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San Biagio dei Librai 1

Storie di vita vissuta. Napoli 1983

 

 

 

Mi piace passeggiare per la via San Biagio dei Librai, sfogliare i vecchi libri delle bancarelle, odorarne le pagine ingiallite, leggere qualche rigo. Qualche volta riesco anche a trovare delle vere rarità...

Molti anni fa, ancora studentessa cercavo prevalentemente libri degli scrittori dell’Est Europa. Si trattava di una forma di nostalgia, ma anche della volontà di creare una specie di ponte tra le mie due anime. Condividere libri ungheresi o polacchi con i miei amici italiani o solo possederli nella mia lingua d’adozione era importante per me.
Una volta trovai un libro vecchiotto, del 1958, di uno scrittore polacco sconosciuto. Un mondo a parte di Gustav Herling. Mi colpì il titolo, lo stesso di un libro di Nadine Gordimer, letto pochi mesi dinanzi e mi era sembrato strano che due libri potessero portare la stessa denominazione.
Lo lessi tutto d’un fiato. Fu un libro splendido anche se “tosto”. Lo era almeno per me che in quel periodo cercavo ancora con tutta me stessa giustificare gli eccessi del socialismo reale. Con questa difesa, talvolta cieca forse cercavo anche salvare la mia identitá. Il libro parlava dei campi di lavoro sovietici, secondo la data dell’edizione decenni prima del Arcipelago Gulag di Solzenicyn. Mi sembrava d’aver scoperto un capolavoro, ma invano cercai di convincere i miei amici di leggerlo, mi liquidarono tutti con un sorriso di sufficienza: alcuni credevano che l’avessi confuso con il libro della Gordimer, altri non avevano alcun interesse di offuscare l’idea stessa del comunismo con libri scomodi. Cosi, questo volumetto rimase li, su un piano alto della libreria per molti anni e ogni volta che arrivavo a spolverarlo, mi coglieva uno strano senso di tristezza: un libro di uno scrittore polacco sconosciuto che solo io consideravo un capolavoro.

Anni dopo, da borsista dell’Istituto Croce conobbi Herling e fu lui a raccontarmi i retroscena di questa edizione.
Intellettuale polacco, dopo l’invasione tedesca decise di emigrare verso l’Est, sperando di trovare nell’URSS l’asilo e possibilità di collaborazione per la liberazione della Polonia. Negli anni 40 però – siamo nel periodo dell’eccidio di Katyn – un intellettuale polacco, poco propenso all’accettazione della rigida disciplina delle autorità divenne ben presto un personaggio scomodo e fu spedito in un gulag sul Baltico. La situazione del campo era terribile e anche se non si trattava di un campo di sterminio come quelli tedeschi, la sopravivenza non era assicurata con i 300g di pane e una ciotola di zuppa che ricevevano i prigionieri costretti a lavorare duramente anche sotto 30C°. La gerarchia interna del campo era simile a quella dei campi di concentramento tedeschi: anche qui, i criminali godevano di certi privilegi esattamente come i kapò dei lager. Herling riuscì a salvarsi perché nel 1942 si offrì di combattere i nazisti nell’esercito del generale Anders.
Arrivò in Italia, giusto in tempo per prendere parte alla sanguinosa battaglia di Montecassino dove migliaia di polacchi persero la vita.

Herling si commosse, quando a questo punto del racconto gli canticchiai una canzone popolare polacca nata in tempo di guerra: Cervony maki na Mointecassino (i papaveri sono rossi sul Montecassino…per il sangue dei polacchi caduti) che una mia compagna di studi, Lucja Dolega mi aveva insegnato poco prima che venissi in Italia. Suo zio riposava nel grande cimitero polacco, proprio dietro l’abbazia.

Poi, riprese il racconto:
Dopo la guerra, ammalatosi di tifo, lo curarono a Sorrento e a Nocera e durante la degenza conobbe la famiglia di Benedetto Croce. Questo incontro fu determinante per la sua vita perché dopo un vagabondaggio tra Baghdad, Gerusalemme, l’Egitto, Londra e Parigi e dopo la morte della prima moglie, tornò a Napoli e nel 1955 sposò la figlia del filosofo napoletano, Lidia.

Subito dopo la guerra Herling si era dedicato alla stesura di Un mondo a parte, ma il clima del dopoguerra – quando il male stava solo da una parte, - non favori la divulgazione di nefandezze avvenute nell’Unione Sovietica. Il romanzo usci in Inghilterra nel 1951, ma in Italia fu duramente osteggiato nonostante gli elogi di Bertrand Russell e Albert Camus.
Il fatto, che nel 1958, furono proprio gli Editori Riuniti – casa editrice del PCI - a pubblicarlo poteva essere spiegato solo con la volontà di affossarlo definitivamente. Infatti, il libro non arrivò mai nelle librerie….ma arrivò per vie misteriose, con un quarto di secolo di ritardo dalla sua edizione, su una bancarella del San Biagio dei librai

Secondo Herling sono stata l’unica lettrice di questa prima edizione.

Solzenicyn per L’arcipelago Gulag ricevette il premio Nobel nel 1970.

Un mondo a parte di Herling è stato ripubblicato dall’Einaudi solo nel 1993. Il successo di pubblico è stato immediato.

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