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"Segni dei tempi" (1829)

Lettura sul Lavoro XX a cura di Stefano Esengrini

 

 

«Carlyle ha letto nello spirito del suo tempo e la sua parola ha un valore non di profezia spicciola, ma di profezia universale, che si comprende meglio ora, che non nell’epoca che seguì immediatamente la sua morte. Il ritorno ad una più sana morale, fatta più d’azione che di riflessione, la rivalutazione delle energie vitali ed intuitive dell’uomo nei confronti di quelle intellettuali, l’appello, presso ogni popolo, alle antiche virtù della razza, la politica dei nazionalismi in opposizione alla minacciante anarchia delle ideologie cosmopolite, gli sforzi efficaci delle nazioni giovani compiuti per il risanamento fisico della razza, per la moralizzazione dei rapporti di lavoro, per l’elevazione spirituale delle classi inferiori, il culto dell’eroico, infine, sono caratteristiche ormai chiarissime del nostro tempo, sono il baluardo supremo di difesa innalzato dalla Vita, con le sue imperiose necessità, contro i pericoli dell’analisi e del razionalismo, frutto di una civiltà troppo avanzata in un solo senso, che ha bisogno di ritrovare l’equilibrio. E Carlyle predicava tutto questo in pieno secolo XIX, in una Inghilterra che aveva già allora raggiunto il massimo di quel processo di civilizzazione che altre nazioni raggiunsero più tardi, ma contro il quale portarono più presto i loro ripari. L’Inghilterra, per il suo culto così profondamente radicato delle istituzioni tradizionali, non comprese o non volle comprendere la profondità del monito di Carlyle, e forse Carlyle stesso, quando si prestava a suggerire mezzi pratici di riforma, e a dare consigli in fatto di politica estera, non era cosciente della universalità spirituale del suo messaggio» (Laura Fermi).

 

         Se ci chiedessero di caratterizzare con una sola parola questa età che è la nostra, noi saremo tentati di definirla non: l’età eroica, o religiosa, o filosofica, o morale, ma soprattutto: l’età meccanica. La nostra età è quella della macchina, in tutta la compiutezza del termine… Nulla si fa, direttamente o alla mano; tutto si fa regolatamente e secondo un piano prefisso […].
         Da ogni parte si è cacciato via il vivente artigiano per far posto ad un operaio senz’anima ma più veloce. La spoletta sfugge alle dita del tessitore e cade tra dita d’acciaio che la fanno girare più rapidamente […].
         Quali cambiamenti, inoltre, questo aumento di potenza introduce nel Sistema Sociale; come la ricchezza è cresciuta via via, e nello stesso tempo si è accumulata, alterando straordinariamente i vecchi rapporti, e allungando la distanza tra il ricco e il povero, sarà un problema per l’economista politico, e un problema molto più complesso e importante di quanti ne abbia mai affrontati finora […].
         Non soltanto l’esterno e il fisico è adesso guidato dalia macchina, ma anche l’interno e lo spirituale… La stessa pratica regola non soltanto i nostri modi di agire, ma anche i nostri modi di pensare e sentire. Gli uomini sono diventati dei meccanismi nella testa e nel cuore, così come nelle mani. Hanno perso la fede negli sforzi individuali e nelle forze naturali di qualsiasi genere. Non per la perfezione interiore, ma per combinazioni e ordinamenti esteriori, per istituzioni, costituzioni – per il meccanismo, di un genere o di un altro – essi sperano e lottano. Tutti i loro sforzi, affetti, opinioni, si accentrano sul meccanismo e sono di carattere meccanico […].
         Una persuasione interiore… che, all’infuori di quelle esteriori non vi siano vere scienze; che la sola strada possibile per raggiungere il mondo interiore (se c’è) passa attraverso il mondo esteriore; che, in breve, ciò che non può essere studiato e capito meccanicamente non può essere studiato e capito affatto.
         Il forte interesse volta ai meri ordinamenti politici… Fossero le leggi, il governo in buon ordine, tutto andrebbe bene per noi; il resto filerebbe per conto proprio!… Siamo così devoti a questo principio, e nello stesso tempo così straordinariamente meccanici, che un nuovo mestiere basato proprio su ciò, è sorto tra noi, sotto il nome di «Codificazione», cioè legiferare in astratto; per mezzo del quale ogni persona, con poca spesa, può essere provvista di un codice brevettato; – molto più facilmente che individui eccentrici di pantaloni brevettati, perché non vi è bisogno di prendere prima le misure.
         Il meccanismo ha ormai affondato le radici nelle più intime, importanti fonti della convinzione dell’uomo; e di là manda fuori innumerevoli rami, in tutta la sua vita e la sua attività, – che producono frutti e veleno… L’intelletto, la capacità che l’uomo ha di conoscere e credere, è ormai quasi sinonimo di logica, ossia di semplice capacità di organizzare e comunicare. Il suo strumento non è la meditazione, ma la discussione… La nostra prima domanda di fronte a qualsiasi cosa non è: Che cosa è? Ma: Come è?… Per ogni perché dobbiamo avere un perciò. Abbiamo la nostra piccola teoria su ogni cosa umana e divina.
         La religione è adesso… per lo più, un saggio sentimento prudenziale basato su un mero calcolo… per mezzo del quale qualche piccola quantità di gioia terrestre può essere barattata con una quantità molto più grande di gioia celeste. Così anche la religione è profitto, un lavoro.
         Questa venerazione per il più forte fisicamente si è diffusa nella letteratura… Lodiamo un’opera non come «vera» ma come «forte»; la nostra più grande lode è che ci ha «colpito». La nostra… «moralità superiore» è propriamente piuttosto una «criminalità inferiore», prodotta non da un maggior amore per la virtù, ma da una maggior perfezione della polizia; e di quella polizia molto più raffinata e più forte chiamata opinione pubblica.
         In tutti i sensi noi adoriamo e cerchiamo il potere… Nessun uomo oggi ama la verità come la verità deve essere amata, con un amore infinito; ma solo con un amore finito, e per così dire par amours*. Anzi per essere esatti, egli non ci crede e non la conosce, ma soltanto «la pensa», e pensa che «ci sia ogni probabilità»! La predica ad alta voce, e avanza coraggiosamente con essa, come se vi fosse una moltitudine urlante dietro di lui; tuttavia sempre continua a guardarsi alle spalle e nel momento che l’urlare si affievolisce, egli anche si arresta di colpo […].
         Definire i confini di questi due reparti dell’uomo, che funzionano l’uno dentro l’altro, e l’uno per mezzo dell’altro, in maniera così intricata e indistricabile, sarebbe per sua natura un’impresa impossibile. La loro importanza relativa… varierà nei diversi periodi, secondo i bisogni particolari e le disposizioni di quei periodi. Comunque, sembra abbastanza chiaro che la nostra giusta linea di azione si trova soltanto nel buon coordinamento dei due, e nel promuovere energicamente entrambi. L’esagerata cura alla sfera interiore o dinamica conduce a prospettive oziose, visionarie, inattuabili… L’esagerata cura dell’esteriore, d’altra parte, anche se immediatamente meno dannosa, e persino sul momento apportatrice di molti benefici concreti, alla lunga, distruggendo la forza morale, che è la generatrice di tutte le altre forze, finisce per dimostrarsi con non minore certezza, e forse, ancora più irrimediabilmente, dannosa. Questa, noi pensiamo, è la caratteristica principale del nostro tempo […].
         Questi oscuri aspetti, sappiamo bene, appartengono più o meno anche ad altri tempi, non solo ai nostri. La fede nella macchina, nella importanza somma delle cose fisiche, è sempre il rifugio abituale della debolezza e del cieco malcontento… Ben sappiamo anche, che, come sono applicate a noi stessi con tutte le loro aggravanti, formano solo metà del quadro… Né, con tutti questi mali più o meno chiari in mente, mai abbiamo disperato delle fortune della società. La disperazione, o persino lo sconforto, a questo riguardo, ci appaiono, in tutti i casi, un sentimento ingiustificato. Abbiamo fede nell’imperitura dignità dell’uomo; nell’alta vocazione alla quale, attraverso questa sua storia terrena, è stato destinato… Questa età anche sta avanzando. La sua stessa inquietudine, l’incessante attività, il malcontento, sono segni promettenti. Il sapere, l’istruzione aprono gli occhi dei più umili; aumentano illimitatamente il numero dei cervelli pensanti. È così che deve essere, perche la nostra vita non consiste nel tornare indietro, nell’opporre resistenza, ma solo nel lottare risolutamente per farsi strada… Un conflitto profondo si sta svolgendo nell’intero edificio della società; un doloroso scontro senza confini del nuovo con il vecchio. La Rivoluzione francese, come adesso è evidente, non fu la madre di questo grande movimento, ma il suo rampollo… Il risultato finale non si palesò in quel paese; anzi non si è ancora rivelato in nessuna parte. La libertà politica è fino a oggi l’oggetto di questi sforzi; ma essi non vogliono, né possono fermarsi qui. È verso una libertà superiore alla mera libertà dall’oppressione dei suoi simili, che l’uomo oscuramente mira. Di questa superiore, divina libertà, che è «il giusto compito dell’uomo», tutte le sue nobili istituzioni, i suoi fiduciosi sforzi e le sue più alte realizzazioni non sono che il corpo, e il sempre più approssimativo simbolo.

 

Note:

 

* Gioco di parole: par amours e paramour (amante clandestina).

 

Tratto Da: V. Castronovo, La rivoluzione industriale, Sansoni, Firenze 1982, pp. 116-119. La versione integrale del testo in inglese è consultabile al sito www.victorianweb.org .
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