensa che i primi uomini siano vissuti
all'epoca dei dinosauri!
Come spiega, professor Dawkins, una tale ignoranza scientifica in un'epoca tecnologica e in un paese sviluppato?
«Purtroppo non è un problema solo italiano, ma europeo e
statunitense. E non riguarda solo l'evoluzione: una percentuale analoga, del
24% in Italia, pensa che la
Terra impieghi un mese a girare attorno al Sole! Il che
significa che c'è un'ignoranza scientifica generalizzata». Ma con
l'evoluzionismo ci sono ovviamente ragioni particolari, non crede? «Certamente,
soprattutto tra i fedeli della cosiddetta Chiesa Bassa dei paesi protestanti.
Sarei sorpreso che fosse così in un paese a maggioranza cattolica. Mi sembra
che la Chiesa
accetti l'evoluzione, almeno ufficialmente, a parte l'origine dell'anima umana:
se ho ben capito, secondo loro a un certo punto ci dev'essere stato qualcuno
che aveva un'anima, mentre i suoi genitori non l'avevano».
A dire il vero, l'enciclica di Pio XII
Humani generis dice esplicitamente che un cattolico deve credere all'esistenza
reale, e non metaforica, di Adamo ed Eva.
«Questa non la sapevo! Mi faccia controllare in rete.
Ohibò, è vero! Molto interessante. Io sono stato criticato per aver attaccato i
fondamentalisti, invece che i "veri" teologi, ma qui abbiamo
addirittura un papa recente che dice queste cose! Affascinante, lo userò d'ora
in poi».
Il papa attuale, Benedetto XVI, e il suo
allievo Christian von Schönborn, cardinale di Vienna, si sono invece espressi
apertamente a favore del Disegno Intelligente. Lei cosa ne pensa?
«Molti aspetti del mondo vegetale e
animale mostrano che, se ci fosse un Disegno, sarebbe non intelligente! E' più
sensato pensare che non ci sia stato nessun Disegno, e che la Natura sia il prodotto di
un'evoluzione storica».
E il Principio Antropico, secondo cui viviamo in universo fatto apposta in modo
da permettere la nostra esistenza?
«Oh, quella è un'altra faccenda, da tenere ben distinta
dalla precedente, benché le due cose vengano spesso mescolate. Il Principio
Antropico è un argomento ateo, che isola scientificamente le condizioni
necessarie alla vita».
Anche il Disegno Intelligente, però, non è
necessariamente teistico.
«E' vero. Si può pensare che la pianificazione sia stata
fatta da alieni, ad esempio, come nella teoria della panspermia difesa
nientemeno che da Francis Crick nel suo libro La vita stessa. Ma naturalmente
questo è solo un Disegno locale, che non spiega l'origine degli alieni che
avrebbero dato origine alla vita terrestre».
Vogliamo ora passare alle prove
dell'evoluzione? Per cominciare, inizierei da quelle che già Darwin aveva dato,
a partire dall'analogia con la selezione artificiale.
«E' un esempio eccellente, che oggi viene usato meno di quanto si dovrebbe. In
fondo, la selezione artificiale non è altro che la verifica sperimentale della
selezione naturale: in parte effettuata coscientemente nei laboratori oggi, ma
in parte effettuata inconsciamente nel corso dei secoli da coltivatori e
allevatori. Darwin amava molto gli esperimenti sui piccioni, ma a me sembra che
l'esempio più spettacolare di quanti cambiamenti si possano produrre in poco
tempo sono i cani, dal chihuahua all'alano».
Darwin ha anche refutato fin da subito
l'obiezione creazionista dei cosiddetti "organi complessi", come
l'occhio.
«Sì, facendo notare che spesso non è vero che un organo complesso funziona
soltanto come sistema integrato di tutte le sue parti: anche un quarto, o
addirittura un centesimo, di occhio vedono meglio che nessun occhio! E nel
regno animale si trovano esempi di vari stadi di evoluzione incompleta
dell'occhio, che lo dimostrano».
Darwin fece anche
notare le tracce lasciate dall'evoluzione negli organi vestigiali, come le ali
degli uccelli che hanno smesso di volare.
«Quegli organi non più funzionanti sono esempi meravigliosi ed eleganti di un
avvenuto cambiamento, di cui forniscono una testimonianza storica. Oggi poi
sappiamo che ci sono non solo organi, ma anche geni vestigiali: i cosiddetti
pseudogeni, che hanno tutta l'apparenza dei geni normali, ma non sono più
nemmeno trascritti. Sono un po' l'analogo dei frammenti di programmi e di file
che rimangono sull'hard disk del nostro computer, benché non siano più
accessibili».
Vorrei ora passare alle prove che ai
tempi di Darwin non avevano sufficiente evidenza, tipo i fossili.
«Di fossili animali ce n'erano già allora, naturalmente, ma mancavano quelli
umani: è a quelli che ci si riferiva, parlando di "anelli mancanti".
In seguito ne sono stati trovati un'enormità: soprattutto in Africa, che era il
luogo in cui già Darwin aveva capito si sarebbero dovuti cercare, a causa della
grande somiglianza degli uomini con le scimmie africane quali gli scimpanzè e i
gorilla, più che con le scimmie asiatiche quali gli oranghi e i gibboni».
Ci sono poi argomenti
che Darwin non poteva addurre, perché si basano su scoperte successive, come la
genetica.
«Effettivamente, se c'è un campo nel quale Darwin si sbagliò, fu certamente la
genetica.
Dopo la scoperta della doppia elica da parte di Watsone Crick, direi che la
genetica è diventata una branca dell'informatica: una sequenza di DNA è simile
a un nastro di computer, benché in un alfabeto quaternario invece che binario,
e si legge e si trascrive nello stesso modo».
Nonostante tutte queste prove, come mai i
creazionisti insistono a non considerare l'evoluzione una teoria scientifica?
«Forse perché la considerano una teoria storica, parte
dell'umanesimo invece che della scienza (benché, ironicamente, quasi tutti i
creazionisti siano umanisti). Ma sbagliano, perché invece è basata su evidenza
sperimentale, predittiva, e verificabile o refutabile: ad esempio,
l'evoluzionismo prevede che non si possano trovare fossili di mammiferi negli
strati del devoniano, e un loro ritrovamento sarebbe una confutazione della
teoria».
C'è un'ultima obiezione, proposta da un
paio di fisici balzani, secondo cui l'evoluzionismo non sarebbe scientifico
perché non descritto da formule matematiche.
«Questa, poi! Il neodarwinismo moderno è basato sull'idea che la frequenza dei
geni nelle popolazioni cambia nel tempo, e le principali ipotesi necessarie al
cambiamento, e dunque all'evoluzione, si derivano da una famosa formula dovuta
a Hardy e Weinberg. La moderna genetica evolutiva è altamente matematica, piena
di formule: ci sono addirittura riviste scientifiche interamente dedicate ai
fondamenti matematici della teoria. Anche questa obiezione, come tutte le
altre, è semplicemente disinformata».
http://www.repubblica.it 19.2.10

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