Come la scrittura cambiò il mondo
Un saggio sulle rivoluzioni grafiche da Diocleziano a Gutenberg
Più di cinquecento anni fa, l´invenzione della stampa ad opera di Gutenberg
inaugurò una fase nuova nella storia della cultura occidentale, sostituendo al
libro manoscritto, di per sé unico, la possibilità di riprodurre un libro
simultaneamente per un numero di copie potenzialmente illimitato. La stampa con
caratteri mobili aveva così posto le premesse di una sempre maggiore
democratizzazione del sapere. Nei secoli precedenti, il libro e la scrittura
erano stati monopolio delle classi sociali elevate, religiose e aristocratiche,
e persino le forme grafiche di scrittura erano il risultato di giochi di
potere. È questa una delle linee di fondo dell´aggiornata e brillante storia
delle scritture antiche e medievali a cura di Paolo Cherubini e di Alessandro
Pratesi (Paleografia latina. L´avventura grafica del mondo occidentale, Scuola
Vaticana di Paleografia, pagg. 785, euro 50).
Già il III secolo aveva conosciuto una rivoluzione grafica con la nascita di
una scrittura latina vergata con lettere minuscole. La nascita del doppio
binario grafico, maiuscolo e minuscolo, di cui ci serviamo ancora oggi aveva
cause sociali e politiche. Nell´impero di Diocleziano, l´alfabetizzazione aveva
raggiunto tassi elevatissimi, esigendo forme di scrittura capaci di assicurare
una maggiore leggibilità.
L´alta cultura classica e la religione cristiana che si stava sempre più
affermando volevano però disporre anche di libri di prestigio, un desiderio
così profondo da far nascere una nuova scrittura, l´onciale, che per cinque
secoli (dal quarto al nono) fu il principale vettore della nuova cristianità,
da Costantinopoli alla Spagna, dall´Egitto all´Inghilterra. I codici che
Gregorio Magno (590-604) affidò al monaco Agostino quando lo inviò in
Inghilterra per convertire gli Angli erano stupendi codici scritti in onciale.
Gregorio Magno viveva in una nuova Europa, governata dai Visigoti in Spagna,
dai Longobardi in Italia, dai Franchi in Gallia. In questa Europa, nata dalle
spoglie dell´Impero romano, l´uniforme scrittura minuscola latina finì per
lasciare il passo a scritture nazionali, insulari (Irlanda, Inghilterra),
merovingiche, visogotiche e così via.
Intorno all´anno 800, l´affermazione dell´impero di Carlomagno produsse una
nuova uniformizzazione della scrittura. Il rinnovamento degli studi voluto dal
nuovo imperatore aveva bisogno di un supporto grafico chiaro, ordinato,
elegante, per diffondere gli autori classici e le imponenti glosse dei loro
commentatori oltre che la letteratura biblica e cristiana. Non a caso, a creare
la scrittura carolina fu il consigliere culturale di Carlomagno, il monaco
Alcuino, uno dei più alti intellettuali dell´epoca.
Anche le università di Bologna e di Parigi dominarono per almeno due secoli il
panorama grafico europeo, imponendo una nuova scrittura, la minuscola gotica,
capace di accelerare la lettura di testi sempre più numerosi (sono ben più di
13.000 gli autori medievali stando al recente repertorio – Bislam – pubblicato
dalle Edizioni del Galluzzo www.sismel.it), grazie anche alle numerose
abbreviazioni, veri e propri ideogrammi indispensabili a una rapida
assimilazione mnemonica. Insomma, anche le forme grafiche di scrittura hanno
contribuito a costruire negli ultimi secoli del Medioevo un´Europa
universitaria omogenea.
Verso la metà del Trecento, Petrarca, Boccaccio ed altri preumanisti si dissero
però insoddisfatti delle litterae scholasticae, perché troppo ricercate e poco
leggibili, e incominciarono a sognare una scrittura più adatta a sostenere la
nuova cultura cui aspiravano. La realizzazione di questo sogno avverrà all´inizio
del Quattrocento a Firenze, per opera di uno dei primi umanisti, Poggio
Bracciolini, il quale, nel tentare di ritrovare la scrittura dell´antichità
romana creò la scrittura umanistica che è di fatto un´imitazione geniale della
carolina del dodicesimo secolo... Come già la riforma scolastica di Carlomagno
o le nascenti università medievali, anche l´umanesimo ebbe dunque bisogno di un
supporto grafico uniforme quale veicolo di comunicazione di profonde idealità
culturali.
Repubblica 30.9.10

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