Strauss-Kahn e il primato dei più deboli
In America a scuola si insegna a chiedere conto anche ai propri superiori delle loro azioni
Uno degli aspetti più interessanti nel crescere i propri figli in un Paese diverso da quello
di origine consiste nello scoprire i diversi valori che vengono insegnati a
scuola. La scuola non è solo il luogo di apprendimento di nozioni,
ma anche (insieme alla famiglia) il principale meccanismo con cui una società
trasmette i suoi valori ai propri figli.
In Italia uno dei valori che mi fu instillato, tanto a scuola quanto in
famiglia, fu l'obbedienza all'autorità.
Anche quando l'autorità sbagliava (o io ritenevo che sbagliasse), andava
obbedita. Sebbene nessuno ti dicesse mai che anche i soprusi dell'autorità
dovevano essere accettati, questa ne era logica conseguenza in un sistema che
scaricava interamente l'onere della prova sullo studente. Uno studente che
chiedeva conto a un maestro o a un professore delle sue azioni doveva essere
sicuro, oltre ogni limite, della giustezza delle proprie ragioni perché se si
sbagliava era immediatamente bollato come arrogante e irriverente e, spesso,
punito.
Prima di sfidare l'autorità, dovevamo chiederci «ma sei proprio sicuro?».
Questo eccesso di zelo si trasformava spesso in sudditanza. Negli Stati Uniti
ai miei figli viene insegnato il diritto-dovere di stand up speak out,
letteralmente di alzarsi in piedi e alzare la voce per segnalare possibili
errori: non solo dei compagni di scuola, ma anche dei professori. Questo non
significa insubordinazione, ma diritto di chiedere conto anche ai propri
superiori delle loro azioni.
Quando poi lo studente sbaglia a protestare, non viene punito, perché è un suo
diritto chiedere conto delle azioni del suo superiore. Anzi, viene ringraziato
per avere data un'opportunità al superiore di spiegare le proprie ragioni.
Probabilmente questo valore deriva dal retaggio della storia americana. I
coloni ebbero il coraggio di stand up ai sovrani inglesi e fondarono una
nazione in cui nessuno era al disopra della legge. È la differenza tra chi si
sente suddito (che viene da sottoposto) e chi si sente cittadino. Questo valore
permea la società americana. Chiunque ha il diritto/dovere di denunciare
qualsiasi sopruso, anche quando questo sopruso è fatto dall'uomo più potente
della terra. È solo così che si può spiegare il Watergate. È solo così che si
può spiegare come la denuncia di
un'immigrata di colore possa, in poche ore, trascinare in carcere uno degli
uomini più potenti della terra: il direttore del Fondo
monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn.
Perché questo è l'aspetto più sorprendente di una vicenda altresì squallida.
Alle 12,30 la vittima chiama la polizia. Alle 16,40 la polizia di New York,
sulla base della testimonianza della donna, arresta in modo plateale il
direttore dell'Fmi. Vi immaginate cosa sarebbe successo nel paese di don
Abbondio? Innanzitutto si sarebbe subito dubitato della testimonianza della donna:
«Ma sei proprio sicura? Non hai frainteso delle timide avances? Era proprio
lui?». Poi la si sarebbe fatta sentire in colpa: «Perché non ti sei accertata
che non ci fosse nessuno in stanza prima di entrare? Perché hai violato le
regole dell'albergo?». Infine si sarebbe passati al linciaggio morale: «Cosa
hai fatto per provocarlo? Che tipo di donna sei?» Risultato: la maggior parte
delle donne preferisce non denunciare le violenze subite.
Non capita solo in Italia, ma anche in Francia. A leggere i
giornali, non sarebbe la prima volta che Dominique Strauss-Kahn viene accusato
di aver commesso violenza su una donna. In un'intervista televisiva una
giornalista francese, Tristane Banon, avrebbe dichiarato di essere stata
assalita da un politico francese socialista (poi identificato in Strauss-Kahn)
nel 2002. Sua madre, una dirigente del Partito socialista, all'epoca l'avrebbe
convinta a non sporgere denuncia contro un uomo vicino alla famiglia e alle sue
idee politiche. Quindi anche in Francia la denuncia viene scoraggiata.
Queste differenze non hanno un impatto solo sulla tutela dei diritti
individuali, ma anche sulla crescita economica. Nelle società evolute le norme
civiche di comportamento servono a risolvere importanti problemi di
coordinamento. Uno dei maggiori problemi di una società complessa è ridurre i problemi
di "agenzia", ovvero l'uso di un potere delegato a vantaggio del
delegato e non del delegante. Il modo più efficiente per monitorare un agente è
di farlo controllare dai suoi subordinati. Sono loro che meglio conoscono le
sue azioni e le sue motivazioni.
Per i subordinati, però, denunciare gli abusi del proprio capo è molto costoso. Il beneficio è un beneficio comune (la società gestita meglio), mentre il costo è personale (le possibili vendette del capo). Quando il beneficio è pubblico e il costo privato, abbiamo quello che in economia si chiama problema di free rider. In presenza di un problema di free rider la teoria economica ci dice che il mercato produce una quantità di monitoraggio sub ottimale. È per questo che norme civiche possono aiutare a risolvere queste inefficienze. Come l'educazione a non inquinare aiuta a ridurre l'inefficienza dovuta al fatto che il costo di non inquinare è privato mentre il beneficio è pubblico, così l'educazione a stand up aiuta a risolvere il problema di free rider nel monitoraggio.
Non sorprendentemente, in un ricerca pubblicata di recente, Guido Tabellini trova una correlazione tra valori insegnati e crescita economica. Le regioni d'Europa in cui il principio di obbedienza all'autorità è uno dei primi valori insegnati crescono meno. È giunto il momento che anche in Italia si insegni il diritto-dovere di stand up ai don Rodrigo
http://www.ilsole24ore.com 18 maggio 2011

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