Come tassare la speculazione e vivere meglio
Si allarga il movimento per una nuova tassazione sulle transazioni finanziarie, sostenuta a parole (ma non nei fatti) anche da alcuni governi europei.
Il mondo ha salvato la finanza cocainomane, ora c’è il
rischio concreto che la finanza possa uccidere chi l’ha mantenuta in vita. Non
tanto i governi, che hanno deciso nel momento dello tsunami di mettere a
disposizione del sistema finanziario oltre 13.000 miliardi di dollari (dati del
Fondo monetario internazionale), quanto i cittadini dei paesi che hanno visto
aggravarsi pesantemente i deficit pubblici, non a causa di un incremento della
spesa pubblica per investimenti o welfare, ma per pubblicizzare banche o per
costituire società ad hoc dove inserire titoli e immobili tossici.
Una tassa sulle transazioni finanziarie è quindi un’urgenza, una necessità, uno
dei primi obiettivi della società civile, che, in tutto il mondo da ormai due
decenni, si batte per mettere un argine alla deriva distruttrice, e in alcuni
casi criminale, del sistema finanziario globalizzato. Analisi e numeri in
materia non mancano, a sostegno di un prelievo fiscale di ridottissime
dimensioni (tra lo 0,01 e lo 0,05%), che vada a ridurre la propensione
altamente speculativa di alcuni operatori e, nello stesso tempo, a costituire
un fondo per la democrazia, la giustizia e la coesione sociale. Secondo la Banca dei Regolamenti
Internazionali ogni giorno si effettuano transazioni finanziarie per un
controvalore di 7.200 miliardi di dollari tra scambi sulle valute, derivati e
opzioni di svariata natura e rischiosità in larga parte su mercati non
regolamentati (gli stessi che hanno originato il panico post fallimento
Lehman).
Intervenire con una tassa globale è una battaglia di democrazia e trasparenza,
la stessa evocata da alcune istituzioni internazionali e da una parte
dell’ideologia iper-liberista quando si tratta di mettere le mani sui beni
comuni o di contrastare minimi interventi di regolazione. Attraverso un
piccolo, quasi insignificante, prelievo fiscale è possibile portare alla luce
del sole i protagonisti dell’assalto alle materie prime (che ha lasciato una
pesantissima eredità soprattutto sui paesi del sud del mondo dove sono
triplicati i prezzi per acquistare il cibo per la sopravvivenza giornaliera),
ma anche quelli che, negli ultimi dodici mesi, hanno deciso di sfruttare le
difficoltà di alcuni Paesi dell’area euro per attaccare la moneta unica. Mentre
la Grecia si
dibatteva per ottenere un aiuto da Bruxelles e Fmi, una parte dei suoi
cittadini metteva al riparo i capitali rastrellati negli ultimi due decenni per
acquistare immobili di prestigio a Londra oppure acquistava Cds (credit default
swap, sulla carta assicurazioni contro il fallimento dello stato debitore),
senza neppure possedere bond emessi da Atene.
La Tassa sulle
transazioni finanziarie non è una panacea, ma rappresenta il primo mattone di
nuove fondamenta che possano permettere di invertire una rotta che rischia,
altrimenti, di avere effetti realmente drammatici sulle democrazie di tutti i
paesi europei e nord americani. Gli introiti della Tassa globale (come viene
illustrato in questo opuscolo da Andrea Baranes) possono essere utilizzati per
risanare i conti pubblici, ridefinire le politiche per un welfare di
cittadinanza, decidere strategie economiche basate sulla sostenibilità sociale
e ambientale, perseguire gli obiettivi del Millennium Goal delle Nazioni Unite
per sradicare la povertà assoluta. E, con l’istituzione di questo strumento, si
può dare un contributo fondamentale al tentativo dei regolatori di mettere le
briglia ai mercati fuori controllo.
La stragrande maggioranza dei cittadini è all’oscuro del fatto che gli operatori
finanziari si sono costruiti un territorio extralegale, chiamato Otc (Over The
Counter), dove, in virtù della deregulation e dell’applicazione del principio
ideologico del mercato che si autoregola, possono esporsi a rischi
incalcolabili e destabilizzanti. Un terzo del gigantesco Tarp, il fondo per la
crisi creato dal Congresso degli Stati Uniti su indicazione del Governo, è
finito a una società di assicurazione privata, Aig, che ha utilizzato il danaro
pubblico per ripagare alcuni grandi operatori finanziari, Goldman Sachs in
testa, che si erano assicurati contro il fallimento della Lehman Brothers.
Ancora oggi, a distanza di quasi due anni da quella vicenda che ha
contrassegnato drammaticamente per tutto il mondo l’esistenza di una crisi in
atto già da più di un anno, il mercato Otc è fuori controllo e le autorità
monetarie non sono in grado di dimensionare la reale esposizione al rischio,
che, secondo la Banca
dei Regolamenti Internazionali, a fine 2009 ammontava a 614.000 miliardi di
dollari! La Ttf
serve anche a evitare che il mondo possa essere travolto dalla leva finanziaria
di una finanza fuori controllo
http://www.sbilanciamoci.info 08/06/2010

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