Sanità Usa, una riforma che dice addio a Reagan.
La riforma sanitaria voluta da Obama incarna il programma più ambizioso che sia stato approvato dal Congresso da decenni a questa parte, e riveste un immenso significato politico per il futuro.
Il via libera alla riforma sanitaria è l'addio definitivo all'era Reagan: Obama
riafferma oggi la centralità del governo per fornire soluzioni a situazioni
drammatiche. Non rappresenta la svolta epocale che fu la creazione di Medicare
nel 1965 e non cambierà drasticamente il modo in cui gli americani concepiscono
uno dei principali servizi sociali, ma la riforma sanitaria voluta da Obama
incarna il programma più ambizioso che sia stato approvato dal Congresso da
decenni a questa parte, e riveste un immenso significato politico per il
futuro.
Medicare ebbe un impatto diretto sulla vita di tutti gli anziani d'America,
assicurando loro la tutela sanitaria e sconfiggendo il rischio di emarginazione
e povertà. In contrasto, una buona percentuale di americani non sarà toccata
dalla nuova legislazione di Obama. La maggior parte di noi continuerà a
beneficiare dell'assicurazione sanitaria garantita dai nostri datori di lavoro.
Medicare scaturì dal New Deal di Franklin D. Roosevelt, che vedeva il govemo
come assicuratore, al quale i cittadini versano il loro contributo e ne
ricevono in cambio benefici. Su questa idea si fondava la Social Security
(la previdenza sociale americana), e Medicare ne fu una conseguenza logica.
L'attuale legislazione di Obama nasce però da una concezione altemativa, i cui
albori risalgono al governo Eisenhower e gli ulteriori sviluppi all'era Nixon,
che prevede un mercato della Sanità basato su assicuratori e datori di lavoro
privati. Eisenhower concesse sgravi fiscali ai datori di lavoro che fornivano
l'assicurazione sanitaria ai loro dipendenti. Nixon, dal canto suo, volle
l'adozione di programmi sanitari prepagati e competitivi, e inserì l'obbligo di
copertura sanitaria da parte dei datori di lavoro per i loro dipendenti.
Obama riparte dall'idea di Nixon e la spinge oltre, rendendo obbligatoria
l'assicurazione sanitaria per tutti gli americani, e stanziando sussidi per le
fasce più deboli. Pertanto non è affatto vero come taluni affermano che la
riforma sanitaria di Obama rappresenti un ritorno alla Great Society e al New
Deal del passato. La riforma di Obama è assai conservatrice e poggia su una
base repubblicana, anziché sul New Deal. Se si fosse ispirata al New Deal,
Obama avrebbe esteso Medicare a tutti i cittadini oppure, come minimo,
istituito la possibilità di accedere a una forma di assicurazione statale.
Il significato della legislazione di Obama in materia di sanità pubblica è
politico piuttosto che sostanziale. Per la prima volta da quando Ronald Reagan
disse all'America che il vero problema è l'intervento del governo, Obama
riafferma oggi la centralità del governo nella sua capacità di fornire una
soluzione a una situazione drammatica. In termini politici, siamo davanti a una
svolta considerevole.
Gli americani, dal canto loro, continuano a diffidare del governo. È una
sfiducia che affonda le radici nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni.
Il nostro sistema di governo fu concepito da uomini che diffidavano dei governi
e inserirono pertanto volutamente un meccanismo di pesi e contrappesi, oltre a
tre rami distinti e ostacoli pressoché insuperabili per chiunque volesse
intraprendere progetti particolannente ambiziosi.
Il periodo tra il 1933 e il 1965, che vide la nascita del New Deal e della
Great Society, rappresent un'aberrazione storica da quella lunga tradizione,
motivata dalle crisi catastrofiche della Grande Depressione e della Seconda
guerra mondiale e alimentata dalla coesione sociale i cui effetti si fecero
sentire per un'altra generazione. Ronald Reagan non fece altro che riprendere
il cammino dal punto in cui si era interrotto, dono i governi di Calvin
Coolidge e Herbert Hoover.
L'America non tornerà agli ideali del New Deal né della Great Society, ma non è
neppure disposta a lasciarsi ingannare dalla concezione reaganiana, ormai
superata, che possiamo fare a meno di un governo forte e competente. Il voto
del 22 marzo conferma invece la speranza che gli americani potranno contare su
competenza e capacità decisionale a Washington. È una speranza audace, ma non
abbiamo altra scelta.
http://www.corriere.it , 23 marzo 2010

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