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Sull'atomo usare sempre il cervello

Decisioni definitive sull'energia nucleare vanno prese su base razionale e non sull'onda dell'emozione o sotto pressione di questa o quella lobby di questo o quel settore industriale.


Le immagini che arrivano dal Giappone sono devastanti e strazianti. Due sono le reazioni che suscitano: la prima è che il paese avrà bisogno di molto tempo per riassorbire economicamente questa tragedia, costosissima in termini di vite umane, capitale fisico e infrastrutture; la seconda è che il nucleare andrà subito abbandonato e per sempre. La storia dei paesi colpiti da catastrofi naturali o belliche suggerisce però più ottimismo di quanto sia spontaneo dedurre dalle immagini che ci tengono incollati con angoscia alla tv. L'Europa uscì dalla devastazione della seconda guerra mondiale con un balzo quasi miracoloso.

La Germania, rasa al suolo dalle bombe, dopo molto meno del previsto era una potenza industriale.
Due economisti di Berkeley hanno dimostrato come il Vietnam sia risorto da un periodo multi-decennale di guerre culminato nei "famosi" bombardamenti americani negli anni 60 e 70 molto più speditamente e vigorosamente di quanto tutti si aspettassero.
Dopo l'uragano Kathrina che ha semidistrutto New Orleans c'era chi diceva che la città sarebbe stata abbandonata. Già dopo pochi mesi la città risorse e dopo pochi anni i segni del disastro sono quasi spariti. A queste considerazioni storiche va aggiunta la straordinaria risposta dei giapponesi a questa tragedia. Non si è parlato di nessun episodio di sciacallaggio, aspettano in file ordinatissime i soccorsi, nessuna recriminazione, tanto dolore vissuto con la massima dignità. E la capacità dei giapponesi di lavorare lunghe ore è ben nota. Tutto ciò fa ben sperare, ma un problema sarà il già elevato debito pubblico. Ovviamente per la ricostruzione ci sarà bisogno di un'enorme raccolta di fondi pubblici, ovvero un ulteriore stress per il bilancio giapponese, e questo sicuramente complicherà le cose. I tassi d'interesse mondiali aumenteranno nei prossimi anni e paesi molto indebitati come il Giappone ne risentiranno.

La seconda immediata reazione è quella di abbandonare ovunque e per sempre il nucleare. È probabile che ciò ponga altra pressione sul prezzo del petrolio oltre alle crisi mediorientali. Se molti paesi dovessero rinunciare ai loro programmi di energia atomica, la domanda attesa di petrolio schizzerà trascinando verso l'alto il prezzo.
Io non ho le conoscenze tecniche per giudicare la sicurezza di centrali nucleari in zone non sismiche. Non so quindi come valutare il rischio per un cittadino medio di un paese con centrali nucleari rispetto al rischio di guidare a 150 km l'ora in autostrada, o di fumare un pacchetto di sigarette al giorno, di praticare sport pericolosi, di prendere l'aereo o di contrarre gravi malattie contagiose. Non so valutare i rischi per l'ambiente di radiazioni nucleari nell'aria o d'incidenti come quello dei pozzi petroliferi del Golfo del Messico o dell'inquinamento di città come Milano o Los Angeles. Sono però convinto che decisioni drastiche e definitive sull'energia nucleare non vadano prese sull'onda delle immagini così dolorose degli sfollati giapponesi. E quando queste decisioni saranno prese non lo si faccia sotto pressione di questa o quella lobby di questo o quel settore industriale.

http://www.ilsole24ore.com 16 marzo 2011

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