Il progetto MagEsco
Il progetto Mag-Esco intende coniugare l’idea di Mutua Auto Gestione
(MAG) con quella di Energy Services Company (ESCo); in sostanza, si
tratta di finanziare attraverso la raccolta di capitale e prestito
sociale, sullo stile di una MAG, iniziative di risparmio energetico e di
produzione di energia da fonte rinnovabile con meccanismi analoghi a
quelli utilizzati dalle ESCo.
Dovrebbe essere chiaro che una ESCo necessita di capitali, anche
ingenti, per essere costituita e per poter funzionare, ma come fare per
avere a disposizione questi capitali? La legge mette a disposizione
delle cooperative uno strumento potente: il prestito sociale; la
possibilità cioè di ottenere prestiti da suoi soci, col vincolo che
questi soldi servano per il perseguimento degli scopi statutari.
In pratica è ammesso che una cooperativa si faccia prestare i soldi che
le servono per il finanziamento delle proprie attività direttamente dai
suoi soci, oltre che, come succede per ogni tipo di azienda, dalle
istituzioni finanziarie come banche e finanziarie. Questo permette di
evitare l’intermediazione delle banche, che raccolgono soldi ad un tasso
e li impiegano ad un tasso molto maggiore, permettendo di ottenere per i
soci dei tassi maggiori e per la cooperativa dei tassi minori.
Una cooperativa che abbia come scopo principale la raccolta di prestito
sociale, viene chiamata una MAG (Mutua Auto Gestione), e per essa
valgono regole specifiche, ma i realtà ogni cooperativa ha questa
possibilità. Ci sono ovviamente delle regole da rispettare, sulle quali
non ci soffermiamo in questa sede se non per sottolineare che per la
stabilità finanziaria della cooperativa è bene che il totale del
prestito sociale non superi il triplo del suo capitale proprio (il
capitale sociale più le riserve; a rigore questo vincolo vale solo per
cooperative di una certa dimensione, ma prudenza e buona gestione
vogliono che sia rispettato anche per le piccole). È quindi prudente che
ciascun socio non presti alla cooperativa più del triplo del capitale
sociale che detiene.
Il prestito sociale viene remunerato in base ad un regolamento interno
sulla base del quale vengono realizzati dei veri e propri contratti di
prestito sociale, che ne definiscono tutte le condizioni. Ovviamente il
regolamento ed i contratti non possono contraddire la legge.
Nulla impedisce di remunerare anche il capitale sociale, ma questo
avviene in modi completamente diversi: mentre il prestito sociale viene
remunerato al tasso concordato, il capitale sociale viene remunerato in
base alle decisioni che l’assemblea della cooperativa prende in sede di
approvazione del bilancio e non può quindi essere contrattato a priori,
ma solo deciso in modo paritetico per tutti i soci, alla chiusura
dell’esercizio. Inoltre, il credito costituito dal capitale sociale
sottoscritto da un socio è sottoposto ad un rischio maggiore rispetto al
prestito sociale ed è molto meno “liquido”, nel senso che può essere
restituito solo per recesso del socio e quindi solo alla chiusura
dell’esercizio corrente, mentre il prestito sociale è facilmente
incrementabile e decrementabile in qualsiasi momento.
Nel corso del 2007 l’assemblea dei soci dell’eLabor (il cui statuto
ammette la presenza di soci sovventori) ha approvato il regolamento
interno relativo al prestito sociale. Alla chiusura del bilancio 2009
risultavano prestati alla cooperativa dai suoi soci oltre 60.000 euro a
fronte di un capitale proprio di poco inferiore ai 30.000.
La eLabor utilizza quindi queste risorse per finanziare i suoi progetti,
sia in campo informatico che energetico. In particolare, sono stati
finanziati con la formula Mag-Esco due impianti fotovoltaici di
dimensione familiare per l’autoconsumo di energia elettrica ed un terzo
è in fase di realizzazione, con un investimento totale di oltre 40.000
euro. Sul primo di questi impianti, realizzato nel 2008, iniziano ad
essere disponibili i primi dati significativi, per impianti che devono
durare oltre 20 anni, e questi sembrano confermare le previsioni fatte
inizialmente.
Uno studio approfondito di questo investimento è stato curato per la sua
tesi di laurea da uno studente di ingegneria e si trova attualmente
disponibile sul nostro sito (http://www.elabor.biz ).
Brevemente, possiamo esemplificare l’idea con un esempio fittizio, ma
non distante dalla situazione reale. Immaginiamo un impianto
fotovoltaico di dimensione familiare:
potenza di picco (kW) 3
costo (euro IVA esclusa) 12.000
energia prodotta (kWh/anno) 3.600
Un impianto di questo genere realizzato nel 2010 potrebbe ottenere un
incentivo in conto energia di 0,44 euro per ogni chilowattora prodotto,
pari quindi a 1.584 euro all’anno, per vent’anni. Anche senza entrare in
troppi dettagli e pur considerando che la produzione annua è soggetta in
20 anni ad un calo fisiologico e che qualche parte dell’impianto (in
particolare l’inverter) potrebbe dover essere sostituito durante questo
periodo, è del tutto evidente che questo incentivo è sufficiente a
ripagare l’investimento generando anche un certo interesse.
Quello che la cooperativa può fare è quindi finanziare l’impianto con le
sue risorse (capitale sociale e prestito sociale) in cambio della
cessione degli incentivi da parte della famiglia che lo ospita, la quale
non paga nulla e consegue da esso sin da subito l’indubbio vantaggio di
poter consumare direttamente l’energia prodotta, se ne ha bisogno, e di
poter scambiare con la rete elettrica quella in eccesso quando non ne ha
bisogno, per poi riprendersela quando le serve.
Ovviamente, i conti vanno fatti e fatti bene ed è possibile consultarne
i dettagli sl nostro sito, ma il risultato è che un investimento di
questo genere, sfruttando la leva finanziaria del prestito sociale, può
dare una resa vicina al 10% del capitale investito.
Contatti ed informazioni
Paolo Mascellani
eLabor sc - via G. Garibaldi 33 - 56124 Pisa
+39 050 970 363 - paolo@elabor.homelinux.org


