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Azzerare tutto

Il caos Pd a Napoli. Si è riprodotta la dinam­ica prin­ci­pale delle elezioni nel sud Italia: il voto di scam­bio.

 

 

Le primarie di Napoli sono state davvero un grande caos, forse addirit­tura un’occasione persa e una brutta figura. Non è sem­brata una grande festa della parte­ci­pazione ma si è riprodotta la dinam­ica prin­ci­pale delle elezioni nel sud Italia: il voto di scam­bio.

Una brutta figura in quanto, gran parte dei can­di­dati a divenire il candidato-sindaco di Napoli per il cen­trosin­is­tra, hanno denun­ci­ato brogli. Già questo gen­era malessere in col­oro che guardano al Pd come una realtà di legal­ità e di sta­bil­ità. Almeno in un’elezione gestita non tra avver­sari ma tra diverse anime di stesse idee ci si immag­i­nava cor­ret­tezza e regole con­di­vise. Ed invece le pri­marie sono divenute un metodo sem­plice e poco con­trol­lato (non ci sono seggi pre­sidiati da forze dell’ordine e non ci sono schede e strut­ture parag­o­nabili alle elezioni politiche) per poter attuare ogni sorta di pres­sione polit­ica al fine di imporsi come can­didato di una parte. Le pri­marie sono risul­tate senza regole, e questa assenza di regole porta a far cadere questo mec­ca­n­ismo nelle mani di chi­unque voglia influen­zare il voto. Tra i rivali che cer­cano di puntare sul can­didato più debole, sino agli eterni medi­a­tori della polit­ica che promet­tono e com­prano pac­chetti di voti e si raf­forzano, ci sono stati dei prece­denti in Cam­pa­nia.

Per la camorra - lo abbi­amo già detto — destra e sin­is­tra non esistono. Il Pd, quando ci furono le pri­marie nazion­ali, non si chiese, a Napoli, come mai in un solo pomerig­gio ave­vano ader­ito al par­tito in seim­ila? Chi sono tutti quei nuovi iscritti, chi li ha rac­colti, chi li ha man­dati a fare incetta di tessere? Si era cre­duto che i votanti potessero essere solo i tesserati e quindi qual­cuno si orga­nizzò per tesser­are masse di per­sone e farle pesare nell’elezione del seg­re­tario nazionale. Da chi è for­mata la base di un par­tito che a Napoli e provin­cia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provin­cia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 cias­cuno nelle restanti province di Avel­lino e Ben­evento? Chiedersi almeno se è nor­male che il solo Caser­tano abbia più iscritti dell’intera Lom­bar­dia. E se non sia curioso che in alcuni comuni, alle recenti elezioni provin­ciali, i voti effet­ti­va­mente espressi in favore del par­tito siano stati infe­ri­ori al numero delle tessere.

Fu un errore, in quella fase, che la diri­genza del Pd non inter­venisse subito su questo scan­dalo. Dico questo per­ché la forza della democrazia si basa pro­prio sul con­fronto e sul fatto che quando ci sono le elezioni, il risul­tato viene con­va­l­idato e con­trol­lato dai can­di­dati, i quali ne accettano così il risul­tato. Ci torna in mente la famosa frase di McCain, il can­didato alla Casa Bianca per i repub­bli­cani, quando dopo aver visto i risul­tati, dichiarò imme­di­ata­mente: “Obama era il mio avver­sario, da oggi è il mio pres­i­dente”. Ecco, tutto questo sem­bra lon­tanis­simo da quello che è accaduto a Napoli e da quello che è accaduto alle pri­marie. Le pri­marie dovreb­bero essere non solo una festa della parte­ci­pazione ma pro­prio una dimostrazione di come dovreb­bero andare le elezioni, soprat­tutto per un par­tito che si dichiara in antitesi con tutta quella che è stata la sto­ria della polit­ica con­nivente con la crim­i­nal­ità orga­niz­zata.
I sospetti sono tanti, anche del coin­vol­gi­mento del clan Nuv­o­letta di Marano, ma soprat­tutto di tutti quei fac­cendieri che cer­cano voti e li com­prano per poter poi chiedere in cam­bio, al can­didato, poteri e favori. Sono i fan­tini dei vari can­di­dati. Che dirigono il cav­allo politico alla vit­to­ria. Quindi non cre­ando con­senso o cer­cando di con­vin­cere le per­sone ma com­prando con­senso. E i fan­tini, durante queste pri­marie, si sono mossi molto. Il seg­re­tario provin­ciale Nicola Tre­mante ha denun­ci­ato voti ven­duti da 5 a 20 euro, schede con­traf­fatte e un clima strano, in cui sono stati fotografati a votare rap­p­re­sen­tanti del cen­trode­stra. Per questa denun­cia si è visto aggredire nei suoi uffici, come era accaduto qualche tempo fa a Pomigliano d’Arco a due ragazzi che, in un’assemblea del Pd dove si sosteneva Andrea Coz­zolino, ave­vano chiesto se la moral­ità era ancora al cen­tro della battaglia politica.

Alle pri­marie pote­vano votare anche sedi­cenni e a Scampia in molti hanno rac­con­tato di per­sone che rac­coglievano ragazzi: in cam­bio di 5 euro anda­vano a votare. Il loro primo voto ven­duto. A poco prezzo ma ven­duto. Com­prato dai clan? Non pro­prio ma dagli eterni medi­a­tori che vivono nello spazio tra la polit­ica, l’impresa e la crim­i­nal­ità. Lo Stato e le mafie inci­dono sullo stesso ter­ri­to­rio, o si fanno la guerra, o si met­tono d’accordo, come diceva Paolo Borsellino. In questo caso sem­bra che si siano messi d’accordo. Ci sono foto di diri­genti locali del cen­trode­stra che anda­vano a votare alle pri­marie per il Pd, quindi col­oro che dovreb­bero votare for­mal­mente con­tro questo can­didato, alle pri­marie vanno a influen­zare il voto. E poi ovunque il sospetto della crim­i­nal­ità orga­niz­zata. Coz­zolino, che è il vinci­tore, resp­inge queste che lui definisce illazioni. Eppure il seg­re­tario provin­ciale del Pd Tre­mante è con­vinto che tutta questa macchina ha favorito un unico can­didato: Andrea Coz­zolino. La deci­sione di Bersani e della direzione del Pd di fer­mare tutto per fare chiarezza sem­bra la cosa più giusta. Bisogna com­pren­dere imme­di­ata­mente tutto.

I reporter che anda­vano con le loro tele­camere nei seggi, veni­vano allon­ta­nati. Gli veniva negato il per­me­sso di ripren­dere. Come se le pri­marie del Pd fos­sero qual­cosa tra pochi da gestire in ombra. Insomma, alla fine di questa brut­tis­sima sto­ria, c’è da dire che l’immagine del Pd non viene raf­forzata. C’è da dire che ci si aspetta imme­di­ata­mente che i ver­tici nazion­ali del Pd inter­vengano e che Coz­zolino chiarisca non sem­plice­mente con un com­mento ma accettando che si rifac­ciano le primarie.

In queste ore mi viene da pen­sare a un’occasione per­duta: quella di poter vedere come can­didato Raf­faele Can­tone, un mag­is­trato con una grande espe­rienza, in prima linea con­tro la camorra. Ora non so quali siano le sue inten­zioni, e non so quanto il Pd sia rius­cito a par­largli, a garan­tir­gli un appog­gio vero. Però c’è da dire che in queste ore si rimpiange il suo nome. E si rimpiange che al sud non si riesca a coin­vol­gere nella polit­ica per­sone come lui che forse sareb­bero state una garanzia con­tro tutto questo. La sper­anza è che davvero le cose non restino immo­bili, per­ché vedere file di cinesi votare, a un esame super­fi­ciale potrebbe sem­brare una grande vit­to­ria: la comu­nità di immi­grati che parte­cipa al dibat­tito di un par­tito demo­c­ra­tico e alla vita pub­blica è il sogno di chi­unque abbia a cuore davvero il pro­prio Paese. Poi, in realtà, vai a fare domande e nes­suno sa dare risposte, stanno tutti lì, accom­pa­g­nati da per­son­aggi che li por­tano in cam­bio di soldi. Li fanno votare. Dietro a tutto questo sem­bra esserci, come sem­pre, l’ombra del potere bas­solini­ano ancora forte, for­tis­simo, che ha costru­ito in decenni clien­tele con­tro cui nes­suno sem­bra pot­ersi scontrare.

Nel cen­trode­stra e nel cen­trosin­is­tra, alle provin­ciali, alle region­ali, alle pri­marie, chi­unque fac­cia polit­ica in Cam­pa­nia e a Napoli con qual­si­asi schiera­mento, deve fare i conti con i bacini di voto bas­solini­ani o gli sarà impos­si­bile qual­si­asi mossa. Questa è una delle zavorre che più pesano su Napoli. Allora tutto questo inizia ad avere non più un sig­ni­fi­cato di lib­ertà quanto piut­tosto il con­trario, un sig­ni­fi­cato di scam­bio: voto di scam­bio. E se il voto diventa quello che è già per più della metà del Paese, ossia vendere al miglior offer­ente la pro­pria pref­erenza, la democrazia è già dissolta.

 

http://www.repubblica.it (27 gennaio 2011)

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