Siate voi stessi il cambiamento che vorreste
Guida alla sopravvivenza alla crisi
Sette i principi della strategia da seguire: dal rispetto
per se stessi all’empatia, dalla resistenza all’applicazione del pensiero
rivoluzionario
Lezioni di vita
«Sopravvivere alla crisi. Sette lezioni di vita» di Jacques Attali è edito da
Fazi (pagine 185, euro 17,50, traduz. E. Biotossi). «Il mio scopo scrive
l’autore è quello di suggerire strategie precise e concrete che permettano a
ognuno di “cercare uno spiraglio nella sventura” e di sapersi destreggiare tra
gli ostacoli che si presenteranno, senza affidarsi ad altri per sopravvivere,
per vivere meglio».
L’autore
Economista, scrittore e banchiere francese, Jacques Attali è nato ad Algeri il
1 novembre 1943. Ha
vissuto ad Algeri fino al trasferimento della sua famiglia a Parigi nel 1956.
Un giorno o l’altro questa crisi si concluderà, come tutte le altre, lasciando
dietro di sé innumerevoli vittime e qualche raro vincitore. Ma ciascuno di noi
potrebbe anche uscirne in uno stato di gran lunga migliore di quello con cui ci
siamo entrati. Questo a patto di comprenderne la logica e il percorso, di
servirsi delle nuove conoscenze accumulate in vari settori, di contare soltanto
su se stessi, di prendersi sul serio, di diventare attori del proprio destino e
di adottare audaci strategie di sopravvivenza personale. (...)
Ma, nel frattempo, occorre salvarsi dalla crisi attuale. Perché, contrariamente
a quanto vogliono far credere le grida di trionfo di qualche politico e di un
ristretto gruppo di banchieri, la crisi finanziaria del 2008 che non faceva
altro che rivelare quella economica che veniva da molto più lontano è lungi
dall’essere terminata. (...) L’incapacità dell’Occidente di mantenere il suo
tenore di vita senza indebitarsi, che è la causa più profonda di questa crisi,
è lungi dall’essere stata riassorbita. E la strategia messa in atto finora dai
governi per rimediare è riassumibile nel far finanziare dai contribuenti di
dopodomani gli errori dei banchieri di ieri e i bonus dei banchieri di oggi.
Di fronte ai pericoli del prossimo decennio, chi vorrà sopravvivere dovrà, come
le avanguardie del passato, accettare il fatto di non doversi più attendere
nulla da nessuno; e che qualsiasi minaccia è anche un’opportunità per ognuno di
noi, in quanto lo costringe a riconsiderare il proprio posto nel mondo, ad
accelerare i cambiamenti nella sua vita, a mettere in atto un’etica, una
morale, dei comportamenti, delle attività e delle alleanze radicalmente nuovi.
Costui saprà che la sopravvivenza non implica per forza la necessità di
aspettare questa o quella riforma generale, quella grazia o quel salvatore; che
non esige la distruzione degli altri, ma soprattutto la costruzione di sé e
l’attenta ricerca di alleati; che non risiede in un ottimismo illimitato, ma in
un’estrema chiarezza in relazione a se stessi, in un desiderio selvaggio di
trovare la propria ragion d’essere; la quale non è da costruire soltanto nel
singolo momento, ma anche sul lungo periodo; la quale non è finalizzata alla
conservazione di ciò che si è acquisito, ma può riguardare il superamento
dell’ordine attuale; la quale non si limita soltanto a mantenere l’unità del
proprio io, ma esige di prevedere tutte le possibili diversità.
Per arrivare a questo punto, costoro dovranno cominciare un lungo apprendistato
relativo al controllo del sé, a cui nulla, per il momento, li prepara. (...) I
sette principi di questo apprendistato saranno applicabili a qualsiasi epoca,
qualsiasi minaccia e qualsiasi tipo di crisi. (...) Questa strategia, frutto di
un lungo ragionamento su quelle utilizzate finora, permetterà di sopravvivere
in particolare ai rischi di disoccupazione, fallimento e declino. Essa si
snoda, a mio parere, attorno a sette principi da attuare nell’ordine suggerito
qui di seguito. Va da sé che la loro messa in opera richiede sforzi
considerevoli e che pure io, come tutti, fatico molto a metterli in pratica.
1. Il rispetto di sé: innanzitutto, voler vivere, e non soltanto sopravvivere.
Quindi, prendere pienamente coscienza di sé, attribuire importanza alla propria
sorte, non provare né vergogna né odio verso se stessi. Rispettarsi e dunque
cercare la propria ragione di vivere, imporsi un desiderio d’eccellenza in
relazione al proprio corpo, alla propria conservazione, al proprio aspetto,
alla realizzazione delle proprie aspirazioni. Per raggiungere questo scopo, non
bisogna attendersi nulla da nessuno; occorre contare soltanto su se stessi per
definirsi; non bisogna avere paura davanti a una crisi, quale che sia la sua
natura; occorre accettare la verità anche se non è piacevole da ammettere; e
bisogna voler essere protagonisti, né ottimisti né pessimisti, del proprio
futuro.
2. L’intensità: proiettarsi sul lungo periodo; formarsi una visione di sé, per
sé, da qui a vent’anni, da reinventare incessantemente; saper scegliere di
compiere un sacrificio immediato se può rivelarsi benefico sulla lunga
distanza; nello stesso tempo, non dimenticare mai che il tempo è prezioso,
perché si vive una volta sola, e che bisogna vivere ogni momento come se fosse
l’ultimo.
3. L’empatia: in ogni crisi e di fronte a ogni minaccia, a ogni cambiamento
radicale, bisogna mettersi al posto degli altri, avversari o potenziali
alleati; comprendere le loro culture, i loro modi di ragionare, le loro
motivazioni; anticipare i loro comportamenti per identificare tutte le minacce
possibili e distinguere tra amici e potenziali nemici; bisogna essere amabili
con glialtri, accoglierli per stringere con loro alleanze durature, praticare
un altruismo interessato e, a tale scopo, fare mostra di una grande umiltà e di
una piena disponibilità intellettuale; essere in particolare capaci di
ammettere che un nemico può avere ragione senza provare vergogna o rabbia per
questo.
4. La resilienza: una volta identificate le minacce, diverse per ogni tipo di
crisi, occorre prepararsi a resistere mentalmente, moralmente, fisicamente,
materialmente, finanziariamente se una di esse dovesse concretizzarsi. Di
conseguenza, bisogna pensare a costituire difese, riserve, piani alternativi,
abbondanza e sicurezza a sufficienza, ancora una volta a seconda del tipo di
crisi da affrontare.
5. La creatività: se gli attacchi persistono e diventano strutturali, se la
crisi si radicalizza o si iscrive in una tendenza irreversibile, bisogna
imparare a trasformarli in opportunità; fare di una mancanza una fonte di
progresso; volgere a proprio vantaggio la forza dell’avversario. Ciò esige un
pensiero positivo, il rifiuto della rassegnazione, un coraggio e una creatività
pratica. Queste qualità si forgiano e si allenano come i muscoli.
6. L’ubiquità: se gli attacchi continuano, sempre più destabilizzanti, e non è
possibile nessun loro impiego positivo, bisogna prepararsi a cambiare
radicalmente, a imitare il migliore di quelli che sanno resistere, a
rimodellare la rappresentazione di sé per poter passare nel campo dei vincitori
senza perdere il rispetto di se stessi. Occorre imparare a essere mobili nella
propria identità e, perciò, tenersi pronti a essere doppi, dentro l’ambiguità e
l’ubiquità.
7. Il pensiero rivoluzionario: infine, occorre essere pronti, in una
congiuntura estrema, in situazione di legittima difesa, a osare il tutto per
tutto, a forzare se stessi, ad agire contro il mondo violando le regole del
gioco, pur persistendo nel rispetto di sé. Quest’ultimo principio rinvia dunque
al primo e tutti insieme formano così un sistema coerente, un cerchio.
(...) Come diceva il Mahatma Gandhi: «Siate voi stessi il cambiamento che
volete vedere nel mondo»
Traduzione di Emilia Bitossi © 2010, Fazi Editore
http://www.unita.it 11.4.10

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