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San Biagio dei librai 2

Storie di vita vissuta. Napoli 1983

 

 

 


Alcuni anni fa, sulla solita bancarella, quella con il magazzino sotto una chiesetta, trovai uno stock di libri ungheresi. Una decina di tomi, vecchiotti. Dal loro aspetto si capiva che erano stati letti e riletti molte volte. Mi fece particolare tenerezza un volume rilegato in pelle, con lettere dorate sul dorso. Apparteneva ad una collana che anche i miei avevano avuto ed era esposto in un posto privilegiato della libreria. Si trattava di una lussuosa edizione speciale per il centenario di nascita di Mor Jokai, scrittore romantico dell’ottocento.
Anche gli altri erano dei classici; poi c’era un piccolo volume, stampato su fogli fini e sottili con lettere così piccole che non riuscii a leggerne nemmeno il titolo. Le pagine interne però evocavano  immagini di poesia.
Con un gesto davvero poco ragionevole – li conoscevo tutti dai tempi del liceo - comprai tutto in blocco. Al venditore non sembrò vero di potersi sbarazzare in un sol colpo di tutti questi libri che dentro di sé considerava invendibili - chi mai avrebbe avuto interesse per vecchi libri in ungherese? – e mi fece un prezzo molto conveniente.
Solo a casa mi resi conto che i libri erano mangiucchiati dai tarli, infestati da vermetti minuscoli che, diffondendosi, avrebbero messo in pericolo la mia biblioteca. Non me la sentivo di buttarli nella spazzatura – ancora non c’era nemmeno la raccolta differenziata che in qualche modo avrebbe loro assicurato una dignitosa “resurrezione” – cosi preferii bruciarli. Come se il fuoco avesse potuto preservarli da una fine mortificante.
Salvai solo il volumetto delle poesie dal titolo “Dichiarazione” che, da allora, si trova sul mio comodino.
Contieneva le più belle poesie d’amore della letteratura mondiale.
La prima pagina portava la dedica: “Non dimenticarmi! A Jolan con l’infinito amore Bandi.”
La data della dedica faceva stringere il cuore: natale 1956.
Dopo la rivoluzione, tra il 4 novembre e metà dicembre del ’56, duecentomila ungheresi lasciarono il paese.

Immaginai una giovane donna, Jolan appunto, costretta a partire portando con sé i libri più amati, tra cui il regalo di un fidanzato che, presumibilmente, era rimasto in Ungheria. Immaginai una donna, che durante tutti questi anni aveva gelosamente conservato questi volumi e che nei momenti di tristezza o nostalgia, mille volte aveva riletto queste poesie. Immaginai questa donna, che probabilmente aveva cercato condividere questi versi con la sua famiglia, magari italiana, e immaginai anche un marito che con ragionevole tenerezza aveva cercato di vincere una struggente gelosia verso uno sconosciuto, benché vagamente percepisse che gli amori infelici non finiscono mai; e che non tutto è condivisibile con una moglie straniera.

E pensai ai miei libri. Alla loro probabile fine quando io non ci sarò più. Credo che non ci sarà nessuna donna ungherese a volerli salvare dall’inevitabile oblìo.

Il mondo è cambiato. Mostruose memorie conserveranno le nostre letture, i nostri ricordi. Librerie efficienti e ipertecnologizzate porteranno per il mondo tutte le pubblicazioni possibili : temo che anche la bancarella di via san Biagio dei librai si estinguerà con la morte del suo proprietario.

Come è strano l’animo umano!
Si accetta anche l’inevitabile fine della vita, ma è più difficile accettare che libri tanto amati, trasportati con cura attraverso frontiere, non potranno più trasmettere emozioni alle persone che verranno dopo di noi.
Comunque, io che niente possiedo e niente mi interessa possedere, ho deciso di lasciare i miei libri alla biblioteca dell’Orientale. Tra cent'anni naturalmente....

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