Quei messaggi scritti nell’acqua
Dietro la vittoria dei due referendum si nasconde un modo prezioso di intendere la partecipazione Una vasta rete di comitati, organizzazioni, cittadini impegnati a portare avanti idee e battaglie
Ahimé, niente cambia e la politika continua a fare i propri comodi con tutto il
peso delle sue menzogne e ipocrisie, delle sue beghe interne e dei suoi ricatti
incrociati e, per quel che riguarda noi cittadini, dei suoi ricatti nei nostri
confronti, invero pesantissimi e intollerabili. Nessun politico (seguito in
questo da quasi tutti i giornalisti), tanto meno a sinistra, sembra davvero
tener conto delle indicazioni venute dalle comunali e dai referendum se non per
far pesare sulla bilancia degli equilibri interni alla “casta” gli interessi
della propria parte, e cioè del ristretto numero di coloro che di politika
vivono, e dei loro parenti e collaterali e famigli.
A poco tempo dal voto, la manfrina è tornata a essere la stessa di sempre o,
per dir meglio, quella degli anni della decadenza del sistema detto democratico
e della decadenza stessa dell’Italia. I politici sono sordi e ciechi verso
tutto ciò che non rientra nel loro gioco, ignorano il paese e ci ignorano, e
noi i votanti gli serviamo soltanto come verifica del proprio peso interno e
per riequilibrare quello delle varie forze che dovrebbero rappresentarci mentre
rappresentano solo se stessi e i propri complici e amici, dentro uno stesso
sistema e una stessa “baracca”, come arma di manovra, come bambocci senza
qualità e senza peso. L’impressione è quella di una sordità irrimediabile,
immedicabile. E come sempre, non c’è peggior sordo e peggior cieco di chi non
vuole sentire e non vuole vedere. Non resta dunque che prendere esempio da quel
che succede altrove, per esempio dalla Spagna, dove le piazze sono riuscite a
far cambiare il corso della politica, e lo slogan più gridato ai politici della
destra del centro e anche, com’è noto, della sinistra è stato “Que se vayan
todos”, ovvero: spediamoli, i politici, in blocco, tutti a casa.
Ma come? La mediazione politica continua a essere indispensabile, almeno sulla
media durata, ma la politica potrà essere una buona politica soltanto se
controllata dal basso, solo se dai movimenti nascono nuovi rappresentanti che
rappresentano davvero gli interessi comuni, il bene comune, e non la chiusura,
l’arroganza e il gusto del potere dei politici odierni, incuranti di quella
responsabilità verso la collettività e verso il futuro che i nostri politici
ignorano e penso ancora alla mediocrità (e spesso ignobiltà) della nostra
sinistra. Ma bisogna prima di tutto che i movimenti ci siano, che ciò che si
muove localmente e per piccoli gruppi e iniziative ed è tanto, tantissimo, e il
referendum l’ha dimostrato trovi le forme del collegamento tra gruppi, diventi
una forza di controllo, di pressione, di proposta. Bisogna insomma che la
società civile risorga e cresca, e non si faccia più fottere, e cioè castrare
corrompere soffocare dalle logiche e dagli inganni della politica.
Vorrei fare stavolta, nell’elenco dei giusti, l’elogio di un gruppo in
particolare, che mi pare abbia avuto un notevole peso nella proposta dei
referendum e nella vittoria dei sì, il cosiddetto “Movimento per l’acqua”, che
si definisce «una rete formata da diverse centinaia di comitati locali e da
diverse decine di reti, associazioni e organizzazioni nazionali». (Per farsi
un’idea della sua ramificazione prima e dopo le elezioni, si cerchi il link del
suo “Comitato promotore”.) Il motto che il Movimento si è scelto viene non a
caso da Gandhi e dice così: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti
combattono. Poi vinci».
Nato nel 2006 come Forum italiano dei movimenti per l’acqua, variamente
corteggiato o osteggiato, questo movimento è cresciuto e ha dato battaglia assiduamente
e ostinatamente, e ha saputo collegarsi ad altri movimenti europei e ha
proposto e imposto il referendum sull’acqua, che è stato quello che ha
trascinato gli altri. È stato aiutato molto strumentalmente da qualche politico
(i soliti!), che ne ha capito subito i vantaggi che potevano venirgliene e che
ancora cerca i modi di controllarlo, ma ha saputo difendere la propria autonomi
a imporre le sue idealità e le sue regole, basate infine sulla trasparenza
delle decisioni e sull’indissolubilità tra i fini e i mezzi. Raccoglie
cattolici e laici, giovani e adulti, maschi e femmine, quel che resta di buono
e di vivo dell’ambientalismo, del terzo settore, dell’ “altra economia”, dei
terzomondiali eccetera e per il referendum questa rete ha raccolto la cifra
record di un milione e 400mila firme, grazie a una schiera di giovani attivisti
volontari mossi non dalla smania di infilarsi nella politica ma da quella di
difendere un diritto inalienabile, che sono riusciti a praticare e diffondere
un modo di far politica infine degno.
l’Unità 26.6.11

Precedente: Il movimento che rende visibile il cambiamento del Paese








