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Il cielo è di tutti

Progetto teatrale sul tema dei diritti dei bambini, dell’integrazione e della pace, ideato e scritto da Marco Pagani in collaborazione con le scuole medie Franceschi - Quasimodo e Ungaretti, di Milano.

 

Il cielo è di tutti

 

Progetto teatrale sul tema dei diritti dei bambini, dell’integrazione e della pace,
ideato e scritto da Marco Pagani   in collaborazione con le scuole medie Franceschi - Quasimodo e Ungaretti, di Milano.

(Brani tratti da Karl Valentin e Gianni Rodari)

 

 

Ai lati opposti del palco ci sono due tavolini con due  PC portatili, dove siedono un ragazzo e una ragazza che si sono incrociati casualmente in internet e si sono messi a chattare. Leggono ad alta voce le loro mail, mentre al centro del palco si alternano le scene delle varie classi  che sviluppano i temi lanciati dai protagonisti. All’inizio c’è  il narratore Modou che introduce la storia e presenta i due protagonisti

 

 

Modou 

Questo qui è G, un ragazzo di Milano, ma proprio di milano milano?, sì ! che rarità!, un vero autentico milanes! che si chiama Giovanni, ma si fa chiamare G,  e nel giorno del suo dodicesimo compleanno (Si sente un coro dalle quinte: Tanti auguri a te!...) ha ricevuto in regalo un bel computer portatile. E questa è G, anche lei, che fantasia!,  stesso nome, ma abita dall’altra parte della terra, in Asia,  in un villaggio sperduto dove non c’è acqua, non c’è gas,  non ci sono negozi, anzi sì, ce n’è uno, che vende di tutto, tranne le medicine, un negozio dove si può telefonare, vedere l’unica TV della zona, ma l’ internet point (sapete cos’è?) un posto dove si possono mandare delle mail col computer e costa meno del telefono. Il più vicino si trova a dieci chilometri da lei. Così ogni giorno G, ma il suo nome intero è Giada,  fa venti chilometri, dieci +dieci, per andare all’internet point e passa delle ore a scrivere lettere a tutti, mentre fuori dal negozio si forma la coda di gente che vuole usare il computer. Ha imparato a chattare e una chat, cos’è la chat, è una gatta, una gatta veloce come la luce, e G lancia una chat, una gatta volante che fa il giro del mondo in un secondo e arriva  per caso nel computer di G. Già, adesso come si fa coi nomi?

 

Giada

Io mi chiamo G e tu?

 

Giovanni

Anch’io mi chiamo G

 

Giada

No, io mi chiamo G

 

Giovanni

Anch’io mi chiamo G

 

Giada

Mi stai prendendo in giro?

 

Giovanni

No. G, mi chiamo G come “giuro”. Tutti mi hanno sempre chiamato G, anche se però sulla carta d’identità mi chiamo Giovanni

 

Giada

Io mi chiamo G, ma il mio nome intero è Giada e ho dodici anni

 

Giovanni

Ah, hai un nome da donna?!

 

Giada

Cosa c’è di strano? Sono una ragazza. E tu?

 

Giovanni

Io no.

 

Giada

Avevo capito che non eri una femmina, ma quanti hanni hai?

 

Giovanni

Dodici, no anzi, quattordici. Li ho compiuti ieri e mi hanno regalato il computer, questo, da cui ti sto scrivendo.

 

Giada

Io invece ti scrivo da un internet point perché… perché? Perché il mio computer si è rotto e l’ho portato ad aggiustare…

 

Giovanni

Io oltre al computer ho la play-station, la batteria, il cellulare, gli sci, la bici, il motorino, e la ragazza. Sono alto un metro e ottanta, ho gli occhi azzurri, sono campione di nuoto e sono ipocondriaco

 

Giada

Io sono alta un metro e novanta ho gli occhi verdi,  i capelli biondi e il naso all’insù, mi piace stare qui vicino ai miei genitori e giocare con le mie amiche, quando fa bello andiamo tutti i giorni al fiume a fare il bagno. Il mio paese è bellissimo. Ma cosa vuol dire ipocondriaco?

 

Giovanni

Me l’ha detto lo psicologo: vuol dire che penso sempre di avere tutte le malattie. E poi ha detto che non riesco a concentrarmi perché penso sempre ad altro. A me piacerebbe viaggiare. Ma non un viaggio piccolo,vorrei viaggiare sempre, all’avventura,  fare il giro del mondo.

 

Giada

Una volta ho letto in un libro che “chi viaggia riconosce il poco che aveva e che ha lasciato, scoprendo il molto che non ha e non potrà mai avere”.  Perché hai così tanta voglia di viaggiare? 

 

Giovanni

Perché i miei genitori mi rompono, gli insegnanti mi rompono, tutti gli adulti mi rompono!

Vorrei trovare una città dove non ci siano tutti questi adulti che ti dicono in ogni momento quello che devi fare. Una città con due orologi uno lento per i ragazzi e uno veloce per i grandi che hanno sempre fretta.

 

 

scena 1° collettiva. TEMA: PRIGIONIERI DEL TEMPO.  La classe forma una grande sveglia intorno al nosro giovanotto che dorme, tic tac tic tac…. Driiin, i TIC rappresentano il “dovere” (Svegliati, muoviti, hai preso tutto? Hai fatto i compiti? Hai mangiato i cereali?Ti sei lavato i denti? Devi tornare in orario!) i TAC invece “il piacere” (Ma sì, dormi ancora un po’, fatti una partita a video game, forse puoi bigiare e fare  la giustifica falsa…) e si contendono Giovanni come in un tiro alla fune, finchè non vincono i TIC e Giovanni prende lo zaino e si decide ad andare a scuola  

 

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giada

Dev’essere proprio dura la tua vita, dovresti fare qualcosa, ribellarti. Io per esempio, quando smetto di lavorare ho tutto il tempo che voglio per giocare e nessuno mi dice mai niente.

 

Giovanni

Tu lavori??? Ma hai dodici anni o venticinque?

 

Giada

Dodici, perché?  Cosa c’è di strano? Qui i ragazzi lavorano tutti

Mi piacerebbe fare un lavoro più bello, anche perché ho le mani tutte rovinate, ma sono molto orgogliosa di lavorare: guadagno i soldi, aiuto la mia famiglia e sono indipendente

 

Giovanni

Come t’invidio! Vorrei anch’io vorrei lavorare, soprattutto per non stare a sentire i miei genitori che litigano. In casa mia c’è sempre guerra …

 

 

scena 2° : TEMA : CONFLITTO FAMILIARE

Discussione animata tra i due genitori di Giovanni (tratta da Karl Valentin) 

 

 

Papà 1

Clara! Non trovo i miei occhiali. Hai mica visto i miei occhiali?

 

Mamma 1

Ieri li ho visti in cucina

 

Papà 1

Come ieri?! Se un’ora fa li ho ancora usati per leggere?!

 

Mamma 1

Può darsi, ma ieri erano in cucina

 

Papà 1

Cosa me ne importa se ieri erano in cucina?

 

Mamma 1

Te lo dico perché qualche volta li hai lasciati in cucina

Papà 1

Qualche volta! Se è per questo li ho lasciati parecchie volte! A me interessa sapere dove sono ora!

 

Mamma 1

Da qualche parte saranno

 

Papà 1

Da qualche parte! Certo che sono da qualche parte, ma dove? Dov’è da qualche parte?

 

Mamma 1

Boh! Saranno da un’altra parte

 

Papà 1

Da un’altra parte! Ma da un’altra parte è da qualche parte!

 

Mamma 1

La prossima volta ricordati dove li metti, così sai dove sono

 

Papà 1

Anche se mi ricordassi dove li ho lasciati, non li potrei trovare perché senza occhiali non ci vedo

 

Mamma 1

Allora hai bisogno di un altro paio di occhiali per cercarli.

 

Papà 1

Figurati, li perdo mille volte l’anno! Avrei bisogno di altri mille paia di occhiali per cercarli.

 

Mamma 1

Imbecille! Solo due paia1 Uno per vedere da vicino e un altro da lontano!

 

Papà 1

Sì, brava! E se perdo quelli per vedere da lontano e ho sul naso quelli per vedere da vicino, come faccio, se gli occhiali per vedere da lontano sono lontani?

 

Mamma 1

Con gli occhiali per vedere da vicino ti avvicini al posto dove sono gli occhiali per vedere da lontano

 

Papà 1

Ma io mica lo so dove sono!!

 

Mamma 1

Sono proprio dove li hai messi!

 

Papà 1

Ma non me lo ricordo!

 

Mamma 1

Forse li hai lasciati nell’astuccio

 

Papà 1

Ah! Ecco! Dammi l’astuccio!

 

Mamma 1

E dov’è?

 

Papà 1

L’astuccio è dove ci sono dentro gli occhiali!

 

Mamma 1

Ma gli occhiali non sono sempre nell’astuccio, a meno che.. guarda cos’hai lassù, sulla fronte

 

Papà 1

Lassù io non ci vedo mica

 

Mamma 1

Allora tocca con le mani

 

Papà 1

Ah, eccoli qua i miei occhiali! Peccato però!

 

Mamma 1

Cosa?

 

Papà 1

Non c’è l’astuccio

 

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giada

Sai che la tua famiglia somiglia molto alla mia. Anche i miei genitori discutono sempre perché mio papà non trova lavoro e abbiamo poco da mangiare

 

 

scena 3°  TEMA : CONFLITTO FAMILIARE + MISERIA

dialogo tra i due genitori di Giada

 

 

Papà 2

Non trovo più i miei occhiali

 

Mamma 2

E a che ti servono gli occhiali?

 

Papà 2

Per vedere cosa c’è sulla tavola

 

Mamma 2

Te lo posso dire io :  non c’è niente sulla tavola!

 

Papà 2

Ieri c’era  una frittata

 

Mamma 2

Ieri sì, ma ce la siamo mangiata, ed è finita

 

Papà 2

Tutta?  Sei sicura di non averla messa da qualche parte?

 

Mamma 2

Non l’ho messa da qualche parte, ma da un’altra parte (indicando lo stomaco)

 

Papà 2

Te la sei mangiata tutta?

 

Mamma 2

Avevo fame

 

Papà 2

E non pensi ai tuoi figli? A tuo marito

 

Mamma 2

Se tu trovassi un lavoro..

 

Papà 2

L’ho cercato. 

 

Mamma 2

Cercalo ancora

 

Papà 2

Dov’è il cappotto di G?

 

Mamma 2

A che ti serve?

 

Papà 2

Vado a venderlo

 

Mamma 2

E come farà, povera figlia! Morirà di freddo!

 

Papà 2

È primavera, non c’è più bisogno del cappotto! L’anno prossimo ci penseremo. Intanto mangiamo per almeno tre giorni.

 

Mamma 2

Abbi pazienza, ora nostra figlia lavora, la settimana prossima le daranno lo stipendio

 

Papà 2

E intanto cosa facciamo, i giri intorno al tavolo? Dimmi dov’è il cappotto?

 

Mamma 2

No, non te lo permetterò.

 

Papà 2

In questa casa comando io e posso fare quello che voglio. Dov’è il cappotto?!

 

Mamma 2

   Non te lo dirò mai!

 

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giada

Un giorno ho chiesto a mia madre: “Mamma perché litigate sempre?” E lei mi ha detto “Sei piccola, anche se te lo spiegassi, non capiresti”. Ma se me lo spiegasse bene io sono sicura che lo capirei.

 

Giovanni

Ma è vero che tuo padre si è venduto il tuo cappotto?

 

Giada

Sì, ma io gli voglio bene lo stesso. Lui soffre perché non trova lavoro. Poi per fortuna è iniziata una guerra vera, con le bombe e tutto, e mio fratello, che ha già 11 anni compiuti, ha smesso anche lui di giocare e  si è arruolato nell’esercito e anche lui ha portato a casa uno stipendio.

 

Giovanni

Scusa, ma questo è veramente orribile: sfruttaredei ragazzi come noi per fare la guerra!  La guerra è pericolosa, l’ho sentito dire e l’ho vista in tv. Mio nonno mi ha raccontato che quando aveva 14 anni, ha dovuto arruolarsi nei partigiani. Però lui l’ha fatto per salvare la patria dall’invasore tedesco.

 

Giada: Mio fratello l’ha fatto per salvare la mia famiglia. Che differenza c’è ?  Nell’esercito gli danno due pasti al giorno e uno stipendio. Dice che sta bene, perché lì è tutto pulito e in ordine, più che a casa mia. E poi è felice perchè sparava con delle armi vere, e non con quelle giocattolo

(Scena 4° collettiva. TEMA : LE ARMI E LA GUERRA 

Il rituale di vestizione di un marine e di un kamikaze arabo.. I loro compagni li aiutano a vestirsi, ciascuno di loro porta un indumento e lo presenta a voce alta. ( per il marine: giubbotto antiproiettile, pantaloni mimetici, anfibi, binocolo, zaino, fucile..  per il kamikaze: cintura con esplosivo, gilet imbottito di chiodi, giubbotto con detonatore…)

Poi arrivano le due mogli e dai loro saluti si capisce la sostanziale differenza che esiste fra i due: uno sa di andare in guerra, ma spera comunque di tornare, l’altro va sicuramente a morire.

Finita la vestizione escono entrambi, un pallone rotola in centro, della gente entra camminando avanti e indietro come in un mercato. Un ragazzino entra da un lato, vede il pallone e urla: “ragazzi guardate cos’ho trovato, facciamo due tiri!”. La folla si ferma e tutti urlano “Fermo, non lo toccare!” Ma è troppo tardi. Il ragazzino sta già calciando il pallone, c’è un urlo collettivo e BUIO.  //   LUCE. Tutti in piedi fermi dov’erano, in posizione sparsa. Sono morti: i testimoni di un’unica esplosione. Ogni morte è diversa da un’altra, ma tutte senza senso. Ognuno racconta cos’è successo dal proprio punto di vista:

 

Lo sapevo, me l’avevano detto di stare attento ai giochi che trovavo in giro per strada. Potevano essere esplosivi, ma quel pallone era così bello, così invitante che non ci ho nemmeno pensato a una mina.

 

Per me non è stata affatto una sorpresa. La gente in occidente non ci pensa, ma noi qui sì, anche quando andiamo al mercato a comprare la verdura, potrebbe essere la nostra ultima volta

 

Io ero pronto a farmi saltare, ero imbottito di tritolo e chiodi, per Allah e per tutta la mia gente, ma non ho fatto in tempo a tirare il detonatore, ci ha pensato qualcun altro a farlo prima di me. Sarò ugualmente diventato un eroe o i miei compagni rideranno di me? Sinceramente non mi interessa.  Ora che sono qui, ho una strana domanda che mi perseguita: che senso ha avuto? ma perché lo volevo fare? Non me lo ricordo. Non mi ricordo più.

 

Non so cos’è successo, ero di guardia stavo facendo la ronda  per il mercato, e bum, me ne sono andato. Ero convinto che avrei venduto cara la pelle, che io non mi sarei fatto sorprendere da nulla e invece. Tutto quell’addestramento per niente, non ho visto il nemico in faccia e non ho sparato nemmeno un colpo. I miei superiori mi dicevano che col mio fucile avrei portato qui la libertà e la democrazia e questa gente, per riconoscenza, si fa esplodere con dentro me e il mio fucile. Non lo capisco, qualcuno me lo spieghi. Mi viene solo da dire: sporca guerra.  Mi dispiace un po’ per la mia fidanzata che mi avrebbe preferito un po’ meno coraggioso.

 

Ero così felice stavo comperando un paio di mutande per il mio bambino che compie sei mesi oggi. Mi dispiace un po’ non poterlo veder crescere, lo farà mia sorella, e lui chiamerà mamma mia sorella.

E’ la vita. Poteva andare meglio.

 

Avevo appena ritrovato gli occhiali per dare un’occhiata al giornale quando ho letto che mio figlio era morto in un’esplosione

Noi viviamo in America, niente può scalfirci, ma quel giorno la nostra vita si è spezzata e ce ne siamo andati tutti e due.

 

Non avevamo più notizie di nostro figlio da tanto tempo. L’ultima cartolina ce l’ha spedita due mesi fa.

 

Prima di quell’esplosione ci siamo affacciati e l’abbiamo visto nella piazza del mercato, ma non abbiamo fatto in tempo a salutarlo. Peccato

 

Stavo imbucando una lettera per mio fratello che sta in Inghilterra dove gli dicevo che stiamo tutti bene, quando la riceverà qualcuno l’avrà già avvertito della mia morte. Potessi fermare quella lettera.

E’ la cosa che desidero di più.

 

10°

Era una bella giornata c’era il sole, sentivo che la mia vita poteva avere un senso, c’era tanta gente al mercato, mi sono sempre sentito al sicuro in mezzo alla gente e invece non ha senso nemmeno la mia morte. Che senso ha la guerra ?  La guerra non ha senso.

 

In coro

Che senso ha la guerra ?  La guerra non ha senso.

 

 

Scena 5 ° dialogo tra padre e figlio piccolo, da Karl Valentin)

 

Padre e figlio per mano passeggiano in mezzo a questa selva di persone morte e le guardano come fossero lapidi di un cimitero.

 

Figlio

Papà, è vero che la guerra è pericolosa?

 

Padre

Certo, è la cosa più pericolosa che ci sia

 

Figlio

E’ vero papà che quando  un re offende un altro re, scoppia la guerra?

 

Padre

Beh, non è così semplice, prima si convoca il parlamento e tutti i partiti devono votare 

 

Figlio

Partiti per andar dove?

 

Padre

Stupidone! I partiti politici eletti dal popolo!

 

Figlio

Allora lo chiedono anche al popolo se vuole la guerra?

 

Padre

Non direttamente. I partiti politici sono appunto i rappresentanti del popolo

 

Figlio

Anche il padre di Marco fa il rappresentante, lo chiedono anche a lui se vuole la guerra?

 

Padre

Ma lui è un rappresentante di medicine, cosa c’entra?

 

Figlio

Ah! E ai soldati lo chiedono se vogliono la guerra?

 

Padre

Ma no, figurati se lo chiedono ai soldati! Solo ai volontari lo chiedono.

 

Figlio

Anche i volontari devono sparare in guerra?

 

Padre

Un volontario non è obbligato a sparare, un volontario spara semplicemente perché in guerra si deve sparare

 

Figlio

Allora devono sparare sì o no?

 

Padre

Sì, ma solo volontariamente.

 

Figlio

Papà, è vero che i fucili, i cannoni, le bombe e tutto quello che serve per la guerra lo fa fare il re?

 

Padre

Naturalmente

 

Figlio

E costa un sacco di soldi, vero , papà?

 

Padre

Certo, costa molti miliardi. Ma lui è ricco. E’ l’uomo più ricco del paese

 

Figlio

Tu papà non guadagni così tanto vero?

 

Padre

Io arrivo a malapena a 1200 euro al mese

 

Figlio

Però quando facevi l’operaio in nelle industrie belliche guadagnavi di più.

 

Padre

Sì ma solo in tempo di guerra

 

Figlio

Ma allora per il guadagno non andava tanto male la guerra?

 

Padre

Beh, insomma , però.. tutto sommato è meglio guadagnare un po’ meno e stare in pace.

 

Figlio

Sì, papà, ma se tu e gli altri operai non lavoraste per le industrie belliche non ci sarebbero armi, e allora ci sarebbe sempre la pace, perché senza armi la guerra non si può fare.

 

Padre

Sì, sì , hai ragione, ma gli operai di tutto il mondo dovrebbero essere della stessa idea

 

Figlio

E perché non lo sono?

 

Padre

Eh, bambino mio, tu sei ancora troppo giovane e anche se te lo spiegassi, non capiresti…

 

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giovanni

Qui da noi non c’è mai stata la guerra, ma non c’è mai stata nemmeno una vera pace. La Corcomandìa, che è un paese qui vicino è divisa in due, da una parte ci sono i Grampani e dall’altra i Badalughi, vivono negi stessi paesi, vanno negli stessi negozi, nelle stesse scuole, ma non la smettono mai di litigare.  Certe volte penso che sarebbe meglio se ci fosse un confine.

 

 

Scena 6° collettiva.  TEMA : DIFESA - AGGRESSIONE.   

E’ una classe divisa in due bande rivali.

Entrano gli studenti e andando a sedersi nei propri posti scoppiano varie piccole scaramucce: sgambetti, piccoli scherzi violenti, sfottò. Due fratelli si siedono ognuno nelle due parti opposte. Uno s’è dimenticato di dare la merenda all’altro, gliela lancia, ma viene intercettata dagli altri  compagni che gliela pestano.

L’ultima ragazza va a sedersi inaspettatamente non al suo posto ma in un posto vuoto dall’altra parte dove c’è un tipo che le piace. Si alza un ragazzo della sua parte e va a recuperarla trascinandola al suo posto.

 

Ragazzo 1 ( dei Grampani)

Tu devi stare di qui!

 

Ragazza

Perché? Che male ho fatto?

 

Ragazzo 1 ( dei Grampani)

Gallina saggia non vagabonda

Ragazza saggia non lascia il suo villaggio

 

Ragazzo 1 ( dei Grampani)

Non ti devi mischiare con quelli.  I Badalughi non hanno nemmeno diritto di sedersi sui questi banchi!

 

Badalughi

Sono i Grampani che se ne devono andare !

 

Grampani

Questa classe è nostra!

 

Badalughi

No, è nostra! 

 

Un clima violento. Ne scaturisce una battaglia verbale fatta di proverbi.  Nel corridoio centrale si crea quasi naturalmente un confine-trincea fatto di zaini 

 

Grampani

I Grampani sono qui da tantissimo tempo, forse dieci generazioni

 

Badalughi

I Badalughi sono qui da sempre, prima di essere invasi, qui in Corcomandia comandavamo noi, anche in tutti i paesi intorno

 

Grampani

Siamo noi, i Grampani,  che abbiamo scacciato l’invasore, quindi sete voi che non avete diritto di calpestare questo suolo

 

Badalughi

Noi abbiamo salvato le tradizioni

 

Grampani

Noi più di voi: “Un solo verme guasta un’intera marmitta”

 

 

Badalughi

Anche noi li sappiamo i proverbi!

Mangiare poco, molto sapore

 

Grampani

Miele dolce, mosche morte

 

Badalughi

Stare su questa montagna e già guardare a quella

 

Grampani

Meglio morire pulito che vivere sporco

 

Badalughi

Stai sveglio e saprai quanto è lunga la notte

 

Grampani

Un marito povero del proprio villaggio

È meglio che un marito nobile dall’altra parte della terra.

 

Grampani

 “Perché il cielo non trova il peso giusto?

Uno stramangia e l’altro non ha niente”.

 

Badalughi

Bufalo che arriva tardi beve acqua torbida

 

Grampani

Il coltello taglia solo se affilato

L’uomo è saggio solo se studia

 

Badalughi

Vivi in una zucca, diventi rotondo

Vivi in un tubo, diventi bislungo

 

Grampani

Uno ha più camicie l’altro più pantaloni,

togliete tutto, metteteli nudi, uno è uguale all’altro

 

Badalughi

Il figlio del re diventerà re

Il figlio del povero cercherà sempre granchi

 

Grampani

La legge del re cede agli usi del villaggio

 

 

Badalughi

Finita la miseria torna la prosperità

Finito l’amaro torna il dolce.

 

Grampani

La barca obbedisce al timone

La moglie al marito

 

Badalughi

Furbo molto se vuoi che ti temano

Ingenuo molto se vuoi che ti amino

 

Grampani

La formica trasporta pian piano

Ma riempie il formicaio

 

Badalughi

La verità scontenta il cuore

 

Grampani

Ci si ama tanto poi ci si sbrana

 

La tensione sale finchè non sfocia in una battaglia di palle di carta, che i ragazzi lanciano oltre il confine come fossero bombe. Ma nel cuore della battaglia, uno dei due fratelli ha un attacco d’asma, si sente male, cerca di farli smettere. L’altro fratello se ne accorge e corre in suo aiuto e gli dà una medicina che lo fa guarire. Questo fa cessare il combattimento. Ma basterà per far smettere la guerra? I due fratelli si avvicinano al pubblico e recitano questa poesia

 

 

Il cielo è di tutti (G. Rodari)

Qualcuno che la sa lunga

Mi spieghi questo mistero:

il cielo è di tutti gli occhi,

di ogni occhio è il cielo intero.

 

E’mio, quando lo guardo.

E’ del vecchio, del bambino,

del re, dell’ortolano,

del poeta, dello spazzino

 

Non c’è povero tanto povero

Che non ne sia padrone.

Il coniglio spaurito

Ne ha quanto il leone.

 

Il cielo è di tutti gli occhi,

ed ogni occhio, se vuole,

si prende la luna intera,

le stelle comete, il sole.

 

Ogni occhio si prende ogni cosa

E non manca mai niente:

chi guarda il cielo per ultimo

non lo trova meno splendente.

 

Spiegatemi voi dunque,

il prosa od in versetti,

perché il cielo è uno solo

e la terra è tutta a pezzetti.

 

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

 

Giada

Qui nel mio paese ora la guerra è finita, è ritornata la pace, ma il lavoro non è ritornato.

 

Giovanni

Secondo me dovresti dire a tuo padre di cercarsi un lavoro da qualche altra parte.  Così voi figli non sareste costretti a lavorare. Mio nonno mi ha raccontato che anche qui in Italia dopo la guerra non c’era lavoro, lui da giovane era disoccupato e analfabeta, non aveva potuto studiare  e per cercarsi un lavoro fu costretto a emigrare, come tanti altri e soffriva di nostalgìa

 

 

scena 7° collettiva. TEMA : COME ERAVAMO.  LE NOSTRE RADICI. 

 

Due emigranti italiani all’estero scrivono le loro lettere…

 

1° emigrante

Charleroi, 3 febbraio 1955

Cara moglie, non poso mandare i soldi a casa, perché mi ano licensiato da la miniera.

Io ò cercato lavoro in fabrica, ma queli come me no i vogliono, perché dise che semo delinquenti.

Và subito da la Caterina e dighe se per carità prende Giacomino a lavorare a la stalla e la grande mandala dal prevosto che cercava una putela per i servizi. Bacia i figli e  ate ti abraccio forte. Berto

 

2° emigrante

Marsiglia 10 febbraio 1955

Cara Norina, siamo arrivati al porto ieri notte e abbiamo dormito nel magazzino del padrone. Abiamo lavorato dodici ore, ma alla sera s’è fato un po’ di festa lo steso. Vedessi come è grande il porto! Se no stai attento ti ci perdi.Il soldi te li mando a Natale. Io non poso venire, perché il viaggio costa troppo.

Sauta i miei veci. A te ti dico che ti voglio tanto bene. Tuo Pietro

 

…le imbustano e le consegnano ad un postino che in bicicletta fa il giro del palcodue volte e arriva in una stazione ferroviaria,  dove mogli, mamme e sorelle degli italiani emigranti aspettano il treno che riporta i loro mariti a casa per le feste, intanto leggono le loro lettere.

 

1° donna

Beddissima matre, hanno chiuso il cantiere picchì i lavori sono finiti, ma io già in parola sogno con un compagnuzzo mio, che cercano operai per la ferrovia e pagano bene.

Mandami presto le maglie e le calze di lana, picchì l’inverno qui e lungo e freddo.

La Madonnuzza Santa ti benedica!

 

2° donna

Zurigo 20 marzo 1955

Cara Concetta, la tua lettera era andata perduta, perché l’indirizzo era sbagliato. Qui gli Svizzeri sono come orologi loro e, se non scrivi preciso preciso, non arriva niente. La gente, poi, non si fida di noi. Dicono che siamo sporchi e anche un poco ladri. Ma chi gliele ha messe in capo queste idiozie!

Ti mando i soldi del dottore, che mammà deve guarire presto. Tuo frate, Tonino.

 

3° donna

Cara sposa quest’anno n poso venireper il raccolto, perché mi sono malato e i dotori dise che no mi devo stancare. I dotori no capisono niente. No sanno che noi povereti dobbiamo lavorare lo steso!

Il padrone, però, mi ha deto di stare tranquillo che, quando sto bene, mi riprende al lavoro.

Non preoccuparti per me e pensa ai figli e alle bestie. Per il raccolto ti aiuteranno i miei cugini. Ti mando i soldi per il fitto. Tuo Battista.

 

4° donna

Cara madre, sono contento che state in salute. Io non potrò venire presto, perché la moglie sta per partorire. Avremo un maschio e lo voglio chiamare Giuseppe, come la buonanima di nostro padre. So che vi farà piacere. Date la notizia ai parenti e vuol dire che, quando verremo, festeggeremo con tutta la famiglia. Vi abbraccio, cara madre, e a presto

 

Arriva il treno fatto emigranti con la valigia di cartone. Si sente il capostazione che annuncia : “Battipaglia! Stazione di Battipaglia!” Tutti scendono dal treno e le donne corrono a salutarli. Atmosfera di festa.

Entra un giornalista con un operatore televiso appresso. (dialogo tratto da G. Rodari)

 

Cronista (col microfono)

Agosto 1955. Eccoci sul binario n° 3 della stazione di Battipaglia. Si è appena fermato il treno che riporta a casa per le ferie i nostri lavoratori italiani emigrati al Nord, in Europa, e siamo qui ad accoglierli e a sapere chi sono. Ecco il primo: “ Buongiorno, lei di dov’è?”

 

Primo emigrante

Io mi chiamo Calogero Antonio e sono nato qui, ma ho andato dieci anni a lavorare  a  Monaco di baviera

 

Cronista

Bravo, e lei? 

Secondo emigrante

Io mi chiamo Esposito Gennaro e ho andato nelle miniere in Belgio, tanto tempo che non me lo ricordo

 

Cronista

E lei? 

 

Terzo emigrante

Io ho andato in Francia perché qui me murivo e famme!”…….

 

Cronista

Come avete notato molti tra questi emigranti sono analfabeti e confondono il verbo avere col verbo essere. Quando dicono  “ho andato” naturalmente vorrebbero dire  “sono andato”

 

Quarto emigrante

Scusi signor giornalista, com’è questa storia del verbo essere e del verbo avere?

 

Cronista

Non ve l’hanno insegnato a scuola? Il verbo andare è un verbo intransitivo, e come tale vuole l’ausiliare essere

 

Quinto emigrante

Intransitivo?? Ma che’ddè??

 

Sesto emigrante

Ausiliare?? E’ una cosa che si mangia?

 

Settimo emigrante

Sarà come dice lei, signor giornalista, che ha studiato molto. Io ho fatto la seconda elementare, ma già allora dovevo guardare più alle pecore che ai libri, il verbo andare sarà pure transitato, come dice lei.

 

Cronista

Intransitivo. Un verbo intransitivo.

 

Settimo emigrante

Ecco appunto, è importante non discuto. Ma è un verbo triste, molto triste: andare, andare, andare a cercar lavoro in casa d’altri, all’estero,lasciare la famiglia, i bambini.

 

Cronista

Sì certo, comunque… insomma  si dice “sono andato” e non “ho andato”. Il verbo essere: io sono, tu sei, egli è…

 

Ottavo emigrante

Eh, io sono, noi siamo!... Lo sa dove siamo noi con tutto il verbo essere e con il nostro cuore? Siamo sempre qui, nel nostro paese, anche se abbiamo andato in Germania, in Francia, in Belgio, in America…

 

Nono emigrante

E’ qui che volessimo restare e avere delle belle fabbriche per lavorare, e belle case per abitare…. Ci scusi signor giornalista, statemi buono….

 

Tutti

Siamo nel nostro paese, siamo contenti e siamo di fretta perché siamo un poco affamati. Arrivederci  (escono in massa. Rimane il cronista e l’operatore che spegne la telecamera)

 

Cronista

Che stupido! Che stupido che sono! Vado a cercare l’errore nei verbi… ma gli errori più grossi sono nelle cose!

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giada

Mio padre ha seguito il tuo consiglio. Siamo partiti in cerca di lavoro. Il viaggio è stato un po’ difficile, su una nave piena di buchi,  ma poi siamo arrivati in un posto bellissimo.Un paradiso terrestre dove tutti stanno bene.  

 

 

scena 8° collettiva. TEMA : ACCOGLIENZA. SOLIDARIETA’ VERA E FINTA.

 

Ufficio di collocamento in Italia. Lunga coda di immigrati stranieri che parlano tra loro, in attesa che si apra lo sportello. Sono stanchissimi e assetati.

 

Peruviano

Quando apre lo sportello? Sono cinque ora che aspetto

 

Filippina 1

Io sono qui da tutta la notte per prendere il posto

 

Libanese

Aprono alle 11 e fanno solo due ore

 

Cinese 1

Speriamo di riuscire a passare oggi, perché è da due giorni che sono qui, ho i piedi gonfi, devo far pipì e ho sete

 

Albanese

Qui vi lamentate troppo , non avete fatto la traversata in gommone come me…

 

Entra in scena un giornalista- presentatore- publicitario, tutto pimpante.

 

Giornalista

Poveretti, avete sentito? Sono in coda da ore per ottenere un lavoro e, prima di fare la loro conoscenza, ci sembra giusto dar loro da bere, e cosa c’è di meglio di una bottiglietta di acqua minerale Bumba, ricca di Sali minerali povera di sodio, acqua Bumba, l’acqua perfetta per chi ha una sete maledetta (distribuisce bottigliette a tutti, poi inizia l’intervista)

Tu, dimmi, da dove vieni?

 

Libanese

Perché mi dà del tu?

 

Giornalista

Ops, mi scusi, da dove viene lei.

 

Libanese

Io vengo dal Libano

 

Giornalista

Ed è qui per cercare lavoro.

 

Libanese

E’ evidente. Sono in coda da due giorni per quello?

 

Giornalista

Certo. E scommetto che le va bene un lavoro qualsiasi.

 

Libanese

Veramente io sono laureato in chimica.

 

Giornalista

Interessante. E tu da dove vieni?

 

Albanese

Di Albania

 

Giornalista

Parli bene l’italiano

 

Albanese

L’ho imparato di vostra televisione che al mio paese si vede, tutti i canali, ma a te non ti ho nai visto, hai fatto isola di famosi?

 

Giornalista

No, mi spiace. Spiritoso eh?! E tu da dove vieni?

 

Peruviano

Dal Perù.

 

Giornalista

Anche tu parli italiano

 

Peruviano

Io sono qui da tre anni

Giornalista

E non hai ancora il lavoro?

 

Peruviano

Si, faccio il muratore,  ma voglio chiedere per mia moglie che è ancora là e vuole venire qua coi bambini. Il figlio piccolo Felipe, l’ho visto solo in foto, perché ero già partito quando lui è nato.

 

Giornalista

Queste cose spezzano il cuore! E tu da dove vieni

 

Filippina

Noi veniamo da Filippine, mi chiamo Jessa e lui …., ho studiato per diventare odontotecnico, ma poi ho trovato lavoro come badante, meglio che niente. Purtroppo la vecchietta che assistevo io è morta e ora sono senza lavoro.

 

Filippino

Qui in Italia per trovare lavoro bisogna essere un po’ tonti

 

In quel mentre arriva l’impiegato dell’ufficio collocamento, scortese, che li tratta quasi fossero bestie.

 

Impiegato

Avanti, mettetevi a posto, non fate perdere tempo, non siamo qui per giocare! Mettetevi in fila contro il muro e parlate solo se sarete interrogati, senza fare confusione (rivolgendosi all’altra quinta) Avanti il primo! (Entra il primo datore di lavoro italiano)

 

Italiano 1

Io ho bisogno due persone per quindici giorni a raccogliere le mele in Trentino. Trentacinque euro al giorno per otto ore, tutto spesato viaggio vitto e alloggio.

 

Tutti alzano la mano e si offrono, tranne il libanese che se ne sta a leggere il giornale in un angolo.

 

Impiegato

Calma, calma! Lo sapevo! Adesso tutti volete raccogliere le mele! Ne ha bisogno solo due! Non avete sentito!?

 

Italiano 1

Possibilmente due donne. Sono più brave e si lamentano meno. Quelle! Sai raccogliere le mele?

 

Filippina

Sì, io brava io cucire io ripare lletto, pulire betri, cucinare tutta pamiglia e lui, lui anche badante.

 

Filippino

Sì, io badante, nonni nonne, zii bambini

Italiano 1

Ma no! Dovete accogliere le mele! Raccolta mele!

 

Filippino

Ah! Mele!  (fa segno con le ani come fossero zucche)

 

Italiano 1

Mele, così!

 

Filippina

Sì, sì, mele appare patto!

 

Italiano 1

Ma come parlano questi!? Affare fatto, non appare patto!  (escono stringendosi la mano)

 

Impiegato

Avanti il secondo

 

Entra una signora molto snob

 

Italiana 2

Io cerco una ragazza che sia brava a fare la badante

 

Tutti si fanno avanti, uomini e donne, tranne il libanese

 

Impiegato

Non avete sentito vuole una donna!?

 

Italiana 2

Una che parli l’italiano, si faccia capire e sia molto paziente, perché mia nonna è vecchia.

 

Impiegato

Peccato ne è appena andata via una ora, di badante

 

Albanese

Anch’io sono badante e parlo ottimo italiano

 

Italiana 2

Di dove sei?

 

Albanese

Di Albania

 

Italiana 2

No, no, albanesi non ne voglio, non mi fido

 

Peruviano

Mi scusi se vuole c’è mia moglie che viene tra due giorni dal Perù. Lei sa benissimo l’italiano ed è brava badante con referenze di case dove ha già servito

 

Italiana 2

D’accordo le lascio il mio numero.

 

Impiegato

Avanti il prossimo

 

Italiano 3

Buongiorno, cerco due persone per la pulizia notturna di un palazzo di uffici

 

Tre cinesi

Noi tre

 

Italiano 3

Ne ho bisogno solo due e che parlino italiano

 

Cinese 1°

Che tipo di uffici?

 

Italiano 3

E’ un’azienda informatica, ci sono molti computer da pulire con delicatezza.

 

Cinese 1°

Ti propongo un affare : lui è ingengere di progettazione di software, in cina è grande scienziato. Tu prendi tre. Noi due pulire di notte e lui viene a fare lavoro con sua grande testa di giorno.

 

Cinese 2°

Veramente non ti pentirai

 

Italiano 3

Su quali programmi hai lavorato finora (Pausa. Scena muta) Ah! Lasciamo perdere, ne ho bisogni solo due, allora, accettate?

 

Due cinesi

Ok. (si abbracciano e seguono il tipo)

 

Impiegato

Avanti un altro

 

Italiano 4

Io ho bisogno di un lavapiatti subito per tre sere nel mio ristorante finchè non torna quell’altro che è ammalato

 

 

 Il terzo cinese, il programmatore si propone e cerca di dire qualcosa

 

Cinese 3°

Quanti piatti da lavare a  sera?

 

Italiano 4

Ma che ne so! 1550 !

 

Cinese 3°

Quanti soldi a piatto?

 

Italiano 4

Che pignolo! Facciamo  12 centesimi

 

Cinese 3°

Allora fanno 18600 centesimi, 186 euro, va bene, vengo

 

Impiegato

Avanti un altro

 

Italiano 5

Cerco un uomo di fatica per fare traslochi, tre mesi di prova a partire da domani e poi  si vedrà.

(tra i due rimasti si offre la donna albanese.)

 

Albanese

Io posso fare quello!

 

Italiano 5

Non è un lavoro da donna!!

 

Albanese

Ma io  forte io già fatto tre traslochi, guarda (la ragazza albanese si avvicina alla scrivania dell’impiegato e la solleva senza difficoltà)

 

Italiano 5

E va bene. Ma guarda che facciamo otto ore di fila e senza lamentarci. (L’albanese dà un’alzata di spalle ed escono)

 

Impiegato

Bene. E’ ora di chiudere. (Guarda con intenzione il libanese che non accenna ad andarsene) Se non ti fai avanti e non alzi la mano, il lavoro non lo troverai mai

 

Libanese

Che ci posso  fare se nessuno cerca un ingegnere chimico

 

Impiegato

Contento tu (esce)

 

Esce ed entra il giornalista che si rivolge al libanese

Giornalista

Guarda che a furia di star qui, ci metti le radici, vuoi un po’ d’acqua per bagnarle?

 

Libanese

Grazie

 

Giornalista

Acqua bumba! L’acqua perfetta per una sete maledetta!

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giada

Qui c’è tanta gente del mio paese. Tanti vivono di carità, perché non hanno trovato un lavoro e nemmeno la casa. Io non voglio l’elemosina di nessuno, voglio andare a scuola laurearmi e poi tornare a casa mia e aiutare la mia gente.

 

Giovanni

Nella mia città è pieno di stranieri, ma se ne stanno sempre fra di loro, io non li distinguo gli uni dagli altri, mio padre dice che ci portano via il lavoro e sono anche pericolosi, c’è da aver paura a camminare per strada.

 

 

scena 10° TEMA : PREGIUDIZIO

dialogo tra due genitori qualsiasi

 

Mamma  (affranta, si accascia su una sedia)

Te l'ho detto che non dovevi lasciarmi andare da sola al supermercato! mentre stavo entrando, ero sulla scala mobile e avevo un sudamericano sullo scalino davanti e un sud.. "sud qualcosa" sullo scalino dietro, avevano un'aria,  ho cominciato a sudare freddo, quando è finita la scala mobile mi sono fatta il segno della croce e mi sono detta "l'ho scampata bella" poi invece sono andata alle casse per pagare e  non avevo più il portafogli. Non so come  sia successo, non mi sono accorta di niente, la mia borsetta era semiaperta e.. lo sai, te lo ricordi  quel borsellino di pelle di coccodrillo arancione che tenevo sempre in questa borsetta ? Sparito!!

 

Papà  (mostrando quel borsellino)

Calmati Klara, è questo il borsellino che cercavi?

 

Mamma

Oh, sì!! E’ proprio quello! Te l’hanno riportato? Hai controllato se ci sono ancora i soldi? Avessi visto che facce! Io non ci vado più in quel posto se non mi accompagni

 

Papà

Calmati, c’è ancora tutto, anche perché l’ho trovato sotto la credenza della cucina

 

Mamma  

Come hanno fatto a metterlo lì, sono entrati? hanno rubato in casa?  Hai controllato?

 

Papà

Klara smettila, non è entrato nessuno in casa, il borsellno ti sarà caduto prima di uscire e il gatto l’avrà cacciato là sotto.

 

Mamma  

Tu dici?

 

Papà

Certo! E’ andata così!

 

Mamma  

Brutto gattaccio schifoso! (lunga pausa)  Micio, miciolino dove sei? Scusa non volevo offenderti!

 

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giovanni

Nella nostra casa abbiamo messo un antifurto ultimo modello, mio padre ha chiesto un prestito in banca per comperarlo..…e  alla sera usciamo solo in auto  Lo psicologo dice che soffriamo tutti di mixofobìa, che sarebbe la paura che abbiamo di  quelli diversi da noi e la voglia di star sempre con quelli uguali a noi, con la pelle come la nostra, che parlano la nostra lingua, che mangiano come noi,  che vestono come noi, che comprano durante i saldi come noi… etc… (una noia!)

 

 

scena 11° collettiva. TEMA: INTEGRAZIONE

Scena dell’incontro tra Giovanni e Giada, nella classe dove lei viene inserita, in Italia.

Gli alunni sono in classe in attesa dell’inizio delle lezioni. C’è chi legge la Gazzetta, chi si trucca, chi lancia palline di carta, chi gioca con il cellulare, chi copia i compiti, chi chiacchiera. Suona la campanella.  Quando il palo che sta alla porta urla : “attenti, arriva la prof” tutti corrono a sedersi. L’insegnante si affaccia sulla porta

 

Prof

Buon giorno ragazzi. Sono contenta che siate tutti presenti,

 

Ragazzo 1

Quasi tutti prof, manca Giovanni

 

Prof

Sarà in ritardo come al solito. Comunque oggi è un giorno speciale perché arriverà un nuovo compagno.  E’ arrivato oggi e non l’ho ancora visto, è una sorpresa anche per me. Spero che sappiate accoglierlo come si deve e che nessuno lo metta sulla cattiva strada, vero Edoardo? Ora vado a prenderlo.

 

Edoardo (guardandosi i piedi)

Sempre io, ce l’ha sempre con me!

 

L’insegnante esce dalla classe.

 

Ragazza 1

Ragazzi! Chi si becca il nuovo nel banco?

 

Ragazzo 3

Io no di certo

 

Ragazzo 4

Io neanche

 

Ragazzo 5

Manco morto

 

Ragazzo 6

Lo lasciamo per Giovanni, così impara ad arrivare sempre in ritardo!

 

C’è un improvviso e rapido spostamento di posti, così da lasciare libero solo un banco in prima fila.  L’insegnante rientra in classe con Giada.

 

Alcuni alunni

Ma è femmina! E’ straniera!

 

Prof

Non lo sapevo nemmeno io, ma non fa nessuna differenza. Benedetti ragazzi, tutto qui quello che sapete dire?

 

Ragazza 2

Benvenuta

 

Tutti

Benvenuta

 

Intanto arriva in classe Giovanni di corsa, trafelato.

 

Giovanni

Buongiorno prof. Scusi il ritardo, ma oggi venendo a scuola……

 

Prof

Non importa, non voglio sapere cosa ti è successo oggi! Siediti

Ragazzi aiutatemi a fare conoscenza con la nuova compagna. Come ti chiami?

 

Giada non risponde e guarda in terra imbarazzata.

 

Ragazza 3

Forse parla inglese. What’s your name? How old are you?”

 

Ragazza 4

Parlez-vous français? Comment tu t’appelle? “

 

Ragazzo 7

Como te llamas, muchacha?

 

Ragazzo 8

Ci penso io Prof  (domanda in dialetto pugliese)

 

Ragazzo  9 (battendosi il petto, tipo Tarzan)

Io Luca, tu…….?

 

Prof

Lasciamola stare, forse deve ambientarsi. Intanto prendete tutti il libro di storia.

 

L’insegnante accompagna Giada al banco vuoto Risolini e gomitate dei compagni e inizia a spiegare la lezione. Intanto Giovanni e Giada parlottano tra loro a bassa voce.

Dopo un po’…

 

Giovanni

Prof credo che Giada abbia qualcosa da dire.

 

Giada dice qualcosa sottovoce alla prof

 

Prof

Ragazzi la vostra nuova compagna ha qualcosa da dirvi

 

Giada

Il mio nome è Giada. Non ne ho parlato subito perché nel mio paese il nome delle persone è una cosa sacra e lo si rivela solo quando ci si conosce bene. Ma capisco che qui da voi non è così, allora ho pensato che è meglio dirvelo.

 

Prof

Ma come parli bene l’italiano!

 

Giada

Capisco benissimo tutte le lingue che avete usato prima, tranne una ......

 

Ragazzo 4

Lui non lo capiamo nemmeno noi

 

Prof

Incredibile! Con le lingue sei molto più avanti di noi

 

Giada

Mi dispiace. Com’è d'uso nel mio paese vi ho portato un regalo.

 

Prof

Siamo tutti impazienti di vederlo!. (tra sé) Mi sento quasi in soggezione

 

Giada scarta un bellissimo sole di terracotta e lo mostra.

 

Giada

Rappresenta il mio paese, io ci tengo molto e vorrei che lo conosceste anche voi.

 

Tutti rimangono stupiti dalla bellezza del quadro.Suona la campanella della fine dell’ora e tutti se ne vanno. Giovanni e Giada si stringono la mano e tornano a casa, cioè al loro computer

Si riaccende la luce sulle due postazioni internet di Giada e Giovanni

 

Giovanni

Carissima G, devo dirti una cosa straordinaria. Oggi a scuola è arrivata una nuova compagna. Si chiama Giada. All'inizio tutti credevamo che non capisse nulla e fosse un po’ stupida perchè non rispondeva alle nostre domande, in nessuna lingua. Poi ha parlato in italiano e ci ha spiegato le usanze della sua gente riguardo alla riservatezza del nome delle persone. Ci ha detto di conoscere tre lingue straniere e anche se arriva da un paese lontano non è per niente più ignorante di noi. Ci ha anche portato un bellissimo quadro che abbiamo appeso in classe.

 

Giada

Anch’io ho una novità! Oggi sono andata a scuola per il primo giorno in una nuova classe e ho conosciuto molta gente nuova. Il mio compagno di banco è uno piccoletto un po’ bruttino, con gli occhiali, ma mi sembra simpatico

 

Si alzano, si voltano uno verso l’altra, si guardano intensamente.

 

Giovanni

G?

 

Giada

G?

 

Si avvicinano, ma interviene Modou e li ferma magicamente a metà strada.

 

Modou

Il nostro tempo è terminato, ma la storia di Giada e Giovanni continua,  e potete decidere voi come va avanti. Fateci sapere come avete deciso di farla continuare.  Il destino a volte è crudele, ma non sempre,  tante volte siamo noi, coi nostri pensieri giusti, che  possiamo far andare le cose per il verso giusto…..

 

 

 

Musica.      FINE

 

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