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Quei tifosi malati di rancore

La spiegazione di tanto imbarbarimento credo sia più competenza degli psichiatri che degli analisti sportivi.

 

 

Il tifo pro-Inter dei tifosi della Lazio è in fondo l’ennesima testimonianza che non è vero, purtroppo, che al mondo l’amore vince sempre sull’odio. Al contrario, mettiamo molto spesso più passione nell’augurarci il male di chi odiamo piuttosto che il bene di chi amiamo.

Non è vero, infatti, che i tifosi biancazzurri hanno tifato contro la Lazio. Niente ipocrisie, dai: hanno tifato contro la Roma, non contro la Lazio. Possiamo stupirci?

Due settimane fa il derby della Capitale è stato quasi una guerra: alla fine Totti ha indicato ai laziali la serie B con i pollici all’ingiù, e fuori dallo stadio si sono presi a coltellate. Pur di vendicarsi, i laziali hanno addirittura pagato il biglietto per andare a tifare per la sconfitta della Lazio: l’obiettivo era far perdere lo scudetto ai «maledetti cugini». Sorprendersi di questo è un po’ da anime belle, per non dire di più. Se l’Inter perderà la finale di Madrid, un minuto dopo il fischio finale le strade saranno invase da cortei festanti di tifosi milanisti e juventini (scommettiamo?), così come gli interisti festeggiarono la rocambolesca sconfitta del Milan con il Liverpool a Istanbul. Forse perché simpatizzavano per il Liverpool? Ma va’. La felicità era veder perdere il vicino di casa. C’è l’aspetto della regolarità del campionato. Di partite sospette, con squadre accondiscendenti, sono zeppi tutti i finali di stagione, e anche qui fa specie vedere adesso tanto stupore fra gli addetti ai lavori, che queste cose le sanno benissimo. Forse per evitare queste slealtà si potrebbe passare ai play off, chissà.

Molto più difficile da risolvere, invece, è l’imbarbarimento (termine usato l’altra sera da Giampiero Mughini) in cui è caduto il mondo del calcio. Le rivalità e gli sfottò ci sono sempre stati, ma mai come in questi ultimi anni abbiamo (soprattutto noi italiani, credo) riversato nel tifo calcistico tante aspettative e tanti livori. Non è cosa che riguardi solo gli ultrà: quella è gente che un motivo per prendere qualcuno a coltellate lo troverebbe comunque. Il tifo per il calcio ha avvelenato discussioni in ufficio, incrinato amicizie. E anche certe trasmissioni sportive - cari colleghi lasciatevelo dire - sembrano fatte apposta per far salire la pressione.

Esagero? C’è una cartina di tornasole infallibile: le partite di calcio dei bambini. Fino a venti, dieci anni fa era rarissimo vedere un genitore ai bordi del campo. Oggi i genitori ci sono in massa, e sono frequentissimi gli insulti all’arbitro o all’allenatore: gente che impegna il sabato pomeriggio per far giocare i piccoli e si sente dare del cornuto e del bastardo. Andate a controllare sui siti delle varie federazioni i provvedimenti disciplinari, e guardate quante risse fra genitori, quante invasioni di campo, quanti direttori di gara presi a male parole quando non assediati negli spogliatoi. Fa sorridere vedere dirigenti di società intitolate magari a un santo o a un papa squalificati per intemperanze.

La spiegazione di tanto imbarbarimento credo sia più competenza degli psichiatri che degli analisti sportivi. Il tifo calcistico è un qualcosa di molto difficilmente sondabile. Ad esempio: perché cambiamo moglie partito politico e fede religiosa ma non riusciremmo mai a cambiare squadra? Ad esempio: perché la ragione non riesce a controllare le emozioni di una partita di calcio? Quando la tua squadra gioca non c’è pensiero di «cose serie» (la fame del mondo, le ingiustizie sociali, le malattie) che riesca a fermare la tachicardia. Chissà dove pesca, il tifo calcistico: sicuramente negli angoli più reconditi dell’anima. Forse da una parte pesca nel nostro desiderio di felicità che non trova mai appagamento, e da un’altra nell’ineliminabile pulsione al rancore. Così, il «tifo contro» dei tifosi della Lazio è anche metafora del comunissimo sentimento che porta tutti noi a sperare nell’insuccesso del collega o addirittura del fratello; che porta il politico a far cadere il governo di cui fa parte per una rivalità nel partito; che esiste perfino all’interno di comunità virtuose: ospedali, conventi, associazioni di volontariato, forze dell’ordine. Il tifo calcistico è uno dei contenitori di queste pulsioni, e il fatto che oggi si sia tanto imbarbarito è una delle spie di quanto ci sentiamo sempre più insoddisfatti, e di quanto siamo ahimè peggiorati.

 

 

 

http://www.lastampa.it    4/5/2010

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