Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch (1957)
Lettura sul Lavoro XIC a cura di Stefano Esengrini
«Se non sai dove stai andando, qualsiasi strada ti ci porterà.»
Vi sono dei giorni in cui tutto mi sembra altrettanto semplice e chiaro.
Cioè? Cioè, il problema di vivere su questa terra senza diventare uno
schiavo, un facchino, una bestia da soma, uno spostato, un alcolizzato,
un tossicomane, un nevrotico, uno schizofrenico, un masochista o un
artista manqué.
A quanto pare noi abbiamo il più alto tenore di vita fra tutti i paesi
del mondo. Ma è vero? Dipende da ciò che si intende per alto tenore.
Certo in nessun’altra parte la vita costa più che qui in America. Il
prezzo che si paga non è solo in dollari e cents ma in sudore e sangue,
in frustrazione, tedio, in focolari squinternati, in ideali fatti a
pezzi, in malanni e follia. Abbiamo gli ospedali più belli, i manicomi
più lussuosi, le prigioni più favolose, l’esercito e la marina meglio
equipaggiati e più pagati, i bombardieri più veloci, la più ampia
riserva di bombe atomiche, ma mai una quantità di uno qualsiasi di
questi articoli che basti a soddisfare la domanda. I nostri lavoratori
manuali sono i meglio pagati del mondo; i nostri poeti i peggio pagati.
Vi sono più automobili di quante se ne possano contare. Quanto ai
drugstores, in quale altra parte del mondo ne troverete l’eguale?
Abbiamo un solo nemico che ci fa veramente paura: il microbo. Ma lo
stiamo battendo su tutti i fronti. È vero, vi sono ancora milioni di
persone che soffrono di cancro, disturbi cardiaci, schizofrenia,
sclerosi multipla, tubercolosi, epilessia, colite, cirrosi epatica,
dermatite, calcoli biliari, nevrite, morbo di Bright, borsite, morbo di
Parkinson, diabete, reni mobili, paralisi cerebrale, anemia perniciosa,
encefalite, atassia locomotrice, prolasso dell’utero, distrofia
muscolare, itterizia, febbre reumatica, poliomielite, sinusiti,
labirintiti, alitosi, ballo di San Vito, narcolessia, rinite acuta,
leucorrea, ninfomania, etisia, carcinoma, emicrania, dipsomania, tumori
maligni, pressione alta, ulcere duodenali, disturbi alla prostata,
sciatica, gozzo, catarro, asma, rachitismo, epatite, nefrite,
depressione psichica, dissenteria amebica, emorroidi, angina,
singhiozzo, fuoco di sant’Antonio, frigidità e impotenza, persino
forfora, e naturalmente tutte le forme di pazzia, ora legione, ma… i nostri scienziati cureranno tutto ciò entro i prossimi cent’anni o giù di lì. Come?
Diamine, distruggendo tutti gli orribili germi che provocano
quest’infernale rovina! Muovendo una grande guerra preventiva – non una
guerra fredda! – durante la quale i nostri poveri, fragili corpi
diverranno un campo di battaglia per tutti gli antibiotici ancora a
venire. Una specie di rimpiattino, per così dire, in cui un germe ne
insegue un altro, lo localizza e lo fa fuori, il tutto senza la minima
interferenza nel nostro normale funzionamento. Finché non si otterrà
questa vittoria, però, dovremo forse continuare a ingoiare venti o
trenta vitamine, tutte di diverso colore e intensità, prima di
colazione, a buttar giù il nostro latte di tigre e il nostro lievito di
birra, a bere il nostro succo d’arancia e pompelmo, a usare melassa
sulla farina d’avena, a spalmare il pane (fatto di farina macinata
all’antica) col burro d’arachidi, a usare miele greggio o zucchero
greggio col nostro caffè, a fare le uova in camicia piuttosto che al
tegamino, seguite da un altro bicchiere di latte supervitaminizzato, a
ruttare un pochino, a praticarci un’iniezione, a pesarci per vedere se
siamo sotto o sopra, a metterci a testa in giù, a fare nostri esercizi
fisici – se non li abbiamo già fatti –, a sbadigliare, a stirarci, a
liberare l’intestino, a lavarci i denti (se ne abbiamo ancora qualcuno),
a dire qualche preghiera, a correre, poi, come il vento per prendere
l’autobus o la sotterranea che ci porterà al lavoro, e a non pensare più
allo stato della nostra salute finché non sentiremo venire un
raffreddore: la corizza incurabile. Ma non dobbiamo disperare. Mai
disperare! Basta prendere altre vitamine, aggiungere una dose
supplementare di pillole di calcio e fosforo, bere un grog caldo, farsi
un bel clistere prima di coricarsi per la notte, dire un’altra
preghiera, se ce ne ricordiamo una, e per quel giorno non pensarci più.
Se quanto sopra sembra troppo complicato, ecco un regime semplice da
seguire: non mangiate troppo, non bevete troppo, non fumate troppo, non
lavorate troppo, non pensate troppo, non crucciatevi, non preoccupatevi,
non lamentatevi, soprattutto non irritatevi. Non usate la macchina se
potete giungere a destinazione a piedi; non camminate se potete correre;
non ascoltate la radio e non guardate la televisione; non leggete
giornali, riviste, selezioni, listini di borsa, fumetti, libri gialli e
racconti del mistero; non prendete pillole per dormire né pillole per
star svegli; non votate, non fate acquisti a rate, non giocate a carte
né per divertimento né per soldi, non investite il vostro danaro, non
ipotecate la vostra casa, non fatevi vaccinare o immunizzare, non
violate le leggi che regolano la caccia e la pesca, non irritate il
capufficio, non dite di sì quando volete dire di no, non dite parolacce,
non siate brutali con vostra moglie o i vostri figli, non spaventatevi
se siete sopra o sotto il peso, non dormite più di dieci ore di seguito,
non mangiate pane di bottega se potete farvelo da voi, non fate un
mestiere che detestate, non pensate che il mondo sta per finire perché è
stato eletto l’uomo sbagliato, non abbiate paura di essere pazzi perché
vi trovate in manicomio, non fate nulla più di quanto vi si chiede ma
fatelo bene, non cercate di aiutare il prossimo finché non avete
imparato ad aiutarvi da soli, e così via…
Semplice, no?
In breve, non create dinosauri aerei con i quali spaventare i topi di campagna!
L’America ha solo un nemico, come ho detto prima. Il microbo. Il guaio è
che esso va sotto un milione di nomi diversi. Proprio quando credete
d’averlo conciato per le feste salta fuori sotto un nuovo aspetto. È la
peste in persona.
Quando eravamo una giovane nazione la vita era dura e semplice. Allora
il nostro grande nemico era il pellerossa. (Divenne nostro nemico quando
gli portammo via la terra.) In quei tempi lontani non c’erano grandi
magazzini; compagnie di spedizione, sistemi di vendite a rate, vitamine,
fortezze volanti supersoniche, calcolatori elettronici; banditi e
delinquenti si potevano riconoscere facilmente perché avevano un aspetto
diverso da quello degli altri cittadini. Tutto ciò di cui si aveva
bisogno per difendersi era uno schioppo in una mano e una Bibbia
nell’altra. Un dollaro era un dollaro, né più, né meno. E un dollaro
d’oro, o un dollaro d’argento, erano altrettanto buoni d’un dollaro di
carta. Meglio di un assegno, anzi. Uomini come Daniel Boone e Davy
Crockett erano figure genuine, forse non così romantiche come ce le
immaginiamo oggi, ma non erano eroi dello schermo. La nazione si
espandeva in tutte le direzioni perché ce n’era un vero bisogno: avevamo
già due o tre milioni di abitanti e un gran bisogno di spazio. Gli
indiani e il bisonte furono presto lasciati fuori dal quadro, insieme a
un mucchio di altri inutili accessori. Si costruivano fabbriche e
opifici, e scuole e prigioni e manicomi. C’era una grande attività. E
poi liberammo gli schiavi. Questo rese tutti felici, tranne quelli del
Sud. Ci permise anche di renderci conto che la libertà è una cosa
preziosa. Quando ci fummo ripresi dalla perdita di sangue, cominciammo a
pensare di liberare il resto del mondo. Per farlo, partecipammo a due
guerre mondiali, per tacere di una guerricciola come quella con la
Spagna, e ora siamo impegnati in una guerra fredda che, stando a quanto
ci dicono i nostri capi, potrebbe durare altri quaranta o cinquant’anni.
Ormai siamo quasi al punto di poter sterminare ogni uomo, donna e
bambino del globo che non voglia accettare il tipo di libertà che
predichiamo noi. Andrebbe detto, a giustificazione, che quando avremo
raggiunto il nostro scopo tutti avranno da mangiare e da bere a
sufficienza, saranno vestiti, alloggiati e divertiti a dovere. Un
programma americano al cento per cento, non c’è che dire! I nostri
scienziati saranno allora in grado di dedicare tutta la loro attenzione
ad altri problemi, quali le malattie, la pazzia, l’eccessiva longevità, i
viaggi interplanetari e simili. Tutti saranno vaccinati, non solo
contro i veri malanni ma anche contro quelli immaginari. La guerra sarà
stata eliminata per sempre, rendendo così superfluo “in tempo di pace
prepararsi alla guerra”. L’America continuerà a espandersi, a
progredire, a provvedere. Pianteremo le Stelle e Strisce sulla luna, e
successivamente su tutti i pianeti all’interno del nostro comodo piccolo
universo. Sarà un solo mondo, e americano dalla testa ai piedi. Attacchi la banda!
*
Il grande inganno che perpetuiamo ogni giorno consiste nella
nostra convinzione di rendere la vita più facile, più comoda, più
gradevole, più utile. Stiamo facendo tutto il contrario. Ogni giorno che
passa, rendiamo in ogni modo la vita vecchia, piatta e inutile. Una
brutta parola sintetizza ogni cosa: spreco. I nostri pensieri, le nostre
energie, la stessa nostra vita servono a creare ciò che è irrazionale,
superfluo, malsano. La stupenda attività che si svolge nella foresta,
nel campo, nella miniera e nella fabbrica non contribuisce mai alla
felicità, alla soddisfazione, alla pace dello spirito o alla longevità
di coloro che vi sono impegnati. Pochi, pochissimi americani amano il
lavoro che sono costretti a compiere un giorno dopo l’altro. Quasi tutti
considerano il loro lavoro meschino e degradante. Pochi trovano mai una
via di scampo. La grande maggioranza è condannata, proprio come uno
schiavo, un ergastolano, un minorato. Il lavoro del mondo, com’è tanto
nobilmente chiamato, è eseguito da uomini di fatica. Che tanti di essi
siano gente istruita non fa che rendere più fosche le tinte del quadro.
Importa così poco essere avvocato, medico, predicatore, giudice,
chimico, ingegnere, insegnante o architetto! Tanto varrebbe essere stato
manovale, scaricatore, impiegato di banca, sterratore, giocatore
d’azzardo o spazzino. Chi ama veramente il lavoro che fa un giorno dopo
l’altro? Che cosa ci lega all’impiego, al mestiere, alla professione o
alla carriera? L’inerzia. Siamo chiusi tutti insieme, come in una morsa,
a divorarci l’uno con l’altro, a derubarci vicendevolmente. Con tutto
quel che si dice del mondo degli insetti, noi in confronto sembriamo la
loro degenerata progenie!
A dirigere la baracca, per sorvegliarla e mandarla avanti, c’è un
governo composto di rappresentanti eletti dal popolo, che non
troverebbero rivali in una raccolta di confusionari, spostati, buffoni e
furfanti.
E i nostri milionari: sono felici? Loro, almeno, dovrebbero essere
allegri, gioviali, spensierati. L’obiettivo di tutti i nostri sforzi non
è forse avere più ancora di quanto ci occorre? Guardateli, i nostri
poveri milionari! I più pietosi campioni dell’umanità sulla terra. Come
vorrei che gli asiatici, i quali muoiono di fame, potessero diventare
milionari nel giro di una notte, tutti quanti! Come farebbero presto a
rendersi conto della vanità del sistema americano!
Poi ci sono i ceti medi: il baluardo della nazione, come diciamo
allegramente. Sobri, equilibrati, fidati, istruiti, conservatori,
dignitosissimi. Si può contare su di loro per procedere lungo la strada
del giusto mezzo. Potrebbero esistere anime più vuote di queste? Tutti
vivi come cadaveri impagliati in un museo delle cere. A pesarsi giorno e
notte. Oggi a dire di sì, domani di no. Banderuole, voltagabbane,
chiassosi altoparlanti. Per tutta la vita hanno tenuto in piedi una
bella facciata. Dietro questa facciata: nulla. Neanche dei sacchetti di
sabbia.
E gli operai? I meglio retribuiti del mondo, come proclamiamo
fieramente. Con le loro automobili, le loro case. (Alcuni, almeno.) Ma
tutti carichi di assicurazioni, obbligazioni di guerra, loculi
cimiteriali. I figli istruiti gratuitamente, le scuole attrezzate con
campi da gioco e centri ricreativi, il cibo approvato dagli ispettori
dell’alimentazione. Fabbriche ad aria condizionata. Gabinetti igienici e
sempre in perfetto ordine. Quaranta ore settimanali, paga doppia per
gli straordinari. A cento dollari la settimana fanno fatica a sbarcare
il lunario. II governo li deruba, le banche li derubano, i commercianti
li derubano, i dirigenti sindacali li derubano, il padrone li deruba,
tutti li derubano. Si derubano gli uni con gli altri. Parlo degli operai
di lusso, che a volte diventano soldati di lusso o politicanti di
lusso. Quanto agli altri, che non si lavano, che non sono iscritti ai
sindacati, agli altri insomma di cui non si sente parlare, essi vivono
come topi. Sono una vergogna per la nazione. Questa è una nazione che
non è disposta ad accettare la miseria, la sporcizia, il vizio,
l’analfabetismo, la mendicità, la pigrizia e l’inettitudine!
A parte i gangster, che ogni giorno si fanno più furbi, più efficienti,
più astuti, più pratici, più progrediti, più onorati, per così dire, e
che stanno indottrinando i giovani (per mezzo dei fumetti, del cinema,
della radio, della televisione), infiltrandosi nei ranghi, tanto che a
volte è difficile dire se l’uomo seduto accanto a te è uno di essi o
semplicemente un avvocato, giudice, banchiere, membro del Congresso o
ministro del culto… a parte i gangster, dicevo, quelle che sembrano
davvero passarsela meglio, che sanno benissimo quello che fanno e che lo
trovano piacevole, che non mostrano il minimo logorio, che traggono il
massimo piacere dalla vita, sono le ragazze squillo da cinquanta e cento
dollari per squillo, quasi tutte molto intelligenti, istruite,
gradevoli d’aspetto, sempre ben vestite, colte, semplici e prive
d’affettazione, meno rumorose, volgari e vanagloriose, anzi molto meno,
delle mogli o delle amanti degli uomini con cui si intrattengono. Anche
un giudice della Corte Suprema troverebbe piacevole, utile e istruttivo
passare un’ora o due con una del loro ramo È un peccato che non siano
accessibili alla gran massa!
Nelle mie vesti di Minnesinger del Lumpenproletariat, so che nessun
americano rispettabile prenderà sul serio quanto sopra. Non più di
quanto prenderà sul serio il fatto che, secondo le più recenti
statistiche, 13.976.238 uomini e donne, ivi compresa una percentuale di
bambini, stanno marcendo in prigioni, riformatori, ospedali, manicomi,
ospizi per minorati e altri istituti del genere in tutto il paese. Può
darsi che le mie cifre non siano del tutto esatte, ma la realtà è
questa.
Son fatti, inutile dirlo, che nessuno strofinerebbe sotto il naso d’un
micino per timore di scassarglielo. La minima zaffata di cose simili
farebbe venire la diarrea mentale a un piviere o a una procellaria.
Meglio non dire niente ai vostri figli finché non siano alle soglie
della laurea. Meglio tenere i giovani a limoni e lavanda finché non sono
maggiorenni.
***Tratto Da: H. Miller, Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch, Mondadori, Milano 2000, pp. 285-289; 305-308.









