Sulle spalle della famiglia
Ricadono sulle famiglie italiane tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa carico lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la madre lavora.
Non ha torto Silvio Berlusconi ad affermare che il suo governo ha rafforzato il ruolo della famiglia. Basta intendersi su che cosa significa “rafforzare”.
LE FAMIGLIE E IL WELFARE
Il ruolo della solidarietà famigliare,
sempre importantissimo nel nostro welfare debole e squilibrato, è uscito
indubbiamente rafforzato dalla riduzione dei trasferimenti agli enti locali (a
partire dall’abolizione dell’Ici), quindi delle risorse per i servizi alla
persona, così come dalla riduzione dell’offerta educativa della scuola pubblica
in termini di contenuti e di tempo.Èstato rafforzato anche dal mancato
adeguamento del sistema di protezione sociale a un mercato del lavoro
flessibile, dove la precarietà e la disoccupazione colpiscono soprattutto i
giovani.
Questa modalità di rafforzamento è stata teorizzata esplicitamente nei due più
importanti documenti del governo sul welfare: il Libro bianco sul futuro del
welfare e il documento Italia 2020 sull’occupazione femminile e i problemi di
conciliazione. (1) Entrambi i documenti indicano appunto nella
solidarietà famigliare la principale risorsa su cui contare
per far fronte a tutti i problemi di cui, nella maggior parte dei paesi, si fa
carico in larga misura lo stato sociale: dalla povertà alla dipendenza in età
anziana, dalla disoccupazione giovanile alla cura dei bambini piccoli quando la
madre lavora.
Le timide proposte innovative indicate con grande enfasi nel novembre scorso
dal Piano nazionale per la famiglia, e commentate su questo
sito, sono rimaste lettera morta. (2)
Sulla base dell'obiettivo di rafforzamento del ruolo delle famiglie, si è
proceduto a tagli indiscriminati, salvo che sui sussidi alla scuola privata, e
si è di fatto vanificato il fondo per il sostegno all’affitto. Ma non solo: si
è anche ripetutamente sottovalutata la drammaticità di una disoccupazione
giovanile che tocca il 30 per cento.
Peccato che non tutti abbiano alle spalle una famiglia che può provvedere in
caso di necessità. E peccato che proprio la dipendenza dalla solidarietà
famigliare, oltre a sovraccaricare le famiglie e a sottoporre a tensione
bilanci spesso modesti, renda più difficile per i giovani costituire una
propria famiglia, se lo desiderano. Rende anche difficile alle mamme conciliare
famiglia e lavoro, se non hanno un reddito sufficiente a pagare un servizio
privato, o una mamma o una suocera disponibili e in grado di condividere le
responsabilità di cura.
LE NORME PER LE LAVORATRICI MAMME
Alle mamme, poi, il governo Berlusconi ha fatto un brutto scherzo fin dall’avvio del governo. Nel giugno 2008, in nome della semplificazione, il ministro Sacconi ha infatti ha abrogato la norma che imponeva la procedura telematica per le dimissioni volontarie. Era stata approvata a largissima maggioranza bipartisan dal parlamento pochi mesi prima, durante il governo Prodi, per cercare di contrastare l’abitudine di far firmare in bianco una lettera di dimissioni all’atto dell’assunzione – un’abitudine molto diffusa soprattutto nelle aziende del Nord e molto utilizzata soprattutto contro le lavoratrici che rimangono incinte. La consigliera di parità nazionale che, facendo il proprio mestiere, osò protestare per il danno che ne sarebbe seguito per coloro che volevano avere un figlio, si vide revocata la nomina. Solo un anno dopo è stata introdotta una nuova norma, di fatto più complessa, che richiede che un genitore che si dimette “volontariamente” durante il periodo protetto dalla legge sui congedi confermi la propria volontà davanti a un funzionario della direzione provinciale del lavoro (nota prot. 25/II/2840 del 26 febbraio 2009). La nuova norma, tuttavia, riduce la protezione al solo periodo coperto dalla legge sulla maternità e paternità. Non protegge affatto da dimissioni forzate al termine di quel periodo, quando la lavoratrice dovrebbe tornare al lavoro.
(1) Ministero del Lavoro, della Salute e
delle Politiche sociali, Libro bianco sul futuro del welfare. La vita buona
nella società attiva, Roma, maggio 2009; ministero del Lavoro e delle Politiche
sociali, ministero per le Pari opportunità, Italia 2020. Programa di azioni per
l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, Roma, dicembre 2009.
(2)Verso un piano nazionale per la famiglia, novembre 2010.
Per un commento su questo sito si veda Daniela Del Boca e Chiara Saraceno, “Una tradizionale
famiglia italiana”, 9.11.2010
http://www.lavoce.info 20.04.2011

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