Solo chi paga le tasse merita i diritti
Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli)
Questo non è un articolo di commento, è un articolo di
protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri
esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le
furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori
salariati vittime della vessazione fiscale.
Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la
principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da
dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è
tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno
finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra
salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto
perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti.
Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla
fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti,
liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa,
la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa
ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri.
Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di
ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una
volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché
sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la
sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato,
perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV
corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in
una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso
più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al
riccastro viziato.
Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un
patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale)
contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale,
degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di
grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York,
Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune
antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che
fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non
trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e
pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura
fraudolenta del contratto sociale.
La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta
fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza
politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo
questi - purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo - tempi di
rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without
taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a
tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli).
Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e
conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di
diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o
totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il
privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro
la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.
http://www.lastampa.it 18/5/2010

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