Trovata la "particella di Dio"
Il Bosone di Higgs costringerà gli scienziati a rivedere i loro modelli
Il fisico teorico Peter Higgs l'aveva detto nel 1964: esiste una particella
sconosciuta che spiega come mai tutte le cose nell'universo abbiano una massa.
Mercoledì al Cern di Ginevra, 48 anni più tardi, verrà dato l'annuncio: la
particella che nel frattempo è diventata famosa come "bosone di
Higgs" è finita finalmente nella rete degli scienziati. L'Organizzazione
europea per la ricerca nucleare ha fissato la sala delle grande occasioni, ha
messo in fresco lo champagne che lo stesso Higgs aveva chiesto nel caso in cui
qualcuno avesse trovato la particella da lui teorizzata, e ha diramato gli
inviti.
Il bosone di Higgs era l'ultima particella elementare prevista dal modello
standard della fisica non ancora osservata da un esperimento. Ora il quadro
della materia a noi nota è finalmente completo. Peccato però che secondo gli
scienziati l'universo sia composto al 96% da materia ed energia oscura, la cui
composizione ed essenza ci sono completamente ignote. Per i fisici delle
particelle il lavoro non termina certo qui. Anzi, ora si addentra in misteri
ancora più grandi e affascinanti.
Sulle caratteristiche esatte del bosone di Higgs nulla è ancora certo. I dati
raccolti in 18 mesi di lavoro dal grande acceleratore di particelle Large
Hadron Collider (Lhc, un anello sotterraneo di 27 chilometri di
lunghezza che fa scontrare protoni quasi alla velocità della luce) di Ginevra
vengono furiosamente analizzati in queste ultime ore. Un minimo margine di
incertezza della scoperta esiste ancora, e soprattutto ci si chiede se il
bosone di Higgs "catturato" a Ginevra sia esattamente come i fisici
teorici si aspettavano, o non nasconda - come sospettano in molti -
caratteristiche nuove e sorprendenti. Scoprire dei tratti inaspettati in quella
che per la sua importanza è stata soprannominata la "particella di
Dio" costringerebbe gli scienziati a rivedere i loro modelli, a porsi
nuove domande e a esplorare strade alternative per trovare le risposte. Il
bosone di Higgs viene considerato la particella capace di dare una massa alla
materia perché prende forma all'interno del "campo di Higgs". Questo
campo viene descritto in termini non tecnici come una sorta di melassa che
permea lo spazio e ostacola il moto delle particelle. Proprio come fa la massa
che più è grande, più svolge una funzione di freno.
Nel frattempo Peter Higgs, 83 anni, ha preso un volo per Ginevra, dove gli
verrà dato un posto in prima fila al seminario di mercoledì. Accanto a lui ci
saranno altri tre fisici teorici che hanno contribuito a sviluppare i dettagli
del "campo di Higgs", e che oggi soffrono un po' l'eccesso di fama
del loro collega dell'università di Edinburgo.
Ma per non essere scavalcati nella pluridecennale corsa alla "particella
di Dio", ieri i rivali del Cern, gli americani del Fermilab di Chicago,
hanno annunciato i dati definitivi del loro lavoro di ricerca, iniziato nel
2001 e concluso a settembre dell'anno scorso per esaurimento dei fondi concessi
dal governo Usa. Rispetto all'acceleratore di Ginevra, quello americano riesce
a vedere alcune particelle diverse. Ma la precisione dei dati di Chicago è
molto inferiore rispetto allo strumento europeo.
Mercoledì in molte università italiane e nella sede romana dell'Istituto
nazionale di fisica nucleare (Infn), l'ente che contribuisce per l'Italia alla
ricerca del Cern, sono previsti collegamenti video con Ginevra. La diretta di
alcuni atenei è anche aperta al pubblico alle 10 del mattino. E per Stephen
Hawking, il celebre astrofisico britannico che anni fa scommise sulla non
esistenza del bosone di Higgs, potrebbe arrivare forse il momento di pagare il
suo pegno.
http://www.repubblica.it (02 luglio 2012)

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