Un grido al Paese
Importa l’immenso, forse inaspettato successo, il risveglio improvviso di chi sembrava rassegnato al silenzio, a subire, ad adeguarsi
Duecentomila a Roma, centomila a Milano e Torino, 50mila a
Napoli, 30mila a Firenze, 20mila a Palermo, persino a Bergamo 2000. In tutte le 230
piazze italiane, più una trentina straniere, almeno un milione, forse di più,
non ha importanza. Importa l’immenso, forse inaspettato successo, il risveglio
improvviso di chi sembrava rassegnato al silenzio, a subire, ad
adeguarsi.Invece il messaggio delle donne, ‘se non ora quando?´, è corso veloce
ovunque, e ha riempito le piazze come un richiamo ineludibile, finalmente
sorridente, entusiasta, liberatorio.
Basta, basta, basta! il basta delle donne al di là di bandiere e partiti, il
basta contro questo governo e questo premier, il basta contro la mercificazione
delle donne ma anche contro l´avvilimento di tutto il paese. Il basta gridato
da tutte, le giovani e meno giovani, le attrici e le disoccupate, le
studentesse e le sindacaliste, le suore e le immigrate, le casalinghe e le
donne delle istituzioni, facce note ma soprattutto ignote, donne tutte belle
finalmente, non per tacchi a spillo o scollature o sguardi seduttivi, ma per la
passione, e l´indignazione, e l´irruenza, e la coscienza di sé, dei propri
diritti espropriati e derisi: e uomini, tanti, finalmente non intimiditi o
infastiditi dal protagonismo femminile, consci che il basta delle donne poteva
avere, ha avuto, un suono più alto, più felice, più coraggioso, cui
affiancarsi, da cui ripartire per cambiare finalmente lo stato del paese. In
mano alle donne, ieri, la politica si è fatta più radicale e credibile, perché
ha usato le parole, le voci, i gesti, non per le solite invettive e ironie e
slogan e promesse che intorbidiscono e raggelano, ma per raccontare il disagio,
la paura, la fatica, la rabbia, l´umiliazione, che le donne vere sopportano
ogni giorno, come lavoratrici senza lavoro, e madri senza sostegno pubblico, e
professioniste la cui eccellenza non le esime dalla precarietà, e giovani donne
che non possono fare figli perché senza sicurezze per il futuro, e donne che
nessuno protegge dallo sfruttamento, dai maltrattamenti, dall´amore assassino
dei loro uomini.
Si sa che l´armata mediatica del berlusconismo che deve il suo imperio alla menzogna
e alla capacità di confondere, aveva stabilito che la manifestazione di oggi
sarebbe stata dettata dal bigottismo di donne così sfortunate da non poter fare
le escort, e da una superba rivalsa contro le vittoriose ragazze di Arcore e
altrove. Che delusione! Nessuna, delle tante donne che si sono alternate sul
palco, emozionate eppure decise, forti, ha avuto parole arroganti di
separazione tra le buone e le cattive. Al massimo è stato detto quello che
anche le belle signore del Pdl dovrebbero condividere: che cioè i letti dei
potenti più o meno ossessionati dal sesso non dovrebbero essere istantanee
scorciatoie per entrare in ruoli pubblici di massima responsabilità. E per
esempio la sempre improvvida Gelmini, prima ancora che le piazze cominciassero
a riempirsi, annunciò che ci sarebbe stato solo un gruppetto di desolate
radical chic, termine così stantio e irreale che forse gli esperti di slogan
del governo dovrebbero modificare. Povera ministra da poco mamma e scrittrice
di libri per l´infanzia, oltre che falciatrice dell´istruzione pubblica
italiana. Davanti a quelle migliaia di persone in ogni piazza, a quel milione
accorso al richiamo di un piccolo gruppo di donne arcistufe e finalmente decise
a ribellarsi, cosa avrà pensato?
Se persino le donne scese in piazza, persino i partiti dell´opposizione, non si
aspettavano un simile successo, figuriamoci gli altri: hanno cominciato a
perdere la testa, e prima ancora che vengano dettate dal politburo governativo
gli slogan denigratori per negare la realtà, han fatto la loro brutta figura,
accusando curiosamente la manifestazione di essere antiberlusconiana: come
infatti vistosamente, fortemente, appassionatamente, voleva essere. I
cervelloni berlusconisti da poco tornati a galla come ultima trincea, terrorizzati
da quelle piazze gremite, hanno parlato di "odioso sfruttamento delle
donne per abbattere il premier" non avendo capito niente dell´autentica
civile autonoma rabbia femminile; c´è chi ha vaneggiato di una
contro-manifestazione da parte delle ministre in carica, "di orgoglio e di
amore anche nelle sue perversioni", e la solita sottosegretaria
cattivissima, lei devota ad ogni sospiro del suo idolo e fan delle sue
movimentate serate, ha accusato le centinaia di migliaia di donne in piazza "di
essere solo strumenti degli uomini", non si sa quali, ma di sicuro non
dell´ormai pericolante premier.
Chissà se le tante donne intelligenti e libere che hanno trovato mille colte
ragioni per disertare una manifestazione che non risultava loro
sufficientemente femminile o femminista, si sono alla fine commosse nel vedere
tante altre donne, più sbrigative e meno sofisticate, gridare insieme, senza
divisioni, senza distinzioni, il loro bisogno di dignità e di cambiamento. Che
poi la differenza è anche questa: le donne non berlusconiane sono in grado di
scelte differenti, libere di agire secondo i loro principi in contrapposizione
con altre anche se le divergenze sono capillari: nessuna delle signore
berlusconiane, dai loro scranni di ministre, sottosegretarie, rappresentanti di
partito, osano esprimere non si dice un dissenso, ma un lievissimo, simpatico
dubbio. Loro sì, pare, sono al servizio del maschio padrone.
Però una domenica come quella di ieri, così bella, e appassionata, e corale,
dovrebbe mettere in guardia anche l´opposizione. Le donne hanno detto basta a
questo governo e al suo leader, ma resteranno vigili: dalle piazze ieri è
venuta allo scoperto una riserva di energia, di intelligenza, di bellezza, di
potere, di senso del futuro femminile, che parevano dispersi o rassegnati. Le
donne promettono obiettivi ambiziosi, assicurano che non torneranno indietro,
soprattutto che dopo una così straordinaria, spontanea prova di forza, niente,
ma proprio niente, sarà più come prima.
la Repubblica 14/02/2011

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