Agli studenti manca un sogno
In Europa sembriamo tutti rassegnati all'idea di un difficile futuro per le giovani generazioni. Ma la felicità delle nazioni è anche poter guardare con fiducia all'avvenire e sentirsi parte di una storia che avanza.
Studenti sui tetti in Italia, studenti per strada a Parigi, studenti in rivolta a Londra: in trentamila hanno protestato contro una riforma che arriva a triplicare, in alcuni casi, le tasse universitarie. Nei disordini è rimasta coinvolta la Rolls Royce con a bordo Camilla e Carlo, ancora una volta campione d’intempestività.
Cosa sta accadendo? Una spiegazione, cara ai reduci perpetui del Sessantotto, potrebbe essere: sono tornati i giorni dell’immaginazione al potere (peccato non abbia saputo immaginare quanto si sarebbero imbolsiti i suoi alfieri). Un’altra, meno romantica e più politica: i giovani si ribellano ai governi di destra. Non se ne occupa la sinistra parlamentare — demoralizzata in Gran Bretagna, debole in Francia, narcotizzata in Italia — qualcuno deve pur farlo, no? C’è anche una terza spiegazione, più semplice e preoccupante: i ragazzi europei non si ribellano tanto a una legge o una riforma. Si ribellano all’idea che il mondo adulto pensi a loro solo quando si tratta di risparmiare.
Non è solo la riforma Gelmini, forse, che esaspera i giovani italiani; non è tanto l’inevitabile aumento dell’età pensionistica che spinge i ragazzi francesi in strada; non solo le tasse universitarie a provocare la protesta clamorosa, e purtroppo violenta, degli inglesi. C’è di più e di peggio. C’è questo: chi propone tagli dovrebbe seminare. E non accade. Certo, le attenuanti esistono. Prendiamo la Gran Bretagna. Cameron e Clegg, la strana coppia al timone, ha trovato una situazione finanziaria oggettivamente drammatica. Ha chiesto alla nazione immensi sacrifici; e la nazione, eterna campionessa di stoicismo, li ha accettati. Finché i tagli non hanno toccato l’istruzione, cioè il futuro.
Anche in Italia stiamo facendo pagare alle nuove generazioni errori che non hanno avuto il tempo o il modo di commettere. Negli anni degli sprechi non c’erano; dei metodi delle ruberie non si sono ancora impratichite (speriamo non lo facciano mai). Un laureato che s’affaccia sul mondo delle professioni — ammesso che trovi la finestra — sa che andrà in pensione con un quarto del reddito. Una giovane coppia precaria non può pensare a comprar casa o fare figli. Non lo consentono le banche, il buon senso e l’autostima. Deve sognare a termine: esattamente come i contratti che firma.
Certo: scrivere queste cose è facile, trovare la copertura di bilancio è difficile. Ma non mancano soltanto i soldi. Mancano i sogni e gli incoraggiamenti. Noi adulti siamo rassegnati al fatto che i nostri figli dipenderanno da noi perché staranno peggio di noi: e questo è drammatico. Quando Perla Pavoncello, nel 2008, chiese in tv a Silvio Berlusconi come formare una famiglia senza un lavoro stabile, si sentì rispondere: «Da padre le consiglio di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere… Credo che con il suo sorriso se lo possa permettere». Una risposta brutalmente franca, ma anche francamente brutale: il buon matrimonio è l’auspicio di una vecchia zia, non un programma di governo.
Quarant’anni fa erano i sogni a riempire le strade; oggi è la mancanza di sogni. Una prova? Il Paese più tranquillo, da questo punto di vista, è la Germania: perché ha voglia di progettare. In Germania la disoccupazione è ai minimi da vent’anni. Se in Francia e in Italia la produzione industriale di ottobre fa registrare un calo, in Germania continua a salire. Solo due anni fa, ai tempi della crisi finanziaria, l’Europa guardava a Parigi; oggi a Berlino. La città non ospita solo un governo previdente, ma un’altissima concentrazione di giovani coppie. È la prima cosa che notano gli italiani in visita; e tornando lo raccontano con invidia.
La felicità delle nazioni non è fatta solo di dati e risultati: è sentirsi al centro di una storia che avanti. E avanti, più lontano di tutti noi, andranno i nostri ragazzi. Pensare a loro è una forma di egoismo altruista: ci aiuta a stare meglio. Le nostre coscienze e le nostre strade saranno più tranquille.
Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2010

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