Chi sono i colpevoli della crisi globale
I disastri di una finanza che distribuisce ricchezza senza produrla saranno pagati dai più deboli.
Dice Giovanni Sartori: «Il 2009 sarà il primo anno – temo –
di una tempesta economica perfetta. Una tempesta destinata a durare finché non
torneremo a capire come nasce il denaro, cosa fa ricchezza». (Corriere della
Sera, 31dicembre)... E io temo proprio che abbia ragione.
Poi imputa alla sinistra la responsabilità di avere travisato la questione
anteponendo il problema della distribuzione della ricchezza al problema della
creazione della ricchezza. Ora, se si tratta di questa crisi, a me sembra che,
per una volta, la "sinistra" sia innocente.
Dio solo sa se la sinistra ha compiuto errori fatali. Al punto da restare
ammaccata e a indurre a invocare i suoi critici di non sparare sull’ambulanza.
È vero. In tempi nei quali disponeva di un rapporto di forza politico
favorevole, ha forzato talvolta le rivendicazioni salariali (anche se bisogna
qualificare: in certi casi, come nel nostro attuale, un aumento di salari si
impone proprio per uscire dalla crisi).
Ma poiché si tratta della tempesta nella quale siamo immersi, mi sembra
superfluo ricordare che essa è stata confezionata in America da un governo di
destra, con l’osservanza di una politica che più disegualitaria non avrebbe
potuto essere. La sinistra di tipo europeo, cui Sartori implicitamente si
riferisce, in America neppure esiste e dunque deve essere assolta per non aver
commesso il fatto.
Ma c’è di più. L’accusa che Sartori muove alla sinistra si adatta perfettamente
alla destra "liberista". Qual è, infatti, lo "specifico
filmico" della crisi se non proprio quello di avere per anni distribuito
ricchezze inesistenti? Su tre piani distinti ma convergenti.
Sul piano mondiale l’America ha vissuto e vive tuttora di risorse ben superiori
a quelle che produce, finanziandole con il risparmio della sobrietà asiatica e
realizzando così la parabola del ricco debitore. Sul piano dell’economia
nazionale l’altissima pressione dei consumi, che ha finora mantenuto la domanda
a livelli elevati, si basa su un colossale indebitamento delle famiglie
americane che, con buona pace di Max Weber, hanno cessato da tempo di
risparmiare. Che cos’è quell’indebitamento da cui è originata la crisi
americana se non ricchezza distribuita senza essere prodotta?
Infine, sul piano dell´impresa, della grande impresa, della Corporation, che
cosa sono gli sconfinati guadagni dei manager americani, i loro stipendi di
favola, le loro opzioni azionarie, le loro liquidazioni faraoniche, se non
rendite di posizione: differenze tra valori di mercato che essi stessi sono in
grado di influenzare e valori reali? Anche questa è ricchezza distribuita senza
essere stata prodotta.
Sartori si batte da tempo valorosamente contro l’irresponsabile e criminosa
proliferazione della popolazione che condanna alla fame alla sofferenza alla
morte milioni e milioni di bambini innocenti. Non possono sfuggirgli i disastri
di una finanza basata sulla proliferazione di un indebitamento irresponsabile.
La finanza ha molti meriti. Fornisce liquidità al risparmio e agli
investimenti. Contribuisce, se gestita con prudenza, a coprire i rischi degli
investimenti, Di più. Entro certi limiti, anche le sue "scommesse"
possono promuovere decisioni di investimento che le realizzano. Entro certi
limiti, che sono stati irresponsabilmente travolti generando quest´ultima
crisi.
Sono stato talvolta accusato di "finanzobia". Se fosse per me, si è
detto, non ci sarebbe neppure l’assegno. No, ho risposto e ripeto. L’assegno ci
sarebbe. Non ci sarebbe l’assegno a vuoto.
Resta l’ineccepibile affermazione di Sartori sulla necessità di capire come
nasce il denaro, cosa fa ricchezza. Soprattutto, e credo che sarà d’accordo con
me, ricchezza reale, non immaginaria. E non a scapito degli incolpevoli. Si è
detto che l’indebitamento sregolato va a carico dei nostri posteri. E Woody
Allen ha commentato: che c’è di male? Dopo tutto che cosa hanno fatto i posteri
per noi? Ma non è vero. Quando le bolle scoppiano, e inevitabilmente scoppiano
nel nostro tempo, sono i contemporanei a pagare. Anzitutto, quelli che non si
sono arricchiti di ricchezze non prodotte, quindi sottratte ad altri: i
lavoratori disoccupati, i risparmiatori frodati, i contribuenti chiamati a
risolvere problemi che altri hanno creato.
Da la Repubblica, 12 gennaio 09

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