Così va cambiata la legge elettorale
Le proposte di un gruppo di costituzionalisti.
Caro direttore,
In Italia, come nelle altre democrazie moderne, la sovranità
popolare si esprime nelle forme e nei limiti della Costituzione. Tali forme
sono in Italia quelle della democrazia parlamentare: il potere di nomina del
presidente del Consiglio appartiene al presidente della Repubblica, unico
requisito indispensabile per la formazione di un governo è quello di ottenere
la fiducia delle due Camere, lo scioglimento delle Camere è disposto dal capo
dello Stato, e i membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza
vincoli di mandato.
Riteniamo inaccettabili e infondate interpretazioni che tendano ad accreditare
la prevalenza sulla Costituzione vigente di una presunta “Costituzione
materiale” basata sulla elezione diretta del governo o del presidente del
Consiglio.
Allo stesso tempo, siamo consapevoli che la deriva plebiscitaria che attraversa
il nostro discorso pubblico trae alimento dalle modalità con cui il sistema
maggioritario è stato introdotto nel nostro paese nella forma di un inedito
“bipolarismo di coalizione” sconosciuto agli altri sistemi democratici europei.
In particolare, riteniamo fortemente dannoso il meccanismo del premio di
maggioranza previsto dalla normativa attuale che esaspera e radicalizza il
confronto politico-elettorale e impernia la competizione elettorale su
schieramenti precostituiti, unificati dal leader, ma spesso disomogenei, invece
che, come avviene nel resto d´Europa, su liste o candidati di partiti, venendo
così a svolgere impropriamente la funzione di surrogato di un sistema di tipo
presidenziale.
È prioritario dunque riformare la legge elettorale, rendendo la nostra
normativa coerente con l´impianto costituzionale e con i principi che regolano
la legislazione elettorale europea. Questa riforma deve seguire quattro
principi: superamento dell´anomalia del premio di maggioranza (che non è
presente in nessuna democrazia occidentale); ripristino di un rapporto tra
eletti e territorio; equilibrio tra rappresentanza e governabilità; riduzione
della frammentazione.
Tali principi possono essere tradotti in pratica sia attraverso una correzione
del sistema proporzionale con l´introduzione di collegi uninominali
maggioritari e di una soglia di sbarramento sul modello tedesco; sia attraverso
un sistema uninominale maggioritario a doppio turno sul modello francese. Con
le opportune correzioni, possono entrambi incentivare una moderna democrazia
dell´alternanza di tipo europeo.
In ogni caso, l´individuazione del sistema più idoneo e al tempo stesso più
capace di raccogliere il necessario consenso parlamentare spetta alle forze
politiche, alle quali rivolgiamo questo appello consapevoli che la riforma
della legge elettorale costituisce una necessità ineludibile per la nostra
democrazia.
Valerio Onida, Franco Casavola, Giovanni Maria Flick, Piero Alberto Capotosti, Enzo Cheli, Giovanni Sartori, Alessandro Pace, Sergio Bartole, Alessandro Pizzorusso, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Fulco Lanchester, Gaetano Azzariti, Paolo Caretti, Enzo Balboni, Federico Sorrentino, Cesare Pinelli, Renato Balduzzi, Stefano Merlini, Carlo Federico Grosso, Massimo Siclari, Stefano Passigli, Giancandido De Martin, Giovanna De Minico, Silvio Gambino, Enrico Grosso, Roberto Gualtieri, Franco Bassanini, Massimo Villone, Antonio La Spina, Carmela Salazar, Mauro Volpi, Antonio Zorzi Giustiniani, Mario Chiavario, Paolo Ridola, Giuditta Brunelli, Giovanni Cordini, Pietro Ciarlo, Margherita Raveraira, Antonio Cantaro, Michele Carducci, Stefano Grassi, Claudio De Fiores, Francesco Rigano, Antonella Sciortino, Roberto Toniatti, Roberto Scarciglia, Gianluca Gardini, Francesco Rigano, Roberto Romboli, Costantino Murgia, Antonio Saitta, Maria Paola Viviani Schlein, Salvatore Prisco, Salvatore Bellomia, Giuseppe Di Gaspare, Francesco Bilancia, Giampiero Di Plinio, Giovanni Di Cosimo, Riccardo Guastini, Stefano Maria Cicconetti, Maurizio Pedrazza Gorlero, Ernesto Bettinelli, Damiano Nocilla, Lorenzo Chieffi.
La Repubblica 09.09.10

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