Board Usa senza ponti levatoi
Chi comanda in una società?
Quante volte capita di vedere i capitalisti rivolgersi a un
tribunale per difendere il principio secondo cui i proprietari legittimi non
riescono ad esercitare alcun controllo sulle loro proprietà? Non sta succedendo
in America Latina o nella Svezia socialista, ma negli Stati Uniti d'America.
capitalisti in questione non sono altro che l'élite dell'America
imprenditoriale: la
Business Roundtable, potente gruppo di Ceo delle principali
multinazionali Usa, che promuove politiche pro-business. L'oggetto del
contendere è il tanto dibattuto caso della regola relativa all'«accesso degli
azionisti alle deleghe», adottata ad agosto dalla Sec.
In base al sistema attuale, i consigli d'amministrazione
societari sono entità che si autoperpetuano. Per essere eletti, un membro del
consiglio deve essere nominato dal consiglio d'amministrazione corrente,
laddove notevole influenza è esercitata dagli amministratori delegati. Di
conseguenza, i membri del consiglio sono in debito con i manager che
direttamente o indirettamente li nominano - e quindi non sono proprio motivati
a dissentire, onde evitare l'esclusione.
Anche i consiglieri indipendenti, spesso acclamati quale soluzione di tutti i
problemi, sono soggetti alla stessa pressione. Per cambiare questo trend, gli
investitori istituzionali devono avere il diritto di proporre la propria lista
di candidati. La possibilità di essere scartati in un'elezione reale fa sì che
naturalmente i membri del consiglio siano responsabili del proprio operato nei
confronti degli azionisti, così indirettamente responsabilizzando anche gli
amministratori.
La regola della Sec ha tentato di garantire agli investitori istituzionali
questo diritto. E lo ha fatto in modo piuttosto mite. Escluse le società con
una quotazione pubblica inferiore a 75 milioni di dollari, gli azionisti che
intendono proporre una lista di candidati devono detenere una quota minima di
partecipazione del 3% del capitale sociale per almeno tre anni consecutivi.
Questo non è un ostacolo da poco. Il fondo pensione medio ha un turnover
annuale del 70%, che significa che la probabilità di detenere un titolo per tre
anni consecutive è inferiore al 3 per cento. Quindi, per raggiungere quel 3% e
conservarlo per tre anni consecutivi, bisognerebbe mettere insieme centinaia
d'istituzioni.
Ma anche questo cauto tentativo di rafforzare la
responsabilizzazione ha generato una furiosa reazione da parte della Business
Roundtable. «Dato che il nostro paese lavora per emergere da questa recessione
– così scrive il direttore esecutivo dell'associazione – le società americane
devono concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro e sulla promozione
dell'innovazione. Questa intrusione senza precedenti in ambiti storicamente
riservati agli stati intralcerebbe il lavoro degli amministratori e dei cda,
taglierebbe fuori la stragrande maggioranza di azionisti retail e inasprirebbe
l'attenzione a breve termine che ora è considerata una delle cause scatenanti
della crisi finanziaria».
Per ironia, nel 2007, in
risposta a una precedente proposta della Sec di garantire l'accesso degli
azionisti alle deleghe, Wachtell, Lipton, Rosen & Katz, uno studio legale
famoso per le posizioni anti-diritti degli azionisti, utilizzò l'argomento
opposto: «Nessuna crisi del mondo reale ha mostrato che l'attuale sistema
necessiti di una revisione radicale. A distanza di cinque anni dai crack di
Enron e WorldCom, i mercati dei capitali sono ben inseriti in una spirale di
rigore senza precedenti».
In altre parole, se il mercato azionario funziona, non dovremmo cambiare le
regole del gioco che sono responsabili di tale successo. Ma se il mercato
azionario non funziona, le regole del gioco non c'entrano e non possiamo
permetterci di cambiarle. È un strano modo di concepire la
responsabilizzazione.
Per bloccare la regola, la Business Roundtable ha presentato una petizione
alla Corte d'Appello Usa al fine d'invalidarla. La regola non veniva
revisionata da anni, ma la Business Roundtable ha accusato la Sec di non essersi «impegnata
in una regolamentazione basata su prove di efficacia» per non aver valutato gli
effetti della norma su «efficienza, competizione e formazione del capitale», ai
sensi della legge.
Questa è solo una scusa. In Italia è in vigore una legge simile dal 2005, e non
sembra aver intaccato efficienza, competizione o formazione del capitale.
S'intravede però un primo segnale, ovvero i membri del consiglio nominati da
investitori istituzionali ora fronteggiano coraggiosamente il management quando
si tratta degli eccessivi compensi degli amministratori. È questa la
rivoluzione che teme la
Business Roundtable?
Sfortunatamente, la tattica dell'allarmismo dispiegata dalla Business
Roundtable ha funzionato. A seguito dell'azione legale, la Sec ha sospeso non solo l'applicazione
della regola che affidava alle società il potere di garantire l'accesso agli
azionisti qualificati, ma anche una regola che consentiva agli azionisti di
introdurre con maggiore facilità un regolamento che garantisse loro l'accesso,
anche se la Business
Roundtable non aveva impugnato tale regola. È una grande
vittoria per gli amministratori societari, ma un'enorme sconfitta per i
principi che dovrebbero guidare il capitalismo.
http://www.ilsole24ore.com 28 ottobre 2010

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